Governare è far credere, diceva un certo Machiavelli. In questa frase è
possibile cogliere tutta l’essenza dell’intrinseco legame che sussiste tra
l’informazione e il potere. Del resto perché spendere per 250 milioni di dollari per
acquistare il Washington Post, oppure il Boston Globe, o, per venire in Italia, spendere centinaia
di milioni di euro per controllare il Corriere
della sera? Che cosa spinge un tipino come Warren Buffett a comprare, come
ha fatto negli ultimi due anni, più di 60 quotidiani? Ma non è in crisi la
stampa su carta? Non
si tratta dunque di business, specie per quanto riguarda l’ultimo
quotidiano citato, il quale, se si trattasse di valutarlo dal punto di vista dei
bilanci, sarebbe stato dichiarato fallito da lungo tempo.
Ve lo ricordare Nicolò Pollari? Scrive nella prefazione ad un libro:
“Signori, stiamo attenti perché ci siamo: il Grande Fratello
è arrivato, è qui fra di noi, e molti di noi ancora non se ne sono accorti.
Spero proprio che il lettore riesca a cogliere questo messaggio: il cyberspazio
rappresenta uno strumento di comunicazione/informazione di straordinaria
potenza, democrazia e libertà assoluta, ma se male utilizzato può trasformarsi
in uno strumento in grado di produrre danni incalcolabili”.