Ottanta anni fa, il 20 gennaio 1942, in una villa al civico 56/58 del sobborgo di Zehlendorf,
più precisamente in località Heckeshorn, che forma un rigonfiamento sull’isola di Wannsee,
sulla riva del lago Großer Wannsee, oggi appena nella periferia a sud di Berlino, in una
stanza di medie proporzioni con ampie finestre sul parco, si tenne una riunione tra 13
gerarchi nazisti.
Tale riunione, che ebbe la durata di 90 minuti, colazione compresa, è ricordata come la
Wannseekonferenz. Attorno ad essa si è “diffuso un mito” secondo cui si decise lo sterminio
degli ebrei. Non andò così, poiché tutti erano già d’accordo sulla “soluzione finale”.
Nel verbale di quella riunione, l’unico documento pervenutoci, costituito da un dattiloscritto
di 15 pagine, si parla, già nell’oggetto, di “soluzione finale della questione ebraica”, ma non si
dice nulla in dettaglio, nel senso che non sono citate modalità specifiche di uccisione, camere a gas o
simili.
Preciso subito, a scanso di equivoci, che le formulazioni escogitate in quel verbale
possono essere considerate l’epitome del linguaggio mimetico nazionalsocialista. Tuttavia,
ripeto, in esso non si parla in modo dettagliato delle modalità di “soluzione
finale della questione ebraica”, e non costituisce un resoconto letterale di quanto può esservi
stato detto. È fantasia cinematografica la musica diegetica che prenderebbe spunto dal fatto
del tutto immaginario che alla fine della riunione sia stato messo il disco con il quintetto per
archi in do maggiore (D. 956, Op. post. 163) di Schubert.
Il documento, di cui non sono disponibili né una bozza di verbale né una stenografia, si apre
con l’elenco dei partecipanti, tra questi non figura Reinhard Heydrich. In esso si ricostruisce
brevemente le difficoltà incontrate dagli ebrei europei per emigrare, di varia natura, a
cominciare dal fatto che non sempre trovavano accoglienza in altri Stati. Si passa poi a
discutere della deportazione dell’intera popolazione ebraica d’Europa, dunque di organizzare
e assicurare il necessario coordinamento.
A pagina 6, figura un dettagliato elenco dei paesi europei con indicate le cifre che riguardano
il numero della popolazione ebraica. C’è pure l’Italia, comprese, si dice, la Sardegna e
l’Albania (sic!). Si tratta di undici milioni di persone, anzi, di ebrei, per dar retta a tale delirio.
Alla fine di pagina 7 e all’inizio della successiva vi è scritta la cosa forse più interessante e che
non dovrebbe lasciare dubbi quantomeno sugli inquietanti propositi dei nazisti: