sabato 7 marzo 2020

«La migliore sanità del mondo»



L’istituto superiore di sanità dà conto di queste cifre :

«In Italia circa 500.000 pazienti su 9 milioni e mezzo di ricoverati l’anno sono affetti da un’infezione contratta in ospedale. Vale a dire che una percentuale compresa tra il 5 e il 17% dei pazienti ospedalizzati si ammala ogni anno di un’infezione e il 3% ne muore. Polmoniti, setticemie e infezioni da catetere, le più diffuse».

Il 3 per cento di 500.000 infettati (stima prudente equivalente al 5 per cento dei ricoveri) fanno 15.000 morti per infezioni ospedaliere. Se invece diamo per buona quella del 17 per cento, allora gli infettati sono circa 1.600.000, il 3 per cento dei quali dà 48.000 morti.

Insomma, in ogni caso un'ecatombe.

I rappresentanti delle istituzioni faranno appello televisivo alla nazione perché si evitino gli ospedali?  

Non solo virus



Quello che segue è un breve post dello scorso 16 settembre.

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Immaginiamoci un cimitero con 90.000 tombe. Sulla lapide di una di esse potrebbe esserci iscritto il nostro nome o quello di una persona a noi cara. Sono le tombe delle persone che solo quest’anno in Italia moriranno precocemente a causa dell’inquinamento atmosferico: 1.500 per milione.

Nove persone su dieci vivono in luoghi con livelli d’inquinamento (particolato atmosferico) più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il nostro paese rimane quello con l’aria più fetida fra i grandi paesi europei, non solo per quanto riguarda la Pianura Padana, ma anche per Napoli, Taranto, la Sicilia sudorientale, Frosinone, Benevento, Roma e la valle dell’Arno.

Circa due terzi dei decessi è dovuto all'emissione delle cosiddette polveri sottili (sistemi di trasporto, di riscaldamento, ecc.), il 30% circa per il biossido d’azoto prodotto prevalentemente dalle attività agricole (*), il 4% circa per lozono (varie cause).

L’inquinamento atmosferico è la prima causa di morte precoce in Europa, 790.000, e nel mondo, 9.000.000, pari a 15 volte di tutte le vittime delle guerre e delle morti violente in un anno nel mondo!

(*) Le attività agricole e di allevamento animale emettono nell'atmosfera ammoniaca (NH3), dai fertilizzanti e dalle deiezioni degli allevamenti. L'ammoniaca nell’aria reagisce con nitrati e solfati (prodotti degli autoveicoli) e va a formare particolato fine.
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Se non siete presi da cose più urgenti, magari leggere cosa scrivono certi stronzi su twitter o simili, leggete anche questo post del 31 gennaio, prima del grande panico.

venerdì 6 marzo 2020

Quando l'influenza faceva più morti del coronavirus


È di sicuro interesse leggere questo articolo tratto dal New York Times di quattro giorni fa a riguardo dei vaccini antivirali, dal quale tra l’altro si evince che nel 2009 l’influenza (H1N1) negli Usa divenne una pandemia e infettò circa 60 milioni di americani e ne uccise 12.469, dato peraltro stimato e confermato dal Centers for Disease Control and Prevention.

Non sarà la fine del capitalismo, ma ...


Dopo l’impennata di mercoledì, oltre il 4 per cento, alimentata in gran parte dall’apprezzamento del mercato per la vittoria dell’ex vicepresidente americano Joe Biden alle primarie del Super Tuesday (il mercato speculativo funziona in gran parte su queste basi psicologiche), ieri Wall Street ha visto un’altra sessione turbolenta con indici di mercato in ribasso di oltre il 3%. Non andrà meglio nei prossimi giorni.

La caduta del mercato azionario è stata accompagnata da un ulteriore calo dei tassi di interesse sul mercato obbligazionario, con il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni sceso a un nuovo minimo dello 0,9 per cento, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro a 30 anni è sceso all’1,55%, altro livello record.

Questo avviene perché gli investitori passano ai titoli di Stato, e se tale domanda aumenta s’alzano i prezzi e con ciò s’abbassano i rendimenti. Questo indica che i mercati chiedono un ulteriore taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, dopo la riduzione di emergenza di martedì di 0,5 punti percentuali.

Ieri il Dow ha chiuso con un calo del 3,6 percento, con l’S&P 500 in calo del 3,4 percento e il Nasdaq che ha chiuso in ribasso del 3,1 percento. Finora in questa settimana il Dow ha avuto due giorni in cui è aumentato di oltre 1.000 punti, quindi un calo di un giorno di oltre 800 punti e la caduta di ieri di quasi 1.000. Fate vobis.

La causa immediata di queste variazioni del mercato è il conflitto tra due prospettive opposte. Da un lato, vi è la convinzione che la Fed e le altre banche garantiranno altra liquidità a prezzi sempre più bassi, ma per contro vi sono investitori ormai convinti che la diffusione del virus porterà a una grave recessione economica negli Stati Uniti e nel mondo. Più passano i giorni e più i contagi aumentano e più questa tesi prevale (stravince in Europa).

A dire il vero non manca l’attenzione sulle tendenze sottostanti del sistema finanziario che stanno creando, virus o non virus, le condizioni per un’altra crisi su scala anche più ampia e dirompente del 2008, vale a dire, in soldoni, che si guarda con crescente preoccupazione (eufemismo) alla situazione del debito globale (ne ho già scritto più volte).

Come molti sanno ma fingono d’ignorare, parte non trascurabile di questo debito non è stato utilizzato per finanziare nuovi impianti e attrezzature, per aumentare i ricavi di produzione e vendita, ma per finanziare fusioni e acquisizioni, nonché riacquisti di azioni per aumentare le valutazioni del mercato azionario: un processo che offre premi molto interessanti per i dirigenti aziendali e le principali società finanziarie, e rivoli di benessere anche ai promotori finanziari con sfera di cristallo.

Pertanto il virus non farà che aggravare tale situazione di bolle e bollicine che prima o poi debbono scoppiare, come di fatto avviene sistematicamente lungo tutta la storia del capitalismo, ma ultimamente con una frequenza che dovrebbe far riflettere circa la crisi storica di questo sistema.

Già abbiamo sott’occhi l’interruzione delle catene di approvvigionamento e la riduzione della crescita globale, con crisi d’interi settori, riduzione degli utili e maggiore difficoltà a pagare i debiti, a cui farà seguito, come legge di natura, una stretta creditizia in una situazione di tassi di interesse bassissimi e negativi.

Non sarà la fine del capitalismo (non esiste la “fine” del capitalismo, ma un processo storico che porta a “cose” nuove), ma ciò che si sta innescando prefigura sommovimenti sociali e politici che potrebbero essere di non lieve e temporanea entità.

giovedì 5 marzo 2020

Il capitalismo funziona solo quando ...


«Cazzo di roba è quella?»


Stando ai dati ufficiali, i contagiati assommavano ieri sera a circa 3000. Vale a dire quanti gli abitanti di un piccolo paese. Non sono ristretti in pochi focolai, e perciò le misure di contenimento adottate sono più che giustificate e anzi per certi aspetti contraddittorie e insufficienti. Pensiamo solo allo scambio di denaro contante che avviene presso le casse dei supermercati e dei negozi. Vero è che nel 2020 “ci siamo imparati” che bisogna lavarsi le mani bene e di frequente, e questo non è un piccolo passo nella storia dell’umanità, ma ci vorrà ben altro per fermare l’epidemia.

Questa mattina al mercato c’era una folla composta soprattutto di anziani e non rari erano anche i bambini. Anziani e mamme se ne fottono del virus, per nulla al mondo rinuncerebbe ai propri riti. Tocca dar ragione a Burioni, il quale, dopo averci detto, tra l’altro, che non si tratta di un semplice raffreddore ma nemmeno di peste, ora sostiene che la gente non si rende conto della gravità del problema.

Pare vengano ricoverati  anche contagiati con sintomi lievi, ma resta il fatto che almeno il 10 per cento dei positivi presenta problemi seri o anche gravi che impongono ricovero ospedaliero per speciali terapie. Pertanto, dopo 15 giorni è doveroso prendere atto che non si tratta di un’infezione poco più grave di un’influenza stagionale, pure se, ci viene detto, la versione italiana del virus (o dei virus, neanche questo è chiaro) sembra essere più benevola. Sarà.

Una nota positiva viene da Wall Street dove ieri tutti gli indici hanno chiuso oltre il 4 per cento. Ciò non è bastato a portare il sereno nelle Borse europee. Anche Wall Street primo o poi dovrà rassegnarsi al fatto che l’economia a livello globale non sta andando bene e andrà anche peggio. Poi, quando l’epidemia si diffonderà negli Usa (per ora meno di 500 test) ne vedremo delle belle con la sanità pubblica che hanno.

Intanto che prendiamo nota che Silvio e Francesca non fanno più coppia, c’è da rilevare che il capitalismo funziona solo quando le cose vanno bene, cioè a tratti sempre meno ravvicinati.