martedì 6 agosto 2013

«Il Grande Fratello è arrivato»


Governare è far credere, diceva un certo Machiavelli. In questa frase è possibile cogliere tutta l’essenza dell’intrinseco legame che sussiste tra l’informazione e il potere. Del resto perché spendere per 250 milioni di dollari per acquistare il Washington Post, oppure il Boston Globe, o, per venire in Italia, spendere centinaia di milioni di euro per controllare il Corriere della sera? Che cosa spinge un tipino come Warren Buffett a comprare, come ha fatto negli ultimi due anni, più di 60 quotidiani? Ma non è in crisi la stampa su carta? Non si tratta dunque di business, specie per quanto riguarda l’ultimo quotidiano citato, il quale, se si trattasse di valutarlo dal punto di vista dei bilanci, sarebbe stato dichiarato fallito da lungo tempo.

Ve lo ricordare Nicolò Pollari? Scrive nella prefazione ad un libro:

“Signori, stiamo attenti perché ci siamo: il Grande Fratello è arrivato, è qui fra di noi, e molti di noi ancora non se ne sono accorti. Spero proprio che il lettore riesca a cogliere questo messaggio: il cyberspazio rappresenta uno strumento di comunicazione/informazione di straordinaria potenza, democrazia e libertà assoluta, ma se male utilizzato può trasformarsi in uno strumento in grado di produrre danni incalcolabili”.

domenica 4 agosto 2013

Saper pensare, Ateniesi


Mai come nel XX secolo la scienza del pensiero – cioè la teoria della conoscenza – è stata considerata superflua.

Non è infrequente tra coloro (pochi) che effettivamente si prendono la briga di leggere il Capitale, non accorgersi come nel corso dello sviluppo dei concetti di quest’opera scientifica venga “applicata” una determinata “teoria della conoscenza”, e magari sono indotti a credere che solo Engels, nel suo Anti-Dühring e ancor più nella Dialettica della natura, si sia “applicato” a tal fine.

Un esempio di questo tipo – ma non ingenuo, bensì voluto – si può trarre da un articolo del 1 agosto di Lucio Villari, il quale scrive a proposito di Marx autore del Capitale:

«Era qui la dimensione artistica, era la sua particolare sensibilità letteraria a permettergli di penetrare nelle strutture proteiformi e epiche del "capitale" e, come diceva, dei «rapporti di produzione e di scambio che gli corrispondono». E come in un poema mitologico o in un romanzo epico, i protagonisti di questo "capitale" diventano espressioni simboliche e astratte del suo racconto critico alla scoperta della verità delle cose dell’economia spesso nascoste proprio dall'"economia politica"».

Che Marx possedesse un dimensione artistica e sua particolare sensibilità letteraria non vi sono dubbi, lo si può dedurre da molti suoi scritti, oppure leggendo un libro di grande interesse di S.S. Prawer, La biblioteca di Marx. Ma non è stata certamente la sua dimensione artistica e particolare sensibilità letteraria a permettere a Marx di penetrare – come invece vuol far intendere Villari – nelle strutture proteiformi e epiche del capitale e nei rapporti di produzione che gli corrispondono.

Il Capitale è una pietra miliare della produzione scientifica di ogni tempo, un'opera concepita e realizzata mettendo a fuoco una determinata teoria della conoscenza, grazie alla quale è possibile rilevare il carattere oggettivo dei rapporti di produzione uniti dialetticamente alle forze produttive, e in tal modo di studiare il movimento della formazione economica della società come un processo storico naturale.

sabato 3 agosto 2013

Troveranno la faccia?


«If Berlusconi had any shred of honour he should now resign», scriveva ieri il Financial Times.

Un individuo del genere non ha mai avuto onore, né si può pretenderlo dalla corte di mantenuti ed eversori che gli fa da claque e che solo grazie a lui siede in parlamento, occupa cariche di governo e vive un'esistenza dorata.

Ma soprattutto – ed è ciò che conta più di ogni altra cosa – non ha onore chi sta al governo con gentaglia così spregevole. Del resto, nessuna persona onesta che avesse caro il proprio decoro e credito, oserebbe – a qualunque titolo o sotto pretesto d’obbligo – avere rapporti con tali inverosimili individui.

Governare assieme alla banda di cui è capo un bandito, rende complici dei suoi delitti.

Non c’è ragion di stato che tenga per tenere in piedi un governo sotto la minaccia portata dai prestanome di un individuo amico di condannati per mafia, con una fedina penale e un curriculum giudiziario da cui risulta, per essere molto sintetici, già amnistiato per falsa testimonianza, prescritto due volte per corruzione giudiziaria e cinque per falso in bilancio e una per rivelazione di segreto, tuttora imputato per corruzione di senatori e indagato per induzione alla falsa testimonianza, nonché condannato in primo grado a 7 anni per concussione e prostituzione minorile, quindi condannato in via definitiva per frode fiscale.

venerdì 2 agosto 2013

Processi


Processo oggettivo e processo soggettivo. Non mi riferisco ai processi di Berlusconi, ma volendo c’entrano pure quelli, dal lato soggettivo, ovviamente.

Abbiamo coscienza dell’identità di fenomeni diversi e, per contro, dell’identità di ciò che muta continuamente. Ciò nonostante noi ci sentiamo sempre gli stessi, anche se con il trascorrere del tempo diventiamo, magari impercettibilmente, diversi.

Dovremmo sperimentare di continuo questo mutamento, e tuttavia ci sembra di essere fermi da decenni. E benché le cose si siano trasformate in altre cose, facciamo fatica a distinguerle come diverse. Nonostante la situazione appaia sempre la stessa, tuttavia muta. Il Berlusconi di ieri, non è già più quello di oggi. E fra qualche mese chissà. Per esempio.

La natura non ha compiuto certo una sola volta il tentativo di dar vita all’umanità, ossia al più alto prodotto della materia, il cervello. Sicuramente nell’universo tale tentativo è stato compiuto milioni di volte, con vicende alterne di successo e sconfitta. Chissà in quale altro remoto (per noi, non per loro) pianeta si è presentata una situazione del tutto analoga a quella che ha visto dei magistrati antropologicamente diversi, comunisti, perseguitare un povero innocente.

Bisogna solo osservare, al punto in cui siamo, che Berlusconi ha predisposto la propria fine con una larghezza di mezzi inusitata. Diamogliene atto.

Per il cosmo non significa nulla se la civiltà umana dovesse soccombere su questo infimo pianetino ai margini di una galassia di media grandezza. E, del resto, posto il proseguo di questa esperienza umana, altre stirpi più fortunate della nostra vivranno senza curarsi degli affanni nostri e di quelli di Berlusconi.

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giovedì 1 agosto 2013

Cosa dice la legge n. 235 del 31-12-2012


Art. 1


Incandidabilità alle elezioni della Camera dei deputati e del Senato
della Repubblica

1. Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire lacarica di deputato e di senatore:
    a)  coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori a due  anni  di  reclusione  per  i  delitti,  consumati  o tentati, previsti dall'articolo  51,  commi  3-bis  e  3-quater,  del codice di procedura penale;
    b)  coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori a due  anni  di  reclusione  per  i  delitti,  consumati  o tentati, previsti nel libro II, titolo II, capo I, del codice penale;
    c)  coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori  a  due  anni  di  reclusione,  per  delitti  non  colposi, consumati  o  tentati,  per  i  quali  sia  prevista  la  pena  della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni,  determinata  ai sensi dell'articolo 278 del codice di procedura penale.

Art. 3


Incandidabilità  sopravvenuta  nel  corso   del   mandato   elettivo parlamentare


1. Qualora una causa di incandidabilità  di  cui  all'articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato  elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi  dell'articolo  66  della Costituzione. A tal fine le sentenze definitive di  condanna  di  cui all'articolo 1, emesse  nei  confronti  di  deputati  o  senatori  in carica, sono immediatamente comunicate, a cura del pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di  procedura penale, alla Camera di rispettiva appartenenza.

2. Se l'accertamento della  causa  di  incandidabilita'  interviene nella fase di convalida degli eletti, la  Camera  interessata,  anche nelle more della conclusione di  tale  fase,  procede  immediatamente alla deliberazione sulla mancata convalida.