domenica 8 aprile 2018

Ricordiamoci dei rapporti di produzione



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È di un certo indubbio interesse l’ultima intervista a Rossana Rossanda curata da Tommaso Di Francesco per il manifesto e pubblicata il 5 scorso. Ne propongo qualche frase che reputo tra le più significative:

[…] la vecchia esclamazione di Brecht: «Compagni, ricordiamoci dei rapporti di produzione» si potrebbe e si dovrebbe realizzare ancora oggi. Ma dovremmo fare i conti con la liquidazione del marxismo avvenuta nell’ultimo mezzo secolo, e alla quale neanche il manifesto si è realmente opposto.

[…] per iniziare una ricostruzione, occorrerebbe un atteggiamento molto più seriamente analitico e unitario. E probabilmente questo esigerebbe anche un esame che non si è fatto sull’andamento dei cosiddetti «socialismi reali».

Si tratterebbe di fare quello che Stalin ha impedito, e cioè un bilancio serio del leninismo alla fine della vita di Lenin […]. Insomma, non è possibile risparmiarsi un lavoro molto ravvicinato, che in Italia non è stato fatto nell’ultimo mezzo secolo.

Già possiamo immaginarceli, non dico quelli del Pd (per carità, per carità, per carità ...), ma anche quelli di Liberi e uguali, per i quali ha votato Rossanda, quindi i Bersani, Grasso, D’Alema, la Boldrina, eccetera, mettersi di lena buona a studiare i “rapporti di produzione”, dunque a fare i conti con Lenin e Stalin.

È lo sviluppo reale del capitalismo che ha dato al riformismo un’espressione teoricamente senza scrupoli, è la dinamica delle contraddizioni reali, specialmente il contrasto fra la crescente ricchezza dei pochi e il crescente pauperismo delle classi medie, che condanna il riformismo alla sconfitta.

E dunque Rossana Rossanda ha ragione, ma ha scelto un pubblico sbagliato: i partiti di lotta e di governo, cioè di lotta per il potere e di governo dell’esistente (salutami a Lula).


1 commento:

  1. il riferimento a Lula è quanto mai azzeccato, "ballare col diavolo" è pericoloso e il punto debole di ogni "comunista" è l' illusione di poter esserlo vivendo "impunemente" da "borghese"; una cosa che che "il capitalismo" concede sempre volentieri ma solo fino a che fa comodo a lui.
    ws

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