lunedì 18 ottobre 2021

Qualunque cretino avrebbe vinto le elezioni

 

«Oh, io di economia non ci capisco niente». Quante volte abbiamo sentito frasi come queste da gente che non sapeva leggere la propria busta paga ma brontolava che pagava troppe tasse e contributi? 

Tra gli anni Sessanta e Settanta si era fatta strada l’idea, di là degli slogan politici, di una società “senza classi”, composta solo da una vasta classe media, all’interno della quale tutti potevano aspirare al tenore di vita della borghesia. Per qualche lustro quest’idea ha funzionato, riusciva a trovare mediamente riscontro nel miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Da anni assistiamo a una stagnazione storica degli standard di vita. Potrei allineare dei numeri all’infinito, ma non c’e bisogno perché la realtà è sotto gli occhi di tutti. La povertà di massa nei paesi ricchi non è mai scomparsa. Lo dicono i redditi di cittadinanza variamente denominati nei vari Paesi. Lo dice, per fare altri esempi fragranti, l’auto- imprenditorialità, ossia i falsi padroncini ma veri e propri precari, quindi i precari sans phrase.

Il quadro teorico degli economisti è ancora quello dei mercati perfetti o quasi. La maggior parte di loro, il 99,99% periodico, non ha letto di prima mano Weber, Keynes e nemmeno Ricardo e Smith, di Quesnay possono ignorare il nome e non solo il contributo alla teoria economica, figuriamoci Marx, che però si prendono la briga di confutare! Il loro obiettivo preferito è lo Stato, un peso, salvo chiedere tagli fiscali alle aziende, ma si capisce, è per la crescita e l’occupazione (anche la produzione di mine antiuomo aumenta la crescita e l’occupazione!).

Il regno dell’intelligenza artificiale è la nostra salvezza, è meglio fidarsi degli algoritmi che della democrazia, promuovere la “cultura economica”, la “voglia di intraprendere” e altre frasi come queste. Chi ha mai messo in dubbio che sono gli imprenditori (da soli) a creare ricchezza? La realtà del capitalismo invece è molto diversa da come la presentano. Le aziende sfruttano i propri dipendenti, mentono ai propri clienti e corrompono il governo. Tutti i mezzi sono buoni per mentire, imbrogliare, corrompere.

Avete mai sentito Bersani, Letta, Calenda o chiunque altro del giro politico-mediatico affermare che questa economia ha corrotto la società, ha cambiato le persone, che il capitalismo non si ferma alle porte delle nostre case, ma danneggia e uccide i corpi, disturba le menti, dissolve i nostri valori più profondi nell’egoismo e nel consumo puerile e sfrenato?

Come sorprendersi che stia aumentando ovunque l’astensione alle elezioni se la differenza destra-sinistra è stata superata nei fatti e ormai nulla è politico e tutto è “scientifico”? Per vincere le elezioni a Roma hanno avuto bisogno dell’assalto di quattro teppisti neofascisti, pregiudicati e dunque ben noti, alla sede della Cgil, altrimenti qualsiasi cretino avrebbe potuto vincere le elezioni comunali sotto qualunque altra lista.

È un giochino visto e rivisto da cinquant’anni in qua, e anche da molto prima. Funziona ancora. Come si fa a sopravvivere, psicologicamente, in mezzo all’oceano di stupidità che è diventato questo Paese?

La più grande rivoluzione dai tempi di ...

 

L’auto più venduta in Germania a settembre è stata ancora una volta la VW Golf, con 6.886 nuove immatricolazioni. Ma è seguita da vicino al secondo posto dal Model 3 di Tesla, che ha venduto 6.828 unità.

Tesla prevede di produrre nel nuovo mega stabilimento di Grünheide, vicino a Berlino, circa 500.000 auto elettriche dal prossimo anno con una forza lavoro di circa 10.000 unità. 

Nel suo stabilimento di Zwickau, VW ha bisogno di tre volte il tempo per la produzione dei suoi modelli elettrici rispetto a Tesla. La direzione VW ha già convertito alcuni stabilimenti, compresi quelli di Zwickau e Bruxelles, mentre gli stabilimenti di Hannover ed Emden sono attualmente in fase di transizione verso la mobilità elettrica. Finora, solo lo stabilimento di Wolfsburg era stato escluso da questo processo di riconversione.

Lo stabilimento principale di Wolfsburg, la più grande fabbrica auto del mondo, che attualmente produce principalmente i modelli a combustione VW Golf e Tiguan, dovrà essere convertito alla produzione di auto elettriche. Attualmente impiega circa 60.000 persone, di cui 25.000 in produzione, e prevede di produrre meno di 500.000 auto quest’anno (un terzo in meno di quanto pianificato negli anni scorsi).

A Wolfsburg, le carrozzerie sono ancora realizzate con diverse lamiere di acciaio e alluminio che devono essere saldate insieme. In futuro, la scocca sarà realizzata da un unico getto e senza l’uso di singole lamiere, e ciò dovrebbe portare a grandi aumenti di produttività. Tesla sta già pianificando questo tipo di produzione nel suo nuovo stabilimento di Grünheide.

Meno complessità produttiva significa anche meno fasi di lavoro e meno posti di lavoro. In una riunione del consiglio di sorveglianza della società, alla fine di settembre, il presidente della VW, Herbert Diess, ha dichiarato a circa 20 rappresentanti aziendali e sindacali riuniti che sarebbero stati tagliati fino a 30.000 posti di lavoro.

Le cose non vanno meglio con Stellantis, che ha 14 diversi marchi automobilistici (Peugeot, Citroën, DS, Opel, Vauxhall, Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Maserati, Abarth, Chrysler, Dodge, Ram e Jeep). Ne riparlerò, ma è nelle cose che sia in atto la più grande rivoluzione nel settore automobilistico e di tutto il suo indotto dai tempi di Nikolaus August Otto.

I dati sulle vendite di auto in Germania segnano il livello più basso d’immatricolazioni di auto nuove dal settembre dal 1991, con i marchi automobilistici tedeschi che soffrono pesantemente. Rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, Mercedes (-49,8 percento), Mini (-45,0 percento), Audi (-38,9 percento), VW (-23,3 percento) e BMW (-18,7 percento). In Germania le full electric hanno rappresentato un terzo dei volumi, in Italia la quota di mercato delle auto elettriche è balzata all’8% contro lo 0,9% di settembre 2019.

L’Unione europea ha sancito che entro il 2035 nessun mezzo dovrà essere più a motore a scoppio. Anche la Cina sta andando verso la stessa direzione. Con una platea potenziale di oltre 1 miliardo di consumatori già oggi intermedia un terzo di tutte le autovetture vendute nel mondo. Entro il 2025 la quota dei veicoli elettrici del Dragone salirà al 20% del totale, almeno 5 milioni di auto l’anno.

In Italia – scrive il Corriere della sera – manca un piano nazionale che identifichi una percentuale minima di posti da elettrificare nelle grandi aree di parcheggio, nelle nuove aree di parcheggio e nelle aree di parcheggio pubblico. Per non dire delle autostrade. Insomma, siamo già in forte ritardo. Tra uno o due anni tale ritardo diventerà argomento di grande “dibattito” televisivo. Quando poi dal resto d’Europa arriveranno i turisti in vacanza con l’auto elettrica diremmo loro di attaccarsi al ... .


domenica 17 ottobre 2021

Prolegomeni per una confutazione teorico-pratica del terrapiattismo

 

«In un mondo dominato dal caos, possedere libri è un atto di equilibrio sull’orlo dell’abisso». Così scrive Irene Vallejo nel suo Papyrus, alludendo al saggio di Walter Benjamin dal titolo Tolgo la mia biblioteca dalle casse.

*

Da tempi immemorabili si sa che la Terra è tonda, non solo per ragioni di osservazione astronomica, ma anche per fatti pratici. Vero è che in antichità esistevano i terrapiattisti, anche illustri, ma costituivano una minoranza. Eratostene nel III sec. e.c. misurava la circonferenza della Terra con una certa precisione, fatto pregevole soprattutto per il metodo di calcolo impiegato.

Non è vero che in Vaticano si negasse che la Terra è una sfera. Si negava che essa compisse una rivoluzione attorno al Sole. Non solo perché Giosuè a suo tempo aveva mandato un whatsapp al padreterno chiedendo semplicemente di fermare il Sole nella sua corsa. A opporsi all’eliocentrismo c’erano, in ordine alfabetico, Aristotele, Eudosso, Ipparco, Platone, Tolomeo e pure il signor buon senso: basta guardare in cielo.

Tolomeo fu una specie di pontefice per quanto riguarda l’astronomia, come un Einstein odierno per la fisica teorica: ipse dixit. Il cardinale Bellarmino, il “martello” degli eretici, ebbe incarico di ammonire che il De revolutionibus di Copernico poteva essere proposto come mera ipotesi matematica ma non come cosa vera in natura. Quando poi Galilei fu condannato, Bellarmino era già defunto.

Restava un solo modo per smentire definitivamente i terrapiattisti. Alzarsi di buon’ora al mattino, prendere una barca a nolo e navigare da ponente a levante, o viceversa, circumnavigando il globo.

*

L’approdo degli europei nel continente americano fu all’inizio, sotto l’aspetto economico, un completo fallimento.

Non si trovò l’oro, non nelle quantità sognate, né la manodopera locale era idonea a essere sfruttata in modo proficuo e sistematico; per l’argento si dovette attendere lo sfruttamento delle miniere del Potosì, così per il saccheggio dei tesori aurei degli Incas e degli Aztechi. La manodopera fu importata dall’Africa e non ci fu bisogno del green pass.

Tuttavia, per il momento, il vero obiettivo della conquista spagnola non era stato raggiunto, ossia quello di giungere, per la via più rapida e comunque non controllata del Portogallo, alle isole delle spezie. La corona spingeva e insisteva perché si superasse la barriera della “tierra firme”, che si trovasse il passaggio che dall’Atlantico conduceva all’altro oceano, quello intravisto da Vasco Núñez de Balboa, il primo tra gli europei che lo scorse dall’alto di una vetta.

Già Colombo nel suo quarto viaggio tentò di trovare el paso, un estrecho. Hernán Cortés promise a Carlo V di cercare un passaggio presso Panama. Sebastiano Caboto e João Vaz Corte-Real arrivarono fino al Mar Glaciale, ma scoprirono solo banchi di merluzzi. Quel bandito di Vespucci percorse la costa meridionale, ma tutto ciò fu vano.

Chi compì l’impresa fu Magellano, il più grande navigatore moderno, morto esattamente 500 anni or sono, di cui un po’ ci siamo dimenticati.

«È sempre un miracolo quando nel corso della storia il genio di un uomo si unisce al genio del suo tempo, quando un singolo individuo comprende profeticamente la grande ansia creditrice del suo tempo» (Stefan Zweig, Magellano, cap. I).

sabato 16 ottobre 2021

Ridateci Totò


Il colpevole è già nel sacco. Non ci voleva molto, l’identikit dell’untore è affisso nelle bacheche televisive, giornalistiche e degli altri media da molti mesi. Hanno buon gioco contro tutti i tipi di teorie del complotto e analisi pseudo-scientifiche (non c’è solo l’omeopatia, ma perfino la medicina antroposofica!). E però constatare ciò che è empiricamente evidente, vale a dire che questa infezione virale segue un andamento prevalentemente stagionale, che se ne fotte del grinpas e in gran parte delle vaccinazioni, è già un’affermazione compromettente.

Già ci siamo dimenticati di quando ci dicevano che eravamo tutti a rischio di morire di covid (ah, lo siamo ancora, e chissà per quanto tempo). Per questo motivo due coniugi dovevano viaggiare in auto l’uno alla guida e l’altro sul sedile posteriore. Con la mascherina ovviamente, e l’idonea certificazione che stavano andando a fare la spesa. Però entrambi non potevano far la spesa nello stesso negozio. Solo da lunedì scorso i due coniugi possono entrarvi insieme. Niente acquisti di quaderni e matite, o di assorbenti, men che meno i profilattici, durante i weekend, così fu prescritto.

Grazie, signori esperti, sarà impossibile dimenticare queste vostre premure per la nostra salute e quella del nostro prossimo. Per gratitudine il mio braccio è già proteso per la prossima dose, poi per un’altra ancora, e così via. Personalmente non avrò nulla da obiettare al vaccino. Solo una grande curiosità, come quella del signor Gennaro raccontato da Totò, che per un equivoco veniva chiamato Pasquale da un passante che gli appioppava dei sonori schiaffoni. Non reagiva, voleva vedere fino a che punto arrivava l’equivoco. Ohibò.

venerdì 15 ottobre 2021

La ripresa

 

Non abbiamo mai pensato tanto alla morte come in questo periodo, soprattutto all’inizio dell’anno scorso. Di solito cerchiamo di evitarlo, ma il covid nella sua fase più cruenta, potremmo dire più spettacolare, ha messo in crisi le nostre strategie di elusione.

Oggi non ci fa più impressione sentire che sono morte 40 o 50 persone ogni giorno per covid. Sono numeri in parte bugiardi, ma il fatto resta: non ci fa più nessun effetto. Perché venga a prodursi un effetto empatico, un fatto deve diventare evento mediaticamente spettacolare, come osservò qualcuno tanto tempo fa. Un classico e memorabile esempio fu quello del bambino che nel 1981 a Vermicino cadde dentro un pozzo artesiano. In quel periodo morirono altri bambini a causa d’incidenti, ma nessuno di essi ebbe risonanza mediatica, tantomeno tenne una nazione intera col fiato sospeso davanti al televisore per giorni e in piena notte.

Ci siamo mai chiesti che cosa succederebbe se un particolare tipo di zanzara uccidesse 15 persone a settimana? Avremmo tutte le aziende sanitarie regionali in allarme, i media in fregola perché ogni disgrazia è buona per fare “notizia” e vendere pubblicità, promuovere personaggi e carriere. Per la signora Gruber, sempre preoccupata per la “ripresa”, non solo economica, sarebbe occasione per sfoggiare un nuovo guardaroba in pelle, per uno spumeggiante orgasmo non-stop anche per altri comunicatori di eventi “storici”, una nuova figura “scientifica” entrerebbe a far parte della nostra vita quotidiana, quella dell’entomologo in diretta televisiva con alle spalle una collezione d’insetti.

Eppure 15 o 20 morti a settimana sul lavoro non fanno quasi notizia, salvo non si tratti di giovane donna carina stritolata da “macchina assassina”. Di tutti gli altri non sappiamo nulla, nessuna diretta televisiva, nessun esperto “scientifico” a spiegarci il perché e il percome, nessun laboratorio cinese indagato.

799 sono i morti per incidenti avvenuti sul lavoro nel 2020 (esclusi quelli avvenuti in “itinere” o fuori dai luoghi di lavoro). Con molte attività lavorative chiuse per mesi causa covid.

Le aziende ispezionate dall’Inail nel 2020 sono state 7.486, una percentuale ridicola che però ha rilevato come l’86,57% di esse siano risultate irregolari. Molto spesso il legame tra sopralluogo e infortunio sul lavoro avviene quando accade un incidente grave.

Altri 677 morti sul lavoro da gennaio ad agosto 2021 (ogni settimana 22 morti), 78 in più rispetto al 2019 e 96 in più rispetto al 2018. Le denunce d’infortunio complessive presentate all’Inail tra gennaio e luglio sono state 312.762, quasi 24mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020 e 60mila in più rispetto al 2019.

La ripresa c’è, signor Draghi.

Scrive l’Inail in un suo rapporto, “la diminuzione del fatturato si traduce in un corrispondente alleggerimento degli infortuni sul lavoro”. Il volume dei profitti è in stretto rapporto con la morte e la malattia.