mercoledì 4 febbraio 2015

Discontinuità qualitativa epocale


Sta montando la protesta sociale in occidente contro le politiche economiche improntate alla cosiddetta austerità. Il sistema ha dunque la necessità di adeguare la propria strategia. Scopo primario è prevenire che questi movimenti di protesta si radicalizzino e il loro pensiero politico imbocchi strade pericolose. Per questo motivo i media stanno dando più spazio agli specialisti dell’intossicazione ideologica.

Che si tratti di specialisti della manipolazione è dimostrato dall’approccio con il quale essi affrontano i problemi della crisi del capitalismo. È il caso esemplare della nota attivista antimarxista Naomi Klein, oggi ospite nella trasmissione Pane quotidiano su Raitre per pubblicizzare la sua ultima fatica letteraria. Una rivoluzione ci salverà: perché il capitalismo non è sostenibile è un titolo molto accattivante poiché indica nella rivoluzione il mezzo per uscire dalla catastrofe capitalistica.

Frothing broth


Quanti neri americani accetterebbero di cambiare il colore della loro pelle? E, per contro, quanti bianchi americani, francesi, italiani accetterebbero di fare altrettanto?

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Nel XXI secolo si può parlare di uguaglianza e di libertà in un ordinamento sociale dove le condizioni di vita e la dignità della maggioranza delle persone dipendono dalla volubilità di domanda e offerta, dalle speculazioni di Borsa, da ciò che decide la cancelleria di Berlino o il governo di turno in materia di lavoro e di pensioni?

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Un operaio che ha cominciato a guadagnarsi onestamente il pane a un’età molto giovane, dopo 42 due anni di lavoro, dal 2018, troverà la sua pensione penalizzata perché non ha ancora raggiunto i 62 anni d’età. Invece un farabutto troverà depenalizzato il reato di frode fiscale. È questo un provvedimento legislativo, sostiene la ministra, che non privilegia nessuno in particolare ma riguarda 60milioni d’italiani. E nessuno le ha riso in faccia.

martedì 3 febbraio 2015

Far finta di nulla e tutto resti com’è


Il 3 febbraio del 1861 si svolse il ballottaggio delle elezioni politiche per la Camera del Regno di Sardegna, sulla base della legge elettorale del 1848. Alcuni giorni dopo quella stessa Camera approvò la legge che doveva formalizzare il cambio di regime: i Savoia al posto dei Borbone e Vittorio e la Rosina inquilini a La Petraia, già dei granduchi di Toscana, in attesa si liberi il Quirinale (*).

Un’espressione geografica: mai definizione s’adattò meglio all’Italia. L’unico paese al mondo che avesse due monarchi nella stessa capitale, due simbologie sovrane, due corpi diplomatici, due giurisprudenze, due altari, due grandi proprietari immobiliari. Logico che prevalesse la politica religiosa, l’argomentazione biblica, e, ieri come oggi, la lingua del breviario: mattarellum, porcellum, italicum.

lunedì 2 febbraio 2015

Non ha bisogno di attingere, ma attingerà



Domani sfreccerà la pattuglia acrobatica, proveniente da Rivolto (UD), solcherà i cieli di Roma tracciando il tricolore. E seguirà il resto delle cerimonie che riguardano l’insediamento del nuovo presidente della repubblica, il cui primo pensiero è andato “alle difficoltà e speranze dei cittadini”.

I primi due presidenti della repubblica furono dichiaratamente di sentimenti monarchici. Il primo presidente, provvisorio, era un galantuomo che non volle mai mettere piede al Quirinale, preferendo un modesto appartamento. Il parlamento non ci pensò nemmeno un attimo di eleggerlo per il primo settennato, gli preferì un altro.

Il secondo presidente, un economista borghese, sempre defilato durante il fascismo e che “non aveva mai partecipato in vita sua ad alcuna lotta veramente politica, se non come uomo della Monarchia”, secondo le parole di un suo autorevolissimo compagno di partito e vicino di seggio in Parlamento, era uomo divenuto famoso per la sua parsimonia. Come ministro delle finanze minacciò tagli a destra e a manca, tagliando però sempre dalla stesa parte (ricorda qualcosa?).

domenica 1 febbraio 2015

Faremo la comunione tutte le domeniche



«Esser stato eletto con il voto di due terzi dei "grandi elettori" conferma che la figura di Mattarella è stata apprezzata da un'ampia maggioranza dei rappresentanti del popolo sovrano e fa emergere in modo inconfutabile le qualità del Partito democratico e del suo leader.»


Scalfari dimentica di ricordare che il leader massimo forse rappresenterà una gran parte del suo partito, ma in questa elezione non ha rappresentato certamente il “popolo sovrano” in quanto Renzi non è mai stato eletto da quel popolo, tanto è vero che non ha potuto nemmeno entrare in quell’aula in cui si svolgevano le votazioni. E però, come ricorda Scalfari, è stato lui, il signor Renzi, a scegliere il nuovo presidente della repubblica. I peones della sovranità hanno ratificato la mossa del giocatore. Non già perché la scelta fosse la sua preferita, ma perché Renzi doveva ricompattare il partito su un nome condiviso anche dalla minoranza e che però non preoccupasse in qualche modo la maggioranza. Il risultato ottenuto, che Scalfari chiama “vittoria”, più che per le “inconfutabili qualità di leader” di Renzi è dovuto alla sua consumata scaltrezza di opportunista (preclara qualità in questo paese). La scelta è caduta su uno di famiglia, e perciò non c’è da aspettarsi assolutamente nulla, fatta la tara per i titoli dei giornali, che possa provocare anche la minima scossa nel sistema da parte del nuovo Gattopardo. Ennesimo esempio divertente di un’inconsapevolezza storica che, alimentata sempre più riccamente da cause similari, produce temporalmente i medesimi effetti.