mercoledì 6 novembre 2013

"L'inavvedutezza di Marx"


Scrivevo ieri: “la proliferazione del consumabile non ha un limite fisiologico, non nella cosiddetta propensione ai consumi e allo spreco come credono taluni, ma un limite nella natura stessa del capitale”.  E ciò vale per ogni altro aspetto del capitalismo, ossia il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso, un limite che ha nulla a vedere con la produzione della ricchezza in quanto tale. Questo particolare limite – scrive Marx – testimonia del carattere ristretto, semplicemente storico, transitorio, del modo di produzione capitalistico; prova che esso non costituisce affatto l’unico modo di produzione in grado di generare ricchezza, ma, al contrario, arrivato ad un certo punto entra in conflitto con il suo stesso ulteriore sviluppo.

Naturalmente Marx non si limita ad enunciazioni di principio come un qualunque filosofo,  come scienziato scopre ed enuncia “la legge in quanto tale”, una legge naturale indipendente dai produttori e che sfugge sempre di più al loro controllo. Tutto nero su bianco, da ben oltre un secolo. Nessuno ha confutato scientificamente tale legge, laddove si è cimentato anche quel confuso di Croce Benedetto, con risultati comici, come già rilevava Plenchanov e poi Gramsci [*].


Non è solo colpa dei crucchi



Anche Romano Prodi ha scoperto, “e da un anno lo va ripetendo”, che “il vero problema oggi è la deflazione”. Poi: "L'opinione pubblica tedesca è convinta che qualsiasi stimolo economico a favore dell'economia europea sia un aiuto ingiustificato a favore degli inetti del sud”.

Prodi parla degli effetti, ma le cause della recessione non sono nella “deflazione” e nelle politiche di “austerità”, le quali aggravano la situazione di crisi (rapporto debito/Pil 119,3% nel 2010, 120,8% nel 2011, 127% nel 2012, 132,3% nel 2013), ma hanno poco a che vedere con le contraddizioni reali dello squilibrio.

martedì 5 novembre 2013

Azzardo una previsione


La questione lavoro è sempre lì, e si aggrava. Non c’è ripresa (quale?) che tenga, c’è sempre meno bisogno di lavoro, anche di quello meno qualificato, per non dire poi che il lavoro ha perso qualunque senso sociale, spesso trasformato in una disoccupazione attiva, in precariato a vita, nella disaffezione e nello smarrimento generale.

La proliferazione del consumabile non ha un limite fisiologico, non nella cosiddetta propensione ai consumi e allo spreco come credono taluni. Ha un limite nella natura stessa del capitale. E tuttavia questo è solo un aspetto della crisi italiana, sulla quale gravano altre condizioni e minacce.

Il governo vuole far saltare 190mila precari del settore pubblico, àmbito che però in genere non produce ricchezza, mentre il privato non assorbe e anzi chiude o fugge verso margini di profitto migliori, con meno tasse e burocrazia. Questa situazione, come tutti sanno, provoca caduta della domanda e un circolo vizioso che produce recessione.

lunedì 4 novembre 2013

Del più e del peggio



Buone notizie. A Bari i commercianti non vogliono più pagare il pizzo e a Napoli le pizzerie si organizzano per finanziare progetti volti a contrastare il fenomeno delle baby gang e la violenza nel centro antico. Barzellette. Per il resto a Venezia c’è il racket dei cinesi e dei russi, e per quanto riguarda la pulizia delle calli la città lagunare assomiglia sempre più a Roma. La Capitale è il solito orinatoio a cielo aperto. Non dovrebbe essere difficile capire che non basta la semplice acqua per pulire le deiezioni di via Marsala o davanti al Pantheon e in molti altri luoghi. E che gli frega?

domenica 3 novembre 2013

Casi umani


Roma, 3 novembre 2011, via Gioberti, ore 11.


Recentemente il Vicario di Dio ci ha ricordato che i più grossi criminali non stanno in galera. Non ha fatto nomi, probabilmente a motivo che per primi avrebbe dovuto denunciare certi suoi conoscenti.


La ministra Cancellieri ha fatto bene a intervenire a favore del “caso umano” rappresentato dalla signora Ligresti. Gli avvocati delle centinaia e forse migliaia di “casi umani” rappresentati dai loro clienti, rinchiusi in carcere, dovrebbero perciò sbrigarsi a inviare idonea documentazione alla ministra Cancellieri consentendole così di esercitare un suo “diritto a intervenire” rapidamente di persona.