Siamo obbligati a credere sulla parola a ogni cosa che ci dicono,
cioè a credere in misura più o meno grande ad ogni bugia ufficiale,
non sentiamo altra verità o non sappiamo decifrare altre voci,
che pure ci sono ma sono sommerse dal frastuono mediatico.
Questo potere avanza pretese di assolutismo,
recita la sua parte con l’aspetto più serio,
ma non si accorge del proprio volto ridicolo
e del carattere comico delle sue pretese.
C’è sempre in questa serietà un elemento di paura
e di intimidazione.
Non potendo più far leva sulla paura del divino,
ci pongono con paura davanti alle forze “misteriose” della natura.
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L’altro ieri ho accennato alla guerra del petrolio in atto tra sauditi e russi, con lo shale oil americano a farne le spese visto che non può reggere a lungo certi prezzi al ribasso e le sue obbligazioni sono spazzatura. Ieri, la cosa è stata spiegata meglio ancora nel blog Phastidio. Il merito va riconosciuto.
Sempre ieri, la borsa italiana ha continuato a perdere e le altre euorpee non hanno sorriso. Il Dow Jones ha chiuso con un aumento del 4,9 per cento, con S&P 500 in aumento della stessa percentuale.
Motivo del momentaneo recupero di Wall Street sembra essere stato l’annuncio di Trump che l’amministrazione lancerà un “importante” pacchetto di aiuti economici, e dunque nuovo denaro sul quale lucrare “giusti profitti”, almeno nel breve termine.
Tuttavia, a determinare lo stato delle borse e dell’economia in queste settimane è il noto virus che porta in genere febbre e affaticamento respiratorio, con esiti più gravi presso la popolazione molto anziana e affetta da “pluripatologie pregresse”. Il blocco dell’Italia è l’espressione più acuta di questo panico amplificato dalla solita spettacolarizzazione mediatica (98 per cento dei decessi negli over 60, 2 per cento tra 50-59 anni, nessun caso sotto i 50).
L’idea, fantasiosa, che l’effetto di questa crisi sull’economia globale sarebbe a forma di V – una brusca flessione nel primo trimestre seguita da una rapida e sostenuta ripresa – viene ora scartata dai meteorologi economici che declassano le loro previsioni.
Non ripeto le cose che ho già detto nei giorni scorsi a proposito dei danni gravissimi che da tale situazione deriveranno all’economia e in definitiva alla vita delle persone. Siamo prigionieri di un incubo, in una spirale verso il basso, che durerà anche dopo che avremo finito di farci spaventare da chi paventa scenari nei quali i medici dovranno scegliere tra chi “salvare” e chi invece lasciare al proprio inesorabile destino.
Secondo l’Istat i morti in Italia nel 2018 sono stati 633.000, in calo di 15 mila unità rispetto all’anno precedente. Una media di 1.734 morti il giorno. Nei mesi invernali questa media sale a oltre 2.000 morti. L’unica verità di questo mondo che non può essere messa in discussione è, appunto, la morte.


