lunedì 5 maggio 2014

Il grande gioco


Il presidente del consiglio, invece di essere nelle zone alluvionate, sabato sera era allo stadio per la finale di Coppa Camorra. Come scrisse Aristotele da qualche parte nell’Organon: il pesce profuma dalla testa. Testuale.

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domenica 4 maggio 2014

L'inevitabile


Giretto pomeridiano in libreria, ieri, per vedere, si sa mai, che cosa propone di nuovo lo spirito letterario di questa nostra epoca. Sui banchi, in attesa di clienti, c’è Tremonti, Scalfari, Rampini, Bergoglio, Vespa, Cazzullo, i quali ti propongono le solite seghe a 20-30 euro. Se si desidera leggere qualcosa di nuovo bisogna scriverselo da sé, e pure in questo blog ogni tanto incollo qualcosa che dovrebbe interessare.

Tra quella merce da rigattiere, c’è però un libro da poco uscito e che dovrebbe incuriosire: La scintilla, di Franco Cardini e Sergio Valzania, due autori che non abbisognano di presentazioni. Il primo, il medievalista, lo detesto cordialmente, ma ciò è del tutto personale e secondario nelle motivazioni. L’altro, è un ottimo divulgatore che si legge volentieri, ma non è uno storico. Messi insieme, lo storico e il divulgatore, rappresentano una buona esca. Abbocchiamo, fintanto che fuori diluvia.

venerdì 2 maggio 2014

C'era un tedesco, un francese e il solito italiano


I Trattati sull’Unione europea hanno posto le condizioni per non farci la guerra tra di noi. Non è cosa di poco conto se guardiamo a cos’è successo nell’ultimo secolo. E però, come diceva quel tale, la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La frase va correttamente intesa così: la guerra è l’effetto, non la causa. Ora, tolta di mezzo la guerra, restano le cause, la cui risoluzione, così ci piace credere, è nelle mani della politica, ossia delle istituzioni europee.

Sono effettivamente neutrali queste istituzioni rispetto agli interessi di parte, ossia, a chi obbediscono? I membri della Commissione europea, per esempio, sono nominati dagli Stati, e pure il suo presidente è deciso dal Consiglio europeo (anche se poi, formalmente, tutto è ratificato dal Parlamento), e tuttavia in termini di politica economica e monetaria, quali indirizzi segue la Commissione? Non si dica che vige pariteticità effettiva e le decisioni sono collegiali perché sarebbero puerili bugie (s’è visto nel caso della Grecia, per esempio)! Che cosa c’entra la democrazia in questo gioco di scatole cinesi, anzi, di matrioske?

E poi, a quale titolo le corporation industriali e finanziarie spendono ufficialmente oltre 120 milioni di euro l’anno per attività di lobbying a Bruxelles e impiegano più di 1.700 lobbisti? A chi vanno in tasca questi e altri denari?

Farneticazioni televisive



Ieri sera, nella trasmissione televisiva di Michele Santoro, s’è assistito a un dibattito surreale, come spesso accade, e per fortuna che oltre a Landini che qualche cosa di sensato ha provato a dire, c’era la moglie di un operaio dell’acciaieria di Piombino che ha dato una lezione di buon senso pratico a Zingales. C’era anche il critico d’arte Philippe Daverio, il quale ha sostenuto a spada tratta un concetto di per sé giusto, ossia che il nostro patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico andrebbe meglio tutelato e meglio valorizzato. Poi da critico d’arte s’è improvvisato altro, sostenendo che dovremmo lasciar fare l’industria a chi la sa fare, cioè ai tedeschi, e noi italiani, invece, dovremmo dedicarci al turismo, agricoltura e affini. È arrivato a dire che un napoletano ha più attitudine di “fare il barista, non l’operaio”. Ha citato anche la solita merda weberiana per avvalorare la sua tesi, ossia che sarebbe il protestante a incarnare meglio lo spirito del capitalismo. Evidentemente questo scapigliato egocentrico non ha letto, per esempio, Raymond De Roover, e possiede un concetto di stampo fisiocratico dell’economia politica e nozionistico della storia. Del resto da un che si crede un mostro sacro della critica d’arte e che porta in palmo di mano la cosiddetta arte concettuale cos’altro aspettarsi? Chiedo: con il lavoro e il sudore di chi l’Italia è diventata una delle principali potenze industriali ed economiche mondiali? Milioni di meridionali, di contadini del Sud e di “baristi napoletani”, sono emigrati soprattutto nel triangolo industriale, anche con le loro braccia è stato costruito il “miracolo economico” italiano che oggi stiamo dissipando. Per fare turismo, per fare cultura, per fare vivere civile, ci vuole un’industria di base, questo anche un ragazzino di terza media lo capisce. Che poi turismo e tutela siano ridotti come sono, è tutt’altro paio di maniche. Noi vediamo che cosa costi all’Italia non avere una propria autonomia energetica, non aver saputo difendere adeguatamente i propri settori industriali strategici (che la Francia difende con i denti e che ovviamente la Germania si tiene stretti). Se l’Italia dovesse vocarsi esclusivamente al turismo e all’agricoltura, lasciando l’industria di base ad altri, la Spagna che cosa dovrebbe fare? Olivicoltura e pastorizia? Se Enrico Mattei avesse ascoltato ieri sera le scempiaggini di uno Zingales, che faceva da spalla a Daverio, lo avrebbe invitato caldamente a restare dai suoi amici a Chicago.

giovedì 1 maggio 2014

Crumiri


Buon Primo Maggio.

Soprattutto a quei lavoratori del commercio che oggi scioperano per protestare contro l’apertura dei centri commerciali in una giornata come questa (e altre). I padroni hanno risposto assumendo dei crumiri, ossia dei poveri giovani che magari costretti dal bisogno si prestano a sostituire i loro colleghi per un giorno. La legislazione vigente lo permette. Non voglio esprimere giudizi su questi crumiri, penso che la definizione basti, quali che siano le loro ragioni.

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