lunedì 28 ottobre 2019

Nostra signora dell’arte contemporanea


Sul Domenicale c’è un articolo che promuove un libro a firma di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della omonima Fondazione, ente no-profit nato con lo scopo di far conoscere al pubblico le attuali tendenze dell'arte contemporanea, ponendosi come osservatorio sulle più interessanti avanguardie.

L’articolo del Domenicale dal titolo I collezionisti ci dicono chi sono e cosa amano, in realtà dice poco a riguardo della dottoressa Patrizia Sandretto Locanin. E allora indago da me, dato che la mia curiosità per collezionisti e mecenati della forma contemporanea della bellezza diventa morbosa specie nelle domeniche d'autunno, e nonostante ciò che di epocale accade in Umbria in queste ore, anzi, a maggior ragione.

Una bellezza che non è la scelta del meglio compiuta dal gusto, ma la decisione di considerare meglio ciò che s’impone alla visione di un pubblico il cui sguardo è stato addomesticato ad accettare con nonchalance le grottesche banalità e l’insignificante mediocrità. In caso contrario s'è tacciati quantomeno d'essere ignoranti. Sovrano della situazione è l'esperto, il critico, il mecenate, che spiega oscuramente ciò che non ha motivo di essere spiegato, cosicché da un’opera all’altra si va dallo stesso allo stesso, nel medesimo poetante eloquio barocco.

Patrizia Sandretto è un caso flagrante in tal senso, forse essa stessa al contempo vittima e carnefice di un’arte che tale non è se non per chi accetta la sua patente ambiguità. Patrizia vive in una dimora (si chiamano così le abitazioni dei mecenati) al quartiere torinese Crocetta, di “mille metri quadrati, in cui è cresciuta Carla Bruni”. Pur avendo “una predilezione per la dismisura”, appese alle pareti della sua sala da pranzo ci sono 483 [quattrocentottantatre!] piccole cornici di quadretti col nero al loro interno. Sono oggetti identici che divergono solo per lievi tonalità di colore. L’idea — spiega Patrizia — è che “anche nella serialità non c’è ripetitività”. Come nelle epigrafi funebri, cara signora.

Nell’abitazione c’è anche “l’angelo che Tony Cragg ha creato con materiali di scarto, oggetti presi dalla spazzatura, accendini, siringhe, rasoi”. L’ingresso è dominato dal tappeto circolare di Maurizio Cattelan (è consentito calpestarlo!) chiamato Il Bel Paese, “una goccia di ironia e riecco il logo del formaggio che reca l’immagine dell’Italia”. Finezze filantrope. Sulla scala c’è la collana di capelli veri della libanese Mona Hatoum, o le installazioni di Annette Messager: piccole immagini di strati sovrapposti di corpi femminili, occhi, bocche, denti, piedi, parti che sembrano smembrate e martoriate, come la scena di un crimine. Patrizia ama questo genere di cose tra le cose, cioè la monnezza indifferenziata e le meraviglie splatter, sostenendo che “la qualità rimane” anche in simile disgusto.

Suo marito, Agostino Re Rebaudengo, è il vicepresidente della fondazione, nonché attivissimo imprenditore (qui un articolo tratto dall’Espesso) e molto, ma molto altro (in rete l'umile curriculum di 5  pagine).

Nascono già tutti così, i “genietti” baciati dal merito (anche quello colombiano), cattolici e progressisti, socialmente impegnati in una miriade di enti e associazioni. Una conferma l‘offre La Stampa con autentiche dissolvenze mozartiane:

«Anche se è stato svezzato da sua mamma a latte e installazioni; anche se ha avuto la fortuna di crescere tra artisti, galleristi e direttori di musei di tutto il mondo e da ragazzino insieme al fratello minore giocava a calcio nel corridoio della loro casa-museo di Torino con amici di famiglia come Francesco Bonami, non era del tutto scontato che Eugenio Re Rebaudengo, 26 anni, fondatore a Londra della piattaforma web Artuner (innovativa e raffinata galleria d’arte lanciata in Rete) avrebbe seguito la passione di famiglia.

Eugenio, studente da 9-10 in matematica, supertifoso della Juve confessa che, ai tempi del liceo classico al San Giuseppe, era più interessato al Fantacalcio che a “Bidibibodibibo” lo scoiattolo suicida di Maurizio Cattelan, tra le opere predilette di mammà. “Ho sempre amato i giochi strategici, sono ottimi per mettersi alla prova. Giocavo già a scacchi e anche il Fantacalcio lo facevo seriamente seguendo una ventina di squadre”. Qualche timore sul futuro del “genietto” di casa ai Re Rebaudengo viene quando Eugenio, all’epoca studente di economia e commercio, scopre il poker online. “Avevo uno schermo grandissimo; giocavo in contemporanea su 8/10 tavoli decine di migliaia di mani al mese. Ero diventato molto veloce. Certo che vincevo. Molto”.

Con la laurea l’addio al poker. Consigliato dal padre dopo un breve stage in Asja, l’azienda di famiglia, Eugenio – stessi neri, vivaci occhi di sua mamma – va all’estero. Ammesso per un master in management alla prestigiosa London school of economics [e dove sennò?] il giovane puntando sulla carta più familiare – l’arte contemporanea – vince a piene mani la sua più importante partita. “Alla Lse è stata un’esperienza magnifica. Nella mia classe eravamo 65. Ero l’unico italiano tra 2 inglesi, 9 cinesi, 5 indiani, 5 giap, 2 tedeschi, 5 africani etc etc. Dovevamo sviluppare una start-up. Ci siamo divisi in 13 gruppi, ciascuno con un leader e 5 studenti con diverse competenze. Ho proposto di creare una piattaforma web per diffondere la conoscenza dell’arte contemporanea e avvicinare più persone al collezionismo. L’idea è piaciuta, da leader ho lavorato con un ragazzo tedesco per la strategia, un russo per il marketing, un senegalese per la parte finanziaria e un norvegese per le risorse umane”».

Vere opere d'arte questi figlioli e grande giornalismo quello nostrano.

15 commenti:

  1. In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,4%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,6%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).

    "Le nuove misure di contrasto all’evasione fiscale, annunciate dal governo, non servono a nulla se non a vessare ulteriormente i contribuenti italiani – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani

    https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/10/27/evasione-aumenta-sei-mesi-record-nord_82noVcoRuSOsqHyDEj3bSJ.html?refresh_ce

    P.S: È questa la vera arte contemporanea!
    😀

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    1. non ho dubbi che la signora Patrizia versi all'erario fino all'ultimo euro del dovuto.
      tuttavia lei ha ragione sull'arte contemporanea: è solo evasione

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    2. :)

      A quando un bel post sull'evasione, nonchè elusione fiscale?
      Evidenziandone la natura classista del fenomeno peró.
      Saluti

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    3. http://contropiano.org/news/news-economia/2019/10/25/levasione-fiscale-miliardaria-delle-multinazionali-in-europa-0120072?fbclid=IwAR17d_SYrmjg3ZyfLfFxbz8wCjj8ys_ZNljtMn--43VmfFq_SiJh6e5EUmg

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  2. d'accordo.
    Ma perché, secondo te, si predilige e si fa un'arte così ambigua e così poco bella?

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    1. l'arte deve avere un motivo, uno scopo, rispondere a un bisogno che non sia semplicemente quello di arricchire qualcuno. nulla contro i soldi, gli artisti devono pur vivere, ma l'arte oggi è solo business, come tutto del resto. dunque non è solo una questione estetica e di tecnica, aspetti che pure c'entrano nel lavoro artistico.

      non tutta l'arte figurativa contemporanea è da buttare, ma c'è pochissimo da salvare e denotare come arte, che spesso è solo furba provocazione, separazione tra sensazione e pensiero, artificio fine a se stesso, voglia di stupire.

      oggi una delle poche forme autentiche d'arte figurativa è rappresentata dagli artisti di strada, ma anche in tal caso il fenomeno si sta corrompendo.

      naturalmente è una mia opinione





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    2. grazie.
      ma qual è il motivo che fa prediligere la separazione fra sensazione e pensiero, l'artificio fine a se stesso e la voglia di stupire? E' un motivo di classe? Se sì, quale? (qui ti voglio)

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    3. penso di averlo detto nel post

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    4. "Una bellezza che non è la scelta del meglio compiuta dal gusto, ma la decisione di considerare meglio ciò che si impone alla visione di un pubblico il cui sguardo è stato addomesticato ad accettare con nonchalance le grottesche banalità e l'insignificante mediocrità"
      Poco chiaro, ambiguo. Dicono che il meglio è ciò che impongono? O vogliono vedere meglio ciò che hanno imposto? Cos'è il gusto che sceglie il meglio?

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    5. Cos'è il gusto che sceglie il meglio?
      è il gusto educato al bello, ovvio.

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  3. Giusto.
    Quindi parliamo di mecenati maleducati. E ignoranti.

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    1. nel post parlo del pubblico; per i mecenati e i mercanti la questione è più complessa

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  4. https://restaurars.altervista.org/la-merda-dartista-1961-di-piero-manzoni-la-verita-sul-contenuto/

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  5. non sono d'accordo sulle cause. Secondo me la creazione artistica non è un atto solipsistico e l' artista ha bisogno di una comunità a cui rivolgersi (magari per criticarla). Non si fanno più cose belle perché non c'è più nessuna comunità a cui dedicarle.

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    1. ovvio che qualunque attività propriamente umana avviene in un dato contesto storico sociale

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