giovedì 18 luglio 2013

... ed eventuali


Nei prossimi giorni, il 29 luglio, ricorre il 130° anniversario della nascita di Benito Mussolini. Se Silvio Berlusconi è senz’altro il personaggio politico italiano più conosciuto e controverso in Italia e nel mondo degli ultimi due decenni (e lo sarà, malgrado pronostici contrari, ancora a lungo), sicuramente Mussolini è il personaggio politico italiano più conosciuto e controverso in Italia e nel mondo del XX secolo, forse di sempre. Anche il nome di Garibaldi è universalmente conosciuto, ed egli è uno dei personaggi più popolari (basti ricordare il trionfo di folla senza confronti che lo accolse nella sua visita londinese), e tuttavia non è un personaggio storico tanto controverso quanto Mussolini. Ciò dipende in gran parte dal fatto che il romagnolo ha legato il proprio destino a quello di Hitler e alla più grande carneficina della storia.

Del personaggio parlo qui sulla scorta delle mie non sistematiche letture e conoscenze, anzitutto per ciò che ricordo della lettura, quasi integrale, dei diversi volumi dell’opera del maggior biografo di Mussolini, ossia Renzo De Felice. Poi di altre letture di libri e libretti, restando sempre dell’idea che – se non si hanno intenti specialistici – non è importante leggere molti libri su un determinato argomento – in tal caso la quantità non si trasforma necessariamente in qualità –, ma leggere quelli “giusti”. Perciò le bibliografie ad uso del grande pubblico sono utili quando offrono indirizzi di lettura attenti e contenuti entro limiti ragionevoli, ed evitano di costruire monumenti di erudizione (presunta).

mercoledì 17 luglio 2013

La geografia invisibile del potere. Despoti e usurai


La necessità e la causa di forza maggiore sono sempre buoni alibi per i figli di puttana. E non mi riferisco solo ai banchieri.

L’8 dicembre 2011, la BCE ha dichiarato che avrebbe erogato alle banche dell’area dell’euro finanziamenti a tre anni, mediante due operazioni straordinarie di rifinanziamento, con piena aggiudicazione degli importi richiesti il 21 dicembre 2011 ed il 29 febbraio 2012. 

L’importo complessivamente erogato al sistema bancario europeo attraverso queste due operazioni è stato pari a circa 1.019 miliardi di euro. I finanziamenti erogati dalla BCE agli istituti di credito italiani nelle due operazioni sono stati rispettivamente pari a 116 e a 139 miliardi.

Per ragioni tecniche, alla fine l’immissione netta di liquidità è stata pari a circa 60 e 80 miliardi nelle due operazioni. Dunque 140 miliardi complessivi, i quali non sono bruscolini.

martedì 16 luglio 2013

Corporatocrazia


I numeri dicono che muoiono per denutrizione più di ventimila persone al giorno. Non è vero che non ci sono responsabili per questo stato di cose.

* * *

Il caso Snowden e quello di Trayvon Martin, sono eloquenti. Non nuovi, peraltro. Che gli Stati Uniti siano un regime poliziesco e spionistico, un regime dell’apartheid, lo dicono molti fatti di oggi e del passato. Malgrado sieda un mulatto alla Casa Bianca e alla borghesia nera sia consentito qualche trastullo e di occupare qualche posto di prestigio, la condizione dei proletari neri non è molto cambiata rispetto alla rivolta di Watts (*).

Chi sostiene che gli Usa – il primo vero impero globale della storia – siano una nazione democratica, non ha la più pallida idea della democrazia e soprattutto su cosa in realtà regga il sistema americano. Gli Usa battono una moneta che è alla base delle transazioni mondiali e che ha come garanzia non già l’oro – vale a dire l’equivalente universale del valore – ma dalla forza militare e dal controllo strategico sulle materie prime, sulle rotte e i flussi. Questa posizione consente agli Usa ogni licenza, compresa quella di uccidere e rapire chiunque nei paesi che glielo consentono o che non possono reagire.

La possibilità di battere moneta che non ha nessun valore intrinseco e che non è convertibile in oro, ma accettata da tutti, dà la possibilità agli Usa di indebitarsi oltre ogni limite e di concedere prestiti sui quali esercitare ricatti di ogni genere. In tal modo essi non solo dominano il commercio del pianeta, ma sottomettono interi popoli senza bisogno d’inviare un solo soldato armato. Ecco uno dei motivi per i quali gli Usa e i loro alleati inglesi – di là delle dichiarazioni ufficiali – stanno sabotando in tutti i modi l’euro. Non deve dunque sorprendere che il debito pubblico italiano venga classificato dalle agenzie di rating a livello del Marocco o del Messico e inferiore al Cile.

lunedì 15 luglio 2013

Almeno per oggi


In quest’afa di luglio non c'è rischio d'essere presi da qualche fremito di godimento intellettuale a seguire le cronache politiche di un paese in bancarotta (in tutti i sensi) e che tuttavia trova sempre modo di dividersi fintamente ed equamente tra laici e cattolici, reazionari e liberal, puttanieri e semplici guardoni, trombettieri e trombati, arnesi seminuovi e vecchie suole, pezzi della propaganda femminista e froci usurati dall’orgoglio.

Le potenzialità esilaranti e fermentanti tra ambienti e individui del mondo politico, giornalistico e variamente mondano sono praticamene inesauribili nel rituale figé di controversie inventate di sana pianta. Mancano solo i marziani, i quali se dovessero scegliere un sito acconcio per infiltrarsi non farebbero mancare la loro preferenza per una terrazza romana, pregustando le dolci abitudini della città.

Ci siamo assuefatti a una sorta di glorificazione della putrefazione e dell’orrido, tanto che se c’è qualcosa di serio sui media, ciò è frutto del casuale, una stortura dell’ordinario che non trova seguito. Dovrebbe prevalere un senso di nausea universale, ma non mi pare. Spero, almeno per quanto mi riguarda, nelle cose che passano, che svaniscono se non altro per sfinimento. E invece tutto l’orrido sembra proprio non dover tramontare mai.


Sorseggiando il necessario m’immergo in una lettura antica che mi tiene alla larga da ogni tentazione di dover commentare qualche dettaglio di questa vacuità. Almeno per oggi.

venerdì 12 luglio 2013

L'eccedenza


Ad ogni contatto che ho con il mondo delle attività produttive o dei servizi, rilevo soprattutto una preoccupazione: ridurre il costo del lavoro. Vale a dire il prezzo della forza-lavoro, poiché essa costituisce quel fattore – comprimibile quanto si vuole ma ineliminabile – che nella produzione genera valore, ossia profitti.

Effettivamente il “costo del lavoro” è alto in Italia, ma i salari sono tra i più bassi d’Europa (ovvio che non mi riferisco all'Europa geografica che comprende Romania o Slovacchia e nemmeno alla Polonia), e sicuramente i più bassi tra le potenze economiche dell’Occidente. Ne deriva, come sanno anche i passeri, che il “costo del lavoro” è alto in Italia perché sono elevati gli oneri sociali (anche in Germania il “costo del lavoro” e gli oneri sociali sono elevati, ma loro sono – per dirla molto in breve – crucchi …).

Pagare, ogni mese, 19 milioni di pensioni – anche se la maggior parte sono pensioni di fame – non è impresa da pigliare a gabbo. Poi ci sono gli sprechi, la corruzione, l’evasione e tutte le altre piaghe comuni ad ogni paese del mondo. Solo che in Italia su tali piaghe prospera o sopravvive molta più gente di quanta riceva – o s’illuda di non ricevere – un danno diretto. E conseguentemente - per una legge di natura – chi ci governa da secoli non può essere – in generale – gente migliore del resto della compagnia, bensì piccoli personaggi senza scrupoli e senza prospettiva pronti ad assecondare ogni tipo di camorra.