martedì 27 giugno 2017

Quello che è diventato il tuo gusto


Siamo incapaci di verità. E anche quando alcune verità sono dette, sono parziali e ad  uso di fazioni. E, del resto, giornali e tv private rispondono alla proprietà e la televisione di stato alla politica. Parlare di libera informazione e di democrazia è come il gioco delle tre carte: se vinci una mano è perché vogliono fregarti in tutte le altre.

Partiamo da un esempio molto semplice e quasi banale: i decessi per tumore attribuibili a fattori di rischio comportamentali. Chiedo: la prima responsabilità sui comportamenti alimentari di massa, sull’uso di alcolici, l’abuso di farmaci e altre sostanze, a chi fa capo? La programmazione televisiva è realizzata in funzione della pubblicità pagante. Non può essere senza conseguenze il fatto che mentre si guarda un film o un qualsiasi altro programma sia immessa ossessivamente della pubblicità, diretta anche e specie verso un pubblico molto giovane. La persistente sollecitazione raggiunge, volenti o nolenti, il suo scopo, ossia il consumo compulsivo di una vasta gamma di prodotti. Tra i quali e non ultimi quelli alimentari, salvo poi consigliare di bere un dato elisir per abbassare il colesterolo, cui segue l’intervento dell’esperto nutrizionista che serioso invita a consumare regolarmente certi prodotti “naturali” per prevenire chissà che cos’altro. Un circo di domatori e bestie ammaestrate.

lunedì 26 giugno 2017

Il Pd ha perso anche dove correva da solo


Asilo Mariuccia


Si continua nel salvataggio degli azionisti delle banche in dissesto con i nostri soldi. Decine di miliardi, a debito naturalmente. Soldi che poi si lesinano per molte altre cose. I responsabili della rapina sono ancora tutti a piede libero.

Dopo 10 mesi le macerie del terremoto sono ancora tutte lì, gli sfollati negli alberghi.

Se non piove è dramma, se piove per un paio d’ore è già tragedia. E quando nevica, fosse a Roma o nelle Marche, si tratta sempre di fenomeni “eccezionali”.

Domani saranno 37 anni dall’abbattimento dell’aereo di linea presso Ustica: “Alle nostre pressanti richieste gli uffici hanno risposto che non c'è ombra di documentazione alcuna e che non hanno neanche idea di dove dovrebbero essere i loro archivi”.

Si potrebbe continuare ad libitum, ma basta questo per darci un quadro di un paese disilluso e sfiancato, ma anche in tanta parte corresponsabile se non proprio complice di questo stato di cose. E però oggi è festa perché ieri ci sono stati i ballottaggi per le amministrative.

Il Pd ha perso persino a Trapani, dove correva da solo. Infatti, Girolamo Fazio, candidato ammesso al ballottaggio, si è ritirato dal secondo turno. L'unico candidato, Piero Savona, del Partito Democratico, sarebbe diventato sindaco se avesse raggiunto il 25% con un quorum di votanti almeno del 50%. L'affluenza però si è fermata al 26,75%, invalidando l'elezione. Il comune sarà commissariato.





sabato 24 giugno 2017

Il comunitarismo di Zizek



Mancano i fondamentali. Questo è il motivo per il quale si continua a dare credito a frasette come questa:

«i robot lavoreranno al posto vostro e lo Stato dovrà pagarvi il salario».

Questa previsione ha uno scopo ben preciso, quello di affermare che in futuro il capitalismo, per mezzo della tecnologia, avrà risolto le sue contraddizioni, la crisi e il conflitto sociale.

Scrive Slavoj Zizek, in questo articolo:

oggi l’unica vera domanda è questa: sosteniamo la predominante accettazione del capitalismo come fatto di natura (umana), o l’odierno capitalismo globale contiene antagonismi abbastanza forti da impedirne l’indefinita riproduzione? 

Zizek enumera “quattro antagonismi”: 1) I beni comuni della cultura; 2) I beni comuni della natura esterna, minacciata dall’inquinamento umano; 3) I beni comuni della natura interna (l’eredità biogenetica dell’umanità); 4) I beni comuni dell’umanità stessa, dello spazio condiviso sociale e politico: più globale diventa il capitalismo, più sorgono muri e apartheid.

Ebbene nessuno dei “quattro antagonismi” elencati da Zizek ha minimamente a che fare con gli antagonismi reali rilevati da Marx nell’analisi del modo di produzione capitalistico. Vale a dire che Zizek si pone come critico laterale del capitalismo, in buona sostanza come sodale della borghesia.

La critica laterale del capitalismo costituisce il difetto principale di tutti coloro che si ripromettono con magiche ricette di riformare questo sistema economico e sociale, oppure addirittura di reinventare il comunismo come fa Zizek, indicando i motivi della crisi del sistema in questa o quella causa, oppure in un insieme di cause che in realtà hanno solo una relazione parziale o addirittura apparente con il fallimento di questo sistema. Essi denunciano un circolo vizioso di  inefficienza e irrazionalità, di abusi e soprusi, che sono ben evidenti ma che sono solo gli effetti di una situazione nella quale agiscono ben altre leggi e contraddizioni. Ed è per tali ragioni che le loro proposte di cambiamento radicale, di stimolare l’economia e di dotare il sistema di nuove regole non producono alcun frutto o solo dei risultati limitati e in definitiva insufficienti. 

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La curva di Adolf

Tv spazzatura


L'altra sera la Rai ha trasmesso la prima di due puntate dedicate alla figura di Adolf Hitler. Si comincia con Hitler, da bambino, accovacciato sul vasino mentre fa la cacca e la sua mamma che lo redarguisce. Segue commento in chiave (pseudo)psicanalitica. Poi, per le serie mitologica, si passa alle ricostruzioni filmate, laddove si vede una donna svestita su un letto con un frustino …. Non è irritante che il fenomeno Hitler venga trattato a questo modo, quanto che un periodo storico così drammatico venga ridotto a burlesque dalla tv pubblica con i nostri soldi. Si può star leggeri su taluni aspetti di un simile frangente storico senza per questo indulgere a cialtronerie.

Leggevo una frase di Stefano Rodotà: “C'è un impoverimento culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva cultura”. Non solo cattiva politica e cattiva cultura, è un sistema di corruzione, un modo di fare e falsificare che è diventato disgustoso e insopportabile. 

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venerdì 23 giugno 2017

In via d’estinzione




Bersani si è più volte dichiarato un autentico e cristallino liberale. Prima di essere deputato da quattro legislature e per una legislatura da parlamentare europeo, fu consigliere regionale, presidente di regione e presidente della conferenza delle regioni e delle province autonome, ministro dell'industria, poi dei trasporti e anche dello sviluppo economico. Infine segretario del Partito democratico. Al massimo promette un articolo 17 e mezzo poiché il ritorno a un 18 tondo non garantirebbe abbastanza il diritto liberale di succhiare il sangue ai salariati.

Di Pisapia si può dire che è un alto borghese meneghino che per un pezzo ha creduto o dava ad intendere d’essere comunista. Ha dovuto rinunciare, fin quando era sindaco con uno stipendio di 9.000 euro il mese, al vitalizio di 4.275 euro mensili quale ex parlamentare. Negli anni precedenti, come avvocato, portava a casa redditi compresi tra i seicentomila e gli ottocentomila euro.

È questo il ceppo della fungaia “de sinistra”.  Sono convinti che nessun’altra strada se non quella tracciata da loro avrebbe la minima influenza nella trasformazione di questo paese e del mondo. Non s’accorgono di essere in declino più ancora del sistema stesso che vorrebbero governare. Non siamo ad un passaggio d’epoca qualunque, siamo ad una cesura come nessun’altra nella storia, in bilico tra il cretacico e il paleogene.


Questi dinosauri non sanno far altro che parlarci di aspirine per una società in via d’estinzione.

giovedì 22 giugno 2017

Nella degradazione di tutte le cose esistenti



Mi piacerebbe leggere qualche tema della cosiddetta maturità, quei temi degli alunni che si sono cimentati seguendo la traccia sulle nuove tecnologie e lavoro, robotica e futuro. Per verificare se c’è anche un solo accenno a Marx, il quale sull’argomento mi pare che da qualche parte scrivesse qualcosina. E poi vorrei fare due chiacchiere con i loro insegnanti e chiedere, innanzitutto, il motivo fondamentale per il quale hanno scelto quel mestiere così avaro di soddisfazioni. Immagino già quali poesie di nuovo genere verrebbero recitate secondo i diversi talenti. Dite che ho scarsa considerazione degli insegnanti? Sì, ma ovviamente non nella loro totalità, bensì nella generalità dei casi. La scuola, nella degradazione di tutte le cose esistenti, gioca un ruolo che viene subito dopo lo spappolamento della famiglia. E dico ciò senza alcun personale risentimento, poiché non mi hanno mai “segato”. In alcune materie fu per merito e in un paio per aver raggiunto la sufficienza sul limite non avendo interesse in quelle di migliorarmi davvero. Senza stilare classifiche, resta un fatto che molti di noi sono venuti su da sé e hanno saputo farsi accettare anche senza aderire pedissequamente alle idee più convenzionali apprese a scuola.

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mercoledì 21 giugno 2017

Quell'anti-nazista di Erwin Rommel


Il mese scorso, nell'esercito tedesco (Bundeswehr), è stata scoperta una cellula terroristica di matrice neonazista. Per farvene un’idea in lingua italiana, leggete qui. La rete sembra più vasta di quella supposta in un primo momento. Ad ogni modo cito questo fatto quale cornice di un altro fatto che ha ad oggetto il quasi mitico feldmaresciallo Erwin Rommel.

Tutti sappiamo grossomodo chi fu Erwin Rommel, il suo ruolo, soprattutto nella guerra in Nord Africa e poi nel cosiddetto vallo atlantico, cioè a difesa dello sbarco degli alleati in Francia. Va notato che egli ebbe parte, in posizioni di rilievo, nella macchina da guerra nazista anche in altre tre campagne: in Polonia, in Francia e nel 1943 nell’occupazione dell’Italia, assumendo il comando del Heeresgruppe B operante nelle regioni settentrionali.

Diventò il più famoso “eroe di guerra” di Hitler, e proprio per tale motivo Rommel non fu solo ciò che scrivono le agiografie, e tantomeno fu un “eroe della resistenza” tedesca, così come sostiene l’attuale ministro della Difesa,  Frau Ursula Albrecht sposata von der Leyen.

martedì 20 giugno 2017

Peggio di così?



Quante balle ci hanno rifilato e alle quali in molti hanno creduto. A cominciare dalle cosiddette liberalizzazioni e privatizzazioni che avrebbero favorito la concorrenza e fatto diminuire le tariffe. E gli investitori che rifuggivano l’Italia per via dell’articolo 18, ricordate? Ora le tipologie contrattuali ci hanno riportato ad una schiavitù di cui s’era persa memoria. Spudoratamente hanno chiamato la cosa “a tutele crescenti”. C’è dell’allegria nel prenderci per il culo. E che dire delle pensioni? Cose da paura. E così per quanto riguarda tutto il resto. Basti pensare alle famose casette per i terremotati promesse entro natale (scorso) dal “mentitore seriale”.

E sullo smaltimento dei rifiuti? I termovalorizzatori uccidono, s’è gridato. Sì, quelli di quarant’anni fa. A Roma e da altre parti sono convinti di fare la raccolta differenziata.  Da quelle parti te lo dicono seriamente e francamente a me non va neanche di replicare. Quando sono a Roma faccio effettivamente la raccolta differenziata, se non altro per abitudine e praticità, poi scendo in strada e metto il tutto nei cassonetti! Peraltro scassati e immondi. Mettessero i romani per la loro città la stessa passione che dimostrano per il calcio e si stessero zitti, per vergogna.

E da vergognarci c’è anche qui da noi. Basta pensare al Mose di Venezia. Non mi riferisco solo alla solita corruzione. È un’opera inutile e, a mio avviso, anche pericolosa, che richiederà spese demenziali per la manutenzione. Peraltro non è ancora operativo. Uno dei motivi fondamentali – noto da più di mezzo secolo – dell’aumento del fenomeno dell’acqua alta è l’escavazione del cosiddetto canale dei petroli (ma non solo quel canale) per consentire alle petroliere di attraccare a Porto Marghera. Le barriere mobili del Mose, peraltro, è previsto che entrino in funzione solo quando la marea raggiunge un certo livello, vale a dire che l’acqua alta invaderà ugualmente tutta la parte più bassa della città, compresa la zona di Piazza san Marco. Decenni e miliardi buttati, anzi, rubati.


Un paese di mentitori seriali, d’ignoranti, di creduloni. Di gente che continua ad andare a votare perché sennò sarà peggio. Peggio di così?

lunedì 19 giugno 2017

Stillicidio quotidiano




Si torna a parlare d’innalzamento dell’età pensionabile. Su questo fronte non c’è pace per chi ha lavorato una vita. È una continua rincorsa. E tutto ciò dopo la pantomima della cosiddetta Ape. Il ministro Poletti, l’ineffabile, aveva promesso i decreti attuativi “per i primi di marzo”, poi per il primo maggio. La gazzetta ufficiale ha pubblicato il decreto venerdì scorso. C’è tempo per le domande fino al 15 luglio, poi l’Inps risponderà entro il 15 ottobre. Quindi è previsto un vincolo annuo di bilancio. All’appello manca anche il decreto ministeriale per la semplificazione dei requisiti per il pensionamento anticipato dei lavoratori impegnati in attività usuranti per almeno 6 degli ultimi 7 anni. Dell’Ape volontaria, una vera truffa, e di quella aziendale si sono perse le tracce. E avanti di questo passo, senza vergogna.

Ora, come detto, si riparla d’innalzamento dell’età pensionabile. Contrariamente a quanto comunemente si crede, tale innalzamento non è stato introdotto dalla famigerata legge Monti-Fornero, bensì è previsto da una legge del 2010, la 122, che convertiva il decreto 78/2010, durante il governo Berlusconi. Ad evincere che il fronte per dare addosso ai poveri cristi è sempre compatissimo. Si tratta dell’applicazione di un automatismo burocratico legato alla cosiddetta speranza di vita, parametrando allo stesso modo la speranza di vita a prescindere dalla tipologia lavorativa. 

Oltretutto tale misura funge da “tappo”, e a pagarne il prezzo sono anche i giovani che non entrano nel mercato del lavoro (suggerisco a chi ha idee contrarie su questo punto – magari sulla base dei “dati” – di alzare il culo e di venirsi a fare un giro nelle aziende venete, per esempio). Ad ogni modo è tempo di farla finita con questo genere di terrorismo previdenziale che non consente a nessuno di sapere con certezza quando andrà effettivamente in pensione. Posto che abbia maturato tutta una serie di requisiti che in non pochi casi rasentano il delirio. E tuttavia si può essere certi che l’uso strumentale del tema previdenziale da qui alle elezioni sarà stillicidio quotidiano.