Se invece di prendere in considerazione solo quattro anni, dal 1968, il giornalista del WSJ avesse
preso in considerazione anche i precedenti cinque anni, avrebbe potuto citare gli omicidi di
J.F. Kennedy e di Malcom X, quindi, altro esempio, avrebbe potuto raccontare quanto è
successo tra il 13 e il 16 agosto 1965. È una storia rimossa, come tutto ciò che va a detrimento
dell’immagine edulcorata che va sotto il nome usurpato di “America”.
In quei giorni di agosto la popolazione nera della città di Los Angeles si sollevò. Non
bastarono i crescenti rinforzi delle forze di polizia per riprendere il controllo della
situazione. Verso il terzo giorno i neri saccheggiarono le armerie accessibili, e così hanno
potuto sparare anche agli elicotteri della polizia. Migliaia di soldati e poliziotti (una
divisione di fanteria appoggiata dai carrarmati) si lanciarono nella lotta per circoscrivere la
rivolta nel quartiere.
Gli insorti hanno proceduto al saccheggio generale dei negozi, applicandovi il fuoco.
Secondo le cifre ufficiali ci sarebbero stati 32 morti, tra i quali 27 neri, più di 800 feriti, 3000
incarcerati. Quei fatti presero il nome di rivolta di Watts.
Alcuni mesi prima, l’episodio noto come “Bloody Sunday” del 7 marzo 1965: durante una
marcia di protesta per l’uccisione, da parte di un poliziotto, di alcuni dimostranti per i diritti
civili, i poliziotti attaccarono la folla raccolta in preghiera colpendo i dimostranti in maniera
indiscriminata; una seconda marcia guidata da M.L. King, il 9 marzo, fu interrotta al ponte
Edmund Pettis a Selma (fu ucciso un manifestante), la terza marcia ugualmente guidata da
King ebbe luogo da Selma a Montgomery, il 21 marzo, fu la spinta decisiva per
l’approvazione, nello stesso anno, della legge sul diritto di voto senza discriminazioni di
razza. Fino ad allora, nel Paese che si proclamava come il più libero e democratico del
mondo, tale diritto non era ancora stato sancito per legge.
Il movimento dei diritti civili poneva, con mezzi legali, soltanto problemi legali. È normale
appellarsi legalmente alla legge, quello che è irrazionale è mendicare legalmente davanti
all’illegalità patente da parte del potere.
Come ho raccontato più volte in questo blog, gli Stati Uniti sono un Paese dominato in lungo
e in largo dalla violenza, di qualsiasi tipo, dove la condizione economica individuale
determina una netta e forte differenza tra cittadini in termini di libertà, difesa personale e
accesso ai diritti civili. Se sei povero, diventi un reietto, uno scarto della società. Se anche
non sei bianco, va molto peggio.
Torme di disperati dell’America Latina tentano la fortuna, ossia di approdare negli Stati
Uniti per uscire da condizioni di estrema miseria e prevaricazione in cui sono sottoposti nei
loro paesi d’origine, ritenendo i diritti civili e la dignità personale questioni accidentali.
Oggi non è più solo una crisi dello status dei neri o degli immigrati, è la crisi dello status
degli Stati Uniti d’America. Già all’epoca di Martin Luther King, le rivolte, come quella di
Watts, non erano più solo tumulti razziali, ma di classe. La rivolta contro la merce, contro il
mondo della merce e del lavoratore/consumatore gerarchicamente sottomesso alle
condizioni della merce.
Già allora, i frigoriferi rubati da chi non aveva l’elettricità, o a cui era stata tagliata la
corrente, era la migliore immagine della menzogna dell’abbondanza per tutti. La produzione mercantile, soltanto quando è pagata in denaro, in quanto segno di un livello di
sopravvivenza, è rispettata come un mirabile feticcio.