lunedì 3 settembre 2018

Il piano Scottex



«Grandi colonne di pietra che avevano resistito per secoli crollavano in un pomeriggio; volti di statue vecchie di mezzo millennio venivano mutilati in un battito di ciglia; templi che avevano visto nascere l’impero cadevano in un solo giorno.» (*)

* * *

Nonostante le stupefacenti performance borsistiche, le gigantesche fusioni tra holding e la spinta all’innovazione tecnologica, anzi proprio in ragione di questi e altri motivi, il capitalismo sta mostrando la corda, quella con la quale ci impiccherà tutti al suo stesso albero. Il prossimo terremoto finanziario (è solo questione di tempo) sancirà ancora una volta una costante, e cioè che il capitalismo può superare temporaneamente le proprie contraddizioni solo con la crisi (e le guerre). Tuttavia, si tratta ormai di una crisi senza soluzione di continuità, essendo divenuti i periodi di ripresa sempre più deboli e fugaci, checché ne dicano i collezionisti di statistiche (**).

Abbiamo davanti a noi una situazione economica e sociale che ricorda per certi aspetti quella del Tardo Antico, ben descritta tra gli altri da Santo Mazzarino nel suo Aspetti sociali del IV secolo. Con una differenza essenziale rispetto a quell’epoca inquieta: l’impossibilità di proseguire molto oltre in un tale processo è già perfettamente dimostrata dalla scienza, che non discute più se non della scadenza e dei palliativi che potrebbero, se applicati con fermezza, farlo leggermente ritardare.

Come se ciò non bastasse, si sta profilando in modo sempre più drammatico un’altra questione essenziale che rende gravemente instabile il sistema: la disoccupazione di massa, che nei prossimi lustri riguarderà centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Solo in Cina, secondo studi plurali, dai 40 ai 50 milioni di persone perderanno il loro attuale lavoro nei prossimi 15 anni. Cioè dopodomani. “Quasi 100 milioni di lavoratori saranno costretti a cambiare professione nel caso in cui il processo di conversione alle macchine dovesse procedere a un passo più sostenuto”.
 
Pensare di risolvere un problema strutturale di portata storica “coltivando menti creative” o con le elemosine di Stato, variamente denominate, è illusione e follia, sia dal punto di vista finanziario e sia da quello sociale.

I capitalisti, in generale, sono disposti a fare un po’ di beneficenza, ma per quanto riguarda le tasse, tanto più se si tratta di più tasse, mostrano un braccino assai corto. Inoltre il cosiddetto reddito di cittadinanza costituirebbe un solido incentivo per il lavoro in nero. Dal punto di vista sociale, anche se non sono pochi quelli disposti e anzi già dediti a sopravvivere con delle elemosine pur di non “faticare”, la maggioranza delle persone, in ogni luogo, tiene alla propria dignità e oltretutto non è disposta a sopportare a lungo una simile situazione quando con un lavoro onesto si può stare meglio.

Per quanto riguarda segnatamente l’Italia e l’ormai famoso piano B, bisognerebbe chiedere ai russi come andò a finire quando dovettero cambiare entro tre giorni i loro vecchi rubli con quelli nuovi. I nuovi rubli bastarono per acquistare al mercato nero un po’ di vodka e dei rotoli di carta igienica (a tale riguardo leggere l’articolo sul Domenicale dal titolo Se Tolstoj ti cambia la vita).

(*) Catherine Nixey, Nel nome della croce. La distruzione cristiana del mondo classico, Bollati Boringhieri, 2018, p. 13.

(**) Il liberismo e il keynesismo sono due facce della stessa medaglia, sia essa di vecchio o nuovo conio. Il liberismo ha come suo presupposto essenziale che ognuno e ogni cosa trovi la giusta collocazione grazie al libero gioco delle forze di mercato. Occupazione fondamentale di questa corrente di economisti è la costruzione di modelli matematici di “equilibrio” sempre più complessi. Il keynesismo, per contro, nel prendere atto dello squilibrio tra domanda e offerta, ne individua la causa nella legge (!) psicologica della “diminuzione della propensione al consumo”, e dunque esprime il tentativo di superarne tale disarmonia (l’ho detta alla liberale, ti piace?) con il diretto intervento dello Stato.

10 commenti:

  1. A margine: dato che i cinesi sono soliti pianificare con una prospettiva di decenni, hanno già in mente, loro, come gestire tale quantitativo di disoccupati? Prenderanno spunto dal nostro Ministro del Lavoro?

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    1. si stanno preparando per la guerra, questa è l'unica certezza che abbiamo

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  2. il libro della Catherine Nixey è valida come lettura, al di là della sua citazione specifica? grazie

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    1. Mah. Pag. 39:"Qualunque credo totalitario esercita un'attrazione prepotente; basti pensare al fascino esercitato dal comunismo sui tanti animi confusi di oggi". Pag. 49: "Chi cercava di costruire edifici cristiani sui templi in rovina, lo FACEVANO a SUO rischio e pericolo". Per dieci pagine parla di Celso e solo dopo una serie di spericolate affermazioni ci dice che si tratta di un testo di tradizione indiretta. Cita infinite volte Greenblatt e nemmeno in bibliografia dice che di The Swerve esiste una versione italiana. Un insieme di cialtronerie, autoriali ed editoriali. Non ne consiglierei la lettura, anche perchébl'unica tesi che si vuole dimostrare è che trattandosi di una religione da poveri, non poteva che essere illogica e indifferente al bello e al giusto.

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    2. sono d'accordo su molte cose , per esempio non spiega le ragioni per le quali costantino "scelse" il cristianesimo, ecc. ma al giorno d'oggi bisogna guardare al bicchiere mezzo pieno. se non altro è un resoconto delle distruzioni compiute in nome di quella religione

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    3. Mi dispiace di allungare il discorso su un testo che, mi sembra, serviva solo a introdurre altri argomenti, ma devo fare una piccola aggiunta: l'unico che, secondo il mio profano giudizio, spiega in modo abbastanza convincente la "conversione" di Costantino è Costanzo Preve che, beato lui, la trova nella Storia nuova di Zosimo. Inutile chuedersi se la Nixey ha letto non si dice Preve, ma Zosimo.

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    4. la Storia di Zosimo è rimasta incompiuta, arriva fino al 410; ci è giunta inoltre con una grave lacuna: manca infatti il periodo di Diocleziano. Dunque Costantino non c'è.

      Il conflitto tra paganesimo e cristianesimo è anzitutto lo scontro di strutture (con riguardo a quello che noi oggi chiamiamo il welfare) e forme della rappresentanza politica (la vicenda di Ipazia lo conferma) tra loro antagoniste sullo sfondo di una crisi sociale drammatica sotto tutti i punti di vista. È in tale quadro che muovono le dinamiche sociali e politiche che portarono dapprima alla persecuzione del cristianesimo e poi alla sua cooptazione da parte di Costantino e di Licinio (di quest’ultimo è il documento, riprodotto da Eusebio e poi da Lattanzio, fatto passare, impropriamente, come l’Editto di Milano). Si tratta di un’opzione funzionale alla rimodulazione degli assetti e degli istituti del sistema. Una lotta per il potere e per il controllo sociale che, dati i tempi, non poteva assumere le forme moderne dello scontro politico, e perciò si travestì ideologicamente per più di un millennio come scontro tra religioni e tra fazioni interne a uno stesso culto.

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    5. Se posso permettermi un'osservazione, dopo avere sottolineato quanto sia giusta e centrata la sintesi che Olympe fa dei (veri) motivi dell'ascesa del cristianesimo.

      Consiglio di leggere saggi storici in lingua originale, se possibile, e non nella traduzione italiana. Per tagliare i costi, gli editori italiani da tempo spesso affidano le traduzioni a gente letteralmente trovata agli angoli di strada che non sa nemmeno la grammatica e la sintassi italiane, senza parlare di quelle della lingua da cui dovrebbe tradurre. Lo stesso per il lessico. Dopo essere incocciato in alcuni autentici orrori, ho smesso, salvo casi eccezionali, di leggere traduzioni di saggi almeno da inglese, francese e spagnolo. Vado col testo originale. E anche col tedesco, col quale faccio più fatica, cerco di avere l'originale. So che costa tempo e sforzi leggere in lingua originale, quando possibile, ma è l'unico modo per evitare almeno la spaventosa ignoranza linguistica dei traduttori.

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  3. detto benissimo!

    finanziarizzazione e tecnologia minano alla base il processo di accumulazione

    nel mentre Besos si fà un bagno alla Paperon de Paperoni; ma il valore ora va ora viene, è forsennato di natura

    osservando la trade war in atto, direi che per ora vince trump alla grande: i cinesi hanno da lavorarci sopra ancora per non sciupare quel pò di abbrivio capitalistico "originario" che si stanno giocando infatti cum grano salis

    posto che la autonomizzazione del capitale rende scivoloso qualsiasi intervento volto a dirigerne i corsi

    in particolare, andando incontro ai prossimi inevitabili fenomeni che citi, stanno cercando di governare la propria terziarizzazione socio-economica in chiave strategica

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