È quello palestinese, non gli ebrei.
Uno stato di guerra aperta, il blocco economico e degli aiuti per Gaza, il bombardamento aereo e delle artiglierie a distanza, un’orgia di violenza assoluta, tutto ciò avviene col consenso di un liberalismo occidentale soddisfatto di sé che lascia fare a un militarismo ad alta tecnologia contro una popolazione inerme, salvo condannare “fermamente” quando, invece del solito quartiere o una scuola, le bombe colpiscono un ospedale.
La potenza aerea è un elemento essenziale nell’arsenale bellico israeliano, da ciò la tendenza a fare affidamento su una potenza di fuoco che evita di mettere gli “stivali a terra”, come sosteneva Churchill. Sfruttare un vantaggio comparativo in armi ad alta tecnologia per distruggere il fronte interno nemico, soddisfacendo al tempo stesso il desiderio di punizione e mettendo in pericolo la popolazione civile.
Ora, in attesa che qualcuno decida a chi attribuire la responsabilità di questo così come di altri orrori, Washington e i governi delle colonie europee dimenticano un fatto essenziale, a proposito del diritto di Israele di difendersi, e cioè che se c’è qualcuno in Palestina che ha diritto di difendersi sono proprio i palestinesi. Difendersi dallo Stato di Israele, che non è altro che il risultato dell’immigrazione di popolazioni provenienti dall’Europa e dal resto del mondo, costituitisi in uno Stato che verso la popolazione autoctona, cioè palestinese, applica vessazioni e discriminazioni odiose, un vero e proprio apartheid razziale.
Ormai il danno è fatto, non si può pretendere che gli israeliani se ne vadano dalla Palestina, ma i governi occidentali potrebbero condizionare il loro appoggio pretendendo per i palestinesi il rispetto dei diritti umani e di quelli civili da parte dello Stato d’Israele. Dunque, il minimo che possano fare.


