La prima volta che si è dibattuto di “temporanea
(sic!) infermità mentale” in un’aula di tribunale, è stato nel processo a
carico di Dan Sickles, uno yenkee nato a
New York nel 1819, un tizio che nonostante l’accusa di aver ucciso un
procuratore distrettuale, visse poi molto a lungo, fino alla vigilia della
prima guerra mondiale, e senza una gamba, lasciata sul campo di battaglia di
Gettysburg.
Sickles era un uomo non molto alto, dalla vita
sottile, dagli occhi cerchiati e dai folti mustacchi. Era un lady-killer, diciamo pure un noto puttaniere, ma soprattutto divenne famoso per
essere un gentleman-killer. La vicenda che appassionò e divertì l’intera
nazione è presto detta. Il procuratore del distretto di Colombia, Philip Barton
Key II, figlio a sua volta dell’ex procuratore distrettuale Francis Scott Key –
quello che scrisse l’inno degli Stati Uniti –, era un bel tomo, ardito al punto
da far la corte nientemeno che alla moglie di un tipo focosetto come il
deputato Dan Sickles.






