domenica 8 marzo 2020

Il potere opaco



Ieri sera ancora non sapevo che oggi avrei potuto gustare (termine appropriato) il settimo e forse miglior articolo che Alvar González-Palacios dall’agosto scorso sta scrivendo per la Domenica de Il Sole 24 Ore sul tema delle antiche e prestigiose dimore della old England. L’autore, che seguo appassionatamente dagli anni 1970, è il più competente esperto a livello mondiale di arti decorative, argomento che tratta con chiarezza e grazia. L’ultimo articolo ha per oggetto la Ham House, vicino Londra, una dimora ducale che, mi spiace ammetterlo, non ho visitato.

Ham House non fu una delle dimore più vaste del regno ma certamente quella più curata e lussuosa. In origine fu proprietà di William Murray, la cui figlia Elizabeth sposò un Tollemache (pronuncia: tolmash). Rimasta vedova, Elizabeth impalmò il duca di Lauderdale, «grosso, grasso e di pelo rosso; di maniere rozze, chiassoso sempre, non era cortese ma altezzoso, poco degno di un sapere che tutti gli riconoscevano, con un’ottima padronanza delle lingue antiche e, come la duchessa, buon lettore di storia e dotato di impeccabile memoria. Col trascorrere degli anni si dette anche lui alla divinity [teologia] prima di passare a certe ossessioni erotiche. […] Si ricordava come egli fosse andato alla privy chamber per danzare in gonnella riuscendo ad allontanare la malinconia del re con grande successo». We’re british!

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Ieri sera, dicevo, ancora non sapevo che l’indomani avrei potuto riappacificarmi col manicomio-mondo (non tutto) grazie ad Alvar González-Palacios, e uno stato di malinconia mi stava assalendo quando, per ravvivarmi e sottrarmi alla monotona programmazione televisiva, ho deciso d’investire qualche euro per vedere il film di Roman Polański sul noto caso di Alfred Dreyfus, l’ufficiale ebreo francese incriminato con l’accusa di spionaggio per la Germania (*). 

Panico e confusione, che pagheremo cari

Aggiornamento delle 20,15. Secondo mie fonti, a riguardo dell'applicazione del decreto, non ci saranno blocchi stradali, le merci potranno viaggiare liberamente così come chi si sposta per lavoro ecc.. In pratica, marcia indietro.


Chiudono la Lombardia e 14 province. Da domani, se non già oggi, ci accorgeremo delle conseguenze, che saranno gravissime, anzi catastrofiche, sotto ogni aspetto. Ben più gravi di questa sindrome influenzale, che non è la peste. Viviamo una situazione di confusione e di panico, in gran parte favorita da protocolli discutibili ed esagerati, da gente sotto stress mediatico o che cerca evidenza e promozione personale.

Nei prossimi giorni saranno garantiti i rifornimenti alimentari causa blocco del transito delle merci? Milioni di persone rischiano di tornare al baratto e all’accaparramento? Quali conseguenze avrà il blocco delle forniture nell’industria, nell’agricoltura, nel commercio e in qualsiasi attività? Avremo un’infiammata dei prezzi? Quante attività economiche chiuderanno per sempre, quanta gente perderà il proprio lavoro? In tal modo non si isolano solo le popolazioni delle province direttamente interessate dal decreto del governo, ma l’intero centro-nord, in attesa di estendere il blocco all'intero paese, anche con l’estero!

Un danno che in non pochi casi sarà irreversibile, e che subiremo impotenti, se non accusati di "irresponsabilità".

sabato 7 marzo 2020

«La migliore sanità del mondo»



L’istituto superiore di sanità dà conto di queste cifre :

«In Italia circa 500.000 pazienti su 9 milioni e mezzo di ricoverati l’anno sono affetti da un’infezione contratta in ospedale. Vale a dire che una percentuale compresa tra il 5 e il 17% dei pazienti ospedalizzati si ammala ogni anno di un’infezione e il 3% ne muore. Polmoniti, setticemie e infezioni da catetere, le più diffuse».

Il 3 per cento di 500.000 infettati (stima prudente equivalente al 5 per cento dei ricoveri) fanno 15.000 morti per infezioni ospedaliere. Se invece diamo per buona quella del 17 per cento, allora gli infettati sono circa 1.600.000, il 3 per cento dei quali dà 48.000 morti.

Insomma, in ogni caso un'ecatombe.

I rappresentanti delle istituzioni faranno appello televisivo alla nazione perché si evitino gli ospedali?  

Non solo virus



Quello che segue è un breve post dello scorso 16 settembre.

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Immaginiamoci un cimitero con 90.000 tombe. Sulla lapide di una di esse potrebbe esserci iscritto il nostro nome o quello di una persona a noi cara. Sono le tombe delle persone che solo quest’anno in Italia moriranno precocemente a causa dell’inquinamento atmosferico: 1.500 per milione.

Nove persone su dieci vivono in luoghi con livelli d’inquinamento (particolato atmosferico) più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il nostro paese rimane quello con l’aria più fetida fra i grandi paesi europei, non solo per quanto riguarda la Pianura Padana, ma anche per Napoli, Taranto, la Sicilia sudorientale, Frosinone, Benevento, Roma e la valle dell’Arno.

Circa due terzi dei decessi è dovuto all'emissione delle cosiddette polveri sottili (sistemi di trasporto, di riscaldamento, ecc.), il 30% circa per il biossido d’azoto prodotto prevalentemente dalle attività agricole (*), il 4% circa per lozono (varie cause).

L’inquinamento atmosferico è la prima causa di morte precoce in Europa, 790.000, e nel mondo, 9.000.000, pari a 15 volte di tutte le vittime delle guerre e delle morti violente in un anno nel mondo!

(*) Le attività agricole e di allevamento animale emettono nell'atmosfera ammoniaca (NH3), dai fertilizzanti e dalle deiezioni degli allevamenti. L'ammoniaca nell’aria reagisce con nitrati e solfati (prodotti degli autoveicoli) e va a formare particolato fine.
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Se non siete presi da cose più urgenti, magari leggere cosa scrivono certi stronzi su twitter o simili, leggete anche questo post del 31 gennaio, prima del grande panico.

venerdì 6 marzo 2020

Quando l'influenza faceva più morti del coronavirus


È di sicuro interesse leggere questo articolo tratto dal New York Times di quattro giorni fa a riguardo dei vaccini antivirali, dal quale tra l’altro si evince che nel 2009 l’influenza (H1N1) negli Usa divenne una pandemia e infettò circa 60 milioni di americani e ne uccise 12.469, dato peraltro stimato e confermato dal Centers for Disease Control and Prevention.