mercoledì 3 novembre 2021

Incrociamo le dita


Ciò che sto per raccontare, per alcuni dettagli, potrebbe sembrare inverosimile o quantomeno improbabile o arricchito di “colore”. Se così può sembrarvi, è dovuto al fatto che viviamo in mondi diversi. Il mondo in cui vivo oggi è quotidianamente molestato da tali “dettagli”.

Un paio di settimane fa, prenotai una visita cardiologica di routine (ogni due anni) presso un cardiologo di un ospedale veneto, di una provincia attigua a quella nella quale risiedo. Mi fu fornito un codice per il pagamento, quindi fu fatta la visita e andò tutto bene, compreso lo stato di salute del mio generoso cuoricino. Il cardiologo mi disse, per mia tranquillità, di fare una visita presso un altro specialista per un’altra cosa di cui già sapevo. Gli chiesti il nome di uno specialista di sua fiducia, e mi diede quello di un collega dello stesso ospedale.

Il giorno dopo telefonai per la prenotazione e mi fu fornito, come per la visita precedente, il codice di pagamento, che con la solita diligenza chiesi mi fosse ripetuto. Mi recai all’ospedale nel giorno fissato, digitai il codice, mi fu dato “errore”. Riprovai più volte, niente da fare. Mi consigliarono di rivolgermi alla segreteria degli ambulatori, ma aveva appena chiuso. Lo specialista che mi doveva visitare confermò l’esattezza del codice di prenotazione, ma suo malgrado non poteva procedere senza l’avvenuto pagamento.

Il giorno dopo, per telefono, non risolvo. Devo recarmi sul posto. In segreteria, al terminale, non risulta nulla che mi riguardi. Semplicemente non esisto. Come, osservo, ma se la settimana scorsa ho prenotato e pagato un’altra visita? Tutto ciò è assurdo. Non sanno che dirmi, ad ogni modo effettuano un altro tipo di ricerca. Mi dicono che “il computer sta lavorando”. Dopo alcune decine di secondi scoprono che effettivamente esiste un nome e cognome che corrisponde al mio.

Pure la data di nascita corrisponde, ma il nome del luogo non è esatto. Nel senso che quel toponimo non esisteva più al momento della mia incarnazione. Vorrei vedere la faccia di chi scoprisse di essere nato, per dire, a Bononia, Teate Marrucinorum, Iulia Augusta Taurinorum, Opitergium, Mediolanum, eccetera. Tuttavia la cosa non mi sorprese più di tanto in quel momento perché era già successa per anni con l’INPS, che sugli atti che mi riguardavano riportava il nome antico del mio luogo di nascita.

La causa di ciò per me resta misteriosa, e però penso sia dovuta al solito reiterato tentativo della burocrazia italiana di far passare Kafka per un dilettante. Ad ogni modo al terminale mancavano tutti gli altri dati che mi riguardano, e dopo un po’ di tira e molla è stato corretto, sulla base dei miei documenti e della tessera sanitaria, il nome del luogo di nascita, ma solo perché tale nome non è più esistente, altrimenti la faccenda sarebbe stata più complicata.

Quanto al fascicolo sanitario, una Ulss diversa dalla mia di residenza non vi ha accesso. Così mi hanno detto. Questo è quanto nella Regione del Veneto, che pur funziona bene (scrissi mesi fa un mail all’assessore regionale alla salute ed ella mi rispose con dovizia e cortesia, risolvendo subitamente un problema che interessava un’intera categoria di persone molto anziane e in particolari condizioni di salute, cosa non proprio comune nel Belpaese). Mi è capitato anche di peggio a livello informatico con altre regioni, a proposito di sanità e di targhe automobilistiche. E, come detto, l’INPS, che per anni, sul vecchio CUD, peraltro in contrasto palese con il codice fiscale, indicava un luogo di nascita il cui bizzarro nome non esiste più. Della serie: “basta incrociare i dati”. E le dita. 

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