Galli Ernesto dalle pagine del Corriere se la prende con chi scarica sugli
altri le responsabilità del disastro italiano. Se la prende con quelli di
Destra e di Sinistra (sempre in maiuscolo, per carità), conservatori e
riformisti (a chiacchiere) tutti accomunati nel “peccato nazionale”, in
sostanza accusati di vivere a scrocco e di aver ridotto l’Italia a un paese disastrato.
Centinaia di migliaia di pensioni d’invalidità “elargite a
chi non le meritava” (forse a chi non spettavano?), un sistema pensionistico
che per anni ha consentito a decine di migliaia di italiani di destra come di
sinistra di andare in pensione con un’anzianità ridicola, troppi lavori
pubblici decisi da amministrazioni di ogni colore e costatati dieci volte il
previsto, troppi posti assegnati in base a una raccomandazione, l’evasione
fiscale, i padroni che non investono, eccetera. Il solito lungo elenco, e Dio
solo sa che queste cose, di per sé, sono assolutamente vere, e che le parole di Galli, per il sentimento che esprimono, sono sante.
Magari
Galli Ernesto avrebbe potuto citare quale esempio concreto del nostro declino
industriale, il caso Fiat. È colpa della Fiom se le auto della
gamma (?) Fiat di maggior “successo” sono la Panda e la Cinquecento prodotte
all’estero? Lo smantellamento di Lancia e Alfa Romeo è colpa dei
cassaintegrati fannulloni? Le informazioni finanziarie drogate, gli abbellimenti di
bilancio di Parmalat e la vicenda Cirio, l’espulsione da interi
settori produttivi della nostra industria, a chi le mettiamo in carico? Ai
pensionati con meno di mille euro il mese?