venerdì 11 settembre 2020

Non ci si crederà, ma allora ...


Oggi è stato l’ultimo giorno di mare, come quel venerdì di 50anni fa. Era tutto uguale, a parte ovviamente l’età e ciò che le va dietro. Poche differenze: la spiaggia disabitata o quasi, mentre allora era affollata, anche perché la scuola iniziava il mese dopo.


Le donne serie non portavano il bikini. I maschi sfogliavano ABC, ma di nascosto. Porci. E c’erano molti meno froci. Gesù, quanti ce ne sono oggi. Che altro? Ah, i negri stavano in Africa. Mica come oggi.



Un chilo di pane 100 lire; ora cento volte tanto. Nel 1970, Potere Operaio non era solo uno slogan e l’autunno era caldo, senza tirare in ballo il climate change.


Non ci si crederà, ma allora D’Alema e Veltroni si insultavano chiamandosi l’un l’altro “compagno”!



 

I fascisti stavano nelle fogne, mentre poi si sono fatti accomodare ovunque. Le banche esplodevano, ora si fondono. Si temeva il golpe, oggi tutt’al più uno starnuto.

L'impossibile di Ilaria Capua, l'inaudito di Hegel

 

Scriveva il mese scorso Ilaria Capua (Corriere della Sera): «La pandemia ha trasformato l’impossibile nel necessario».

 

Nel linguaggio colloquiale una simile affermazione passa inosservata perché se ne coglie il senso spiccio e laterale. Anche pronunciata da un politico non suscita alcunché, data l’abitudine di sentire il peggio su ogni argomento. C’è però differenza se tale frase compare in un articolo giornalistico scritto da una persona di scienza, poiché può veicolare un concetto profondamente sbagliato.

 

Chiaro che la dottoressa Capua è ben consapevole che l’impossibile non solo non può diventare necessità, ma nemmeno realtà. Solo il possibile può diventare realtà. Può, appunto, ma non necessariamente!

 

Solo il possibile è determinato per necessità, e proprio per questo motivo Capua doveva evitare l’iperbole con la quale l’impossibile è trasformato in necessario.

 

Di seguito provo a rendere fruibili quelle che possono apparire come astrazioni pedantesche, ma che possono avere una grande rilevanza sia sul piano metodologico e sia su quello pratico. Non è un caso che non pochi dei più grandi errori politici, strategici, eccetera, siano stati compiuti in ogni epoca ignorando la dialettica di possibilità e realtà.

 

*

 

Ogni aspetto della nostra vita individuale è connesso al caso. Il modo stesso nel quale i singoli individui s’incontrano, s’accoppiano e si riproducono è legato al caso. La possibilità che ciò avvenga a livello del singolo individuo può anche non tradursi in realtà. Invece per l’insieme dei singoli, per la nostra specie così come per qualsiasi altra specie, vale la necessità secondo legge, nel senso che il movimento casuale dei molti individui si manifesta come necessità complessiva, statisticamente determinabile, e in tal modo la realtà è assicurata necessariamente.

 

Riassumendo i principi “inauditi” di Hegel:

 

“Il casuale ha un motivo”, poiché nulla avviene senza motivo. Ma il motivo determina il reale soltanto come possibile (per es. il possibile incontro tra due individui, ecc.). “Il casuale, in pari tempo, non ha motivo alcuno”, poiché può essere come non essere (è casuale!). “Il casuale è necessario”, nel senso che nel fuggevole, nell’irripetibile e nel temporaneo compare per necessità il permanente e il duraturo (la continuità della specie), ma solo casualmente (l’incontro, l’accoppiamento individuale, ecc.). “La casualità è la necessità assoluta”: senza casualità (l’incontro, l’accoppiamento, la procreazione) tutto ciò che è irripetibile e transitorio sarebbe già necessità. Solo nella forma della casualità il necessario è assoluto.

 

Ciò che vale per gli individui di qualsiasi specie, comprese le specie vegetali, vale per ogni sfera delle scienze naturali, per il mondo fisico in generale. Le tesi hegeliane sulla dialettica di casualità e necessità valgono per i grandi fenomeni naturali e anche per ciò che riguarda le particelle più piccole della materia, su questo pianeta e in qualsiasi altro luogo dell’universo.

 

Ciò che noi impariamo sulla natura, sull’essenza più profonda delle cose, non è ciò che è accaduto, bensì il perché, perché ciò fosse possibile. Ciò che nella natura noi troviamo di durevole, di permanente, è ciò che è possibile in conformità alle leggi. In questo senso Hegel dice: il possibile è determinato per necessità. Esso è stabilito secondo leggi. Scoprire le leggi che determinano il reale significa conoscere ciò che è possibile.

 

Hegel trae la conseguenza che se una cosa è determinata secondo legge e per necessità soltanto come una cosa possibile, allora essa nella realtà può apparire solo casualmente. Poiché, come semplice possibile, può accadere o non accadere; essa, se accade, non accade per necessità ma solo casualmente. Se infatti accadesse per necessità, se la comparsa del possibile fosse retta dal principio che esso deve accadere per necessità, allora questa comparsa sarebbe determinata non come un semplice possibile, ma già come una necessità.

 

Proprio l’opposto di ciò che scrive la pur stimata e simpatica Ilaria Capua. Da qui in poi potrebbero seguire delle considerazioni a riguardo della presente epidemia e il suo rapporto con la dialettica caso-necessità, ma siamo ancora in piena soggezione mediatica, intimoriti da clamori e marasma contabile, e perciò è meglio evitare. E sperare nel vaccino, altrimenti con la strategia adottata nella maggioranza dei paesi, fra cinque anni parleremo ancora della “prossima ondata”.

giovedì 10 settembre 2020

L'effetto farfalla del virus


Il crollo dei prezzi del petrolio all’inizio dell’anno, i tagli alla produzione e la recessione mondiale stanno avendo un impatto devastante sulle condizioni economiche e sociali nei paesi produttori di petrolio del Medio Oriente e Nord Africa (MENA: Middle East and North Africa).

 

Per dare le dimensioni della crisi: il prezzo del petrolio, che ha iniziato l’anno a circa 60 dollari al barile – quasi la metà di quello di un decennio fa – è sceso a 40 a marzo per poi precipitare in territorio negativo e quindi risalire a circa 40 al barile nelle ultime settimane. Quest’anno, i ricavi del petrolio dovrebbero essere di circa 300 miliardi, in calo dai 575 miliardi del 2019 e dagli oltre 1.000 del 2012.

 

Mentre la produzione di petrolio può essere redditizia solo a 40 al barile, nessuno degli Stati arabi, tranne il Qatar, può sostenere a lungo i propri bilanci a questo livello. I più colpiti sono Algeria e Oman, che hanno bisogno che i prezzi salgano notevolmente rispetto alle attuali quotazioni. Anche il più grande produttore di petrolio, l’Arabia Saudita, che fa affidamento sul petrolio per il 70% del suo bilancio, ha bisogno di 80 dollari al barile per pareggiare i suoi conti.

Non posso scegliere

 

Pierre de Marivaux era nemico di Jean-François Marmontel, perché, citando una delle sue canzoni, costui aveva dimenticato una vocale; aveva scritto: Dio! Com’era bella! Invece che: O Dio! Com’era bella! (*)

 

Da qualche giorno, un tizio pieno di sé mi canzona anzitutto perché avrei parlato bene di Philippe Daverio, che egli sentenzia fosse “personaggio politicamente reazionario, culturalmente narcisista e socialmente repulsivo”. Insomma un animo miserabile.

 

Vero è che non ho parlato male di Philippe Daverio, perché non ne avevo motivo e anche perché non usa, per creanza, sparare ad alzo zero su persone che sono appena andate in cielo a ricevere la ricompensa delle proprie virtù. Viepiù mi sfugge come si possa considerare Daverio una persona “socialmente repulsiva”.

 

Vorrei scrivere solo per certe persone, ma ovviamente non posso scegliere quali. E saprei evitare benissimo quelle che non vorrei tra i piedi. Quelle le cui opinioni non sono mai sfiorate dal dubbio, che non sanno cos’è scrivere e l’ironia la sciupano con la loro pedanteria. Passano al setaccio ogni parola, cercano l’errore o la svista, anche presunti, per intervenire sentendosi in diritto di decretare la suspicione di tutto ciò che scrivo.

 

Domenica scorsa è stato preso di mira un mio aggettivo: nequizioso. Dice lo stesso saccente censore: il termine corretto è nequitoso. E fin qui siamo alle opinioni. Però non è stato questo il motivo del suo commento, invero un pretesto per insultarmi.

 

Avrei potuto liquidarlo con il silenzio o una sola parola, ma in quel momento non avevo sottomano il dizionario per scegliere la più adatta.

 

Nel caso di nequizioso, è stata una delle rare volte che, prima di scrivere, ho controllato. Alcuni dizionari riportano anche nequizioso e altri no. Tuttavia, anche se nessun dizionario ne facesse menzione, continuerò con l’uso di nequizioso, e tanto basti ai pedanti e ai livorosi.

 

P.S.: per tutti gli altri, la segnalazione di eventuali errori o castronerie è gradita e benvenuta. Siamo tutti peccatori, anche chi si crede in odore d’infallibilità.


(*) Scritto così in Stendhal, segnalo ad evitare chiose sulla preferenza tra o e oh.

mercoledì 9 settembre 2020

Il fossato

 

La rivista americana Forbes ha pubblicato ieri la sua 39a lista annuale delle 400 persone più ricche del paese, celebrando l’aumento per 240 miliardi di dollari della ricchezza dell’élite parassitaria, che ha raggiunto il record di 3,2 trilioni di dollari, una volta e mezzo il Pil dell’Italia.

 

E tutto ciò mentre milioni di famiglie americane stanno affrontando la disoccupazione, la rovina economica e lo sfratto. Notando che il mercato azionario ha “sfidato il virus”, i redattori di Forbes scrivono: “Anche in questi tempi difficili si continuano a coniare mega fortune”.

 

In cima alla lista di Forbes per il terzo anno consecutivo c’è Jeff Bezos, con un patrimonio netto di 179 miliardi, dai 114 miliardi di dollari nel 2019, con un incremento del 57%, portando l’aumento della ricchezza personale di Bezos a 65 miliardi di dollari in un anno. Aggiungendo il patrimonio netto dell’ex moglie, Mackenzie Scott (57 miliardi), i due avrebbero una ricchezza combinata di 236 miliardi.

 

Ma il dato su Bezos è aggiornato al 24 luglio e dunque è parziale, visto che ad agosto il fondatore di Amazon – sempre secondo Forbes – avrebbe superato il muro dei 200 miliardi, il primo nella storia di questa classifica. La somma di 202 miliardi è l’equivalente dei bilanci nazionali combinati di 118 paesi. È una ricchezza personale senza precedenti, non solo nella storia moderna (*).

 

Mentre molti operatori economici hanno sofferto i danni per le forzate chiusure o hanno cessato la loro attività, durante il secondo trimestre del 2020 Amazon ha registrato un aumento delle vendite nette del 40%, pari a 88,9 miliardi, rispetto allo stesso periodo del 2019. L’utile operativo, cioè il risultato lordo, della società è aumentato a 5,8 miliardi, rispetto a 3,1 miliardi nello stesso periodo del 2019, e l’utile netto è aumentato a 5,2 miliardi rispetto a un utile netto di 2,6 miliardi nello stesso periodo nel 2019, ossia è raddoppiato.

 

Insieme a Bezos, i primi dieci americani più ricchi includono: Bill Gates (Microsoft, 111 miliardi di dollari), Mark Zuckerberg (Facebook, 85 miliardi), Warren Buffett (Berkshire Hathaway, 73,5 miliardi), Larry Ellison (Oracle, 72 miliardi), Steve Ballmer (Microsoft, 69 miliardi), Elon Musk (Tesla, SpaceX, 68 miliardi), Larry Page (Google, 67,5 miliardi), Sergey Brin (Google, 65,7 miliardi) e Alice Walton (Walmart, 62,3 miliardi).

 

Questi livelli osceni di ricchezza personale sono l’espressione particolarmente concentrata dei processi di un sistema economico e sociale che non ha più nulla di razionale.

 

Con l’eccezione di Warren Buffett, il cui patrimonio netto è sceso di 7,3 miliardi nell’ultimo anno, gli altri nove dei primi dieci miliardari più ricchi hanno aumentato la loro ricchezza per un totale di 194 miliardi. Ciò significa che l’80% degli aumenti dei primi 400 super ricchi è andato a nove dei dieci individui multimiliardari.

 

Nel 1982 c’erano 13 miliardari nella Forbes 400, e qualcuno con un patrimonio di “soli” 75 milioni di dollari poteva assicurarsi un posto nella lista.

 

Tentando una parvenza di analisi, Forbes fornisce dettagli sulle mega-fortune: “Diamo il benvenuto a 18 nuovi membri nei ranghi, e a 9 rimpatriati, ex membri dei 400 che erano usciti dalla lista e sono tornati”. I redattori aggiungono: due membri della lista dell’anno scorso sono morti e 25 hanno visto diminuire delle loro fortune; 10 di questi “sfortunati” erano direttamente attribuibili alla crisi Covid. Anche se non menziona specificamente il presidente, il rapporto mostra che la fortuna di Donald Trump è scesa 2,5 miliardi, portandolo dal numero 275 al 339 della lista.

 

Posto che l’élite finanziaria è specializzata nel nascondere l’intera estensione della propria ricchezza, il patrimonio netto dato nel Forbes 400 è senza dubbio inferiore alla quantità reale di ricchezza posseduta.

 

Ciò che il rapporto Forbes tralascia, ovviamente, è qualsiasi riferimento al ruolo che il governo degli Stati Uniti ha svolto nella colossale escalation della ricchezza di Wall Street durante la pandemia. La gestione della rendita speculativa ha fatto appello per il salvataggio dell’economia, ed ecco che con l’approvazione del CARES Act, sostenuta con un voto quasi unanime sia dai Democratici che dai Repubblicani, il Congresso e la Casa Bianca hanno iniziato a iniettare enormi quantità di denaro del Tesoro e dalla Federal Reserve nelle casse delle società americane e nelle tasche dei super ricchi.

 

Rapporti recenti mostrano che il 40% degli americani ha un patrimonio netto negativo. Ciò significa che i loro debiti, come prestiti, carte di credito e debiti studenteschi, sono maggiori dei loro beni, come un’auto, una casa o dei risparmi in un conto bancario. Tuttavia, il patrimonio netto medio delle famiglie americane è di 97.300. Ciò significa che l’ex famiglia Bezos ha un patrimonio netto pari a 2,4 milioni di volte quello del patrimonio netto di una famiglia media.

 

Siamo inviatati ad impoverirci sempre di più acquistando beni superflui per arricchire maggiormente i proprietari di enormi patrimoni. Il fossato che separa le classi sociali è sempre più profondo, e tuttavia si assiste a una rassegnazione fomentata da un continuo stato di paura che ci arruola tutti.

 

(*) Per chi ama i dettagli e i confronti, l’Ucraina ha un Pil di 131 miliardi di dollari, l’Ungheria di 157 miliardi e lo Sri Lanka di 89 miliardi. La ricchezza personale di Bezos è anche superiore all’intero budget del governo di Austria (201,9 miliardi, secondo i dati del 2017), Turchia (190,4 miliardi), Argentina (161 miliardi), Israele (102 miliardi) e Polonia (102 miliardi).