Con nota di numerelli ad uso degli estimatori di Piketty che questi numerelli in Marx dice che non riesce a trovarli, poveretto.
“Ah la crisi…
Ma cos’è questa crisi?
ma cos’è questa crisi?
Metta in scena un buon autore
faccia agire un grande attore e vedrà…
che la crisi passerà!”
La crisi è una tendenza necessaria del modo di produzione
capitalistico, e tuttavia presso la pubblicistica borghese i motivi della crisi
non sono per nulla chiari e anzi regna la più totale confusione. E ciò non deve stupire posto che la coscienza si
realizza nelle forme dell’ideologia della classe dominante, la quale non ha il
minimo interesse a far chiarezza sul punto perché ciò metterebbe in pericolo il
suo potere e i motivi conservativi che lo sostengono.
Per classe dominante dobbiamo
intendere anzitutto la classe sociale che possiede non solo il controllo
dell’economia, ma anche il controllo della produzione, della circolazione e
interpretazione della comunicazione, facendo sì che il suo progetto di società
sia quello accettato e prevalente. In tal senso l’ideologia è essenzialmente la
falsa coscienza espressa nella forma di teorie e di discorsi.
C’è forse qualcuno degli
economisti, politologi, sociologi e tuttologi borghesi che s’è preso la briga
di mettere a confronto le proprie tesi sulla crisi con la legge generale dell’accumulazione capitalistica? Si comportano
come dei medici che invece d’indagare l’eziologia di un morbo disputano
sull’efficacia dei loro rimedi, quasi unanimi nell’indicare nel salasso
l’approccio d’elezione.