martedì 20 agosto 2013

Buone vacanze, America


Sapete cos’è e dov’è Martha’s Vineyard? Il nome può far venire in mente immagini agresti, in realtà si tratta di un’isola per ricchi del Massachusetts, a ovest di un’altra isola per ricchi, Chappaquiddick, resa celebre per un fatto tragico – mai ben chiarito – che vi avvenne il 18 luglio 1969 e che aveva a che fare con il senatore Edward M. Kennedy, fratello del presidente e quindi uno dei rampolli di Joe Kennedy e di Rose Elizabeth Fitzgerald, lei discendente dei conti Desmond e duchi di Limerik, i quali facevano discendere la stirpe dai Gherardini di Montagliari, la famiglia toscana di cui la celebre Monna Lisa.

Da questo curioso intreccio di politica, arte, denaro, dramma e sensualità, si potrebbe imbastire un romanzetto. Cedo a titolo gratuito l’improbabile copyright dell’idea all’eventuale volenteroso che volesse prendersi briga di ciò.

Fino a qualche anno fa le due isole erano collegate tra loro da un istmo di tre chilometri di sabbia che in seguito a una mareggiata è scomparso. Anche questo un segno del clima che cambia. Martha’s Vineyard è nota anche perché il 16 luglio 1999 vi trovarono la morte in un incidente aereo John Fitzgerald Kennedy jr e sua moglie. Anche questo un segno d’inesorabile destino.


Ci vorrà del tempo ma forse un giorno ...



Ci vorrà del tempo ma forse un giorno capiremo che la “colpa” della crisi non è dell’euro ma dell’uso politico che è fatto della moneta. Ci vorrà del tempo ma forse un giorno capiremo perché Berlino, Monaco e Francoforte non sono Roma, Napoli e Milano, ossia perché la Germania è una grande potenza economica e un paese molto più stabile economicamente e politicamente del nostro. Ci vorrà del tempo ma forse un giorno capiremo che acquistare petrolio e materie prime in lire (svalutate) non conviene. Ci vorrà del tempo ma forse un giorno ci faremo una ragione del fatto che le Fiat non si piazzano in Germania nemmeno come gadget ai wurstel. Ci vorrà del tempo ma forse un giorno capiremo che un turista tedesco armato di marchi acquisterebbe le nostre merci – anzitutto il lavoro – a metà del loro valore. Ma allo stesso modo si possono acquistare anche le azioni e gli immobili. Ci vorrà del tempo ma forse un giorno prenderemo atto che nei tre decenni precedenti l’entrata nell’euro, l’Italia aveva mediamente almeno il 5% d’inflazione annua (quando andava di gran lusso), e che l’inflazione è la tassa più iniqua che possa gravare su salari e pensioni (lo sapevano bene i nostri nonni). Ci vorrà del tempo ma forse un giorno scopriremo che pagare un debito espresso in una moneta svalutata non conviene. Ci vorrà del tempo ma forse un giorno scopriremo che così come si può mandare al diavolo una moneta comune, allo stesso modo si possono reintrodurre i dazi doganali. Ci vorrà del tempo ma un giorno prenderemo atto di queste e molte altre cose, e gli “esperti” troveranno nuovi capri espiatori da sostituire all’euro. E così, in perfetto stile nazionale, potranno continuare a dare dell’idiota agli “altri”.

lunedì 19 agosto 2013

Se vi pare poco



Con il denaro si controllano i media e con questi s’influenza pesantemente tutto il resto, politica compresa ovviamente. È questo il senso della democrazia borghese, e non solo in Italia. In questo modo sono stati convinti gli schiavi che questo è, in definitiva, non solo il miglior sistema sociale possibile, ma anche quello definitivo. Se vi pare poco.

Per la realizzazione di tale stato di cose non c’è stato bisogno di nessun piano preordinato, infine è seguita la necessità storica. Sarà così anche per il futuro, saranno le stesse leggi dello sviluppo storico a determinare la nostra sorte? E quali? Noi non siamo come gli altri animali soggetti alle mere leggi biologiche e di evoluzione, noi possiamo altresì dare un indirizzo alla nostra storia. Dipende da noi quale.

domenica 18 agosto 2013

Il grido


Disoccupazione, sottoccupazione e cassa integrazione restano a livelli molto alti, le fabbriche chiudono o trasferiscono le produzioni altrove, anche il turismo è in sofferenza, in alcune zone è proprio in crisi. Il resto è conseguenza.

La borghesia mostra di essere preoccupata di questa situazione ma non è più di tanto in allarme. Finché lo Stato riuscirà a garantire gli stipendi pubblici, le pensioni e la cassa integrazione, non c’è da perdere il sonno. Del resto gli operai e i lavoratori dei servizi sono dispersi, i sindacati divisi e comunque occupati in altro, non c’è più un partito di sinistra, sia pure allineato agli interessi della borghesia. Per il resto si creano illusioni chiamandole fatti.

Tuttavia la situazione interna e internazionale muove verso altri scenari: il nostro 1914 è ancora lontano o forse è già domani? Segnali di conflitto si rilevano nelle dispute commerciali, nel nuovo freddo che attraversa i rapporti Usa-Russia, e in altre situazioni che da un momento all’altro potrebbero degenerare in un’escalation.

Quanto ai ricchi, quelli veri, possono godersi i record di borsa degli ultimi mesi. E finché gli Stati succhieranno il sangue al popolo sovrano possono star certi che anche le obbligazioni verranno onorate alla scadenza. Invece nessuna forza potrà fermare lo sviluppo delle contraddizioni a fondamento del sistema. Serve sempre meno lavoro vivo per valorizzare il capitale, e sempre più lavoro nelle condizioni peggiori. E anche in tal caso il resto è conseguenza.

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Vi è qualcosa d’inquietante in un’epoca dominata dal pettegolezzo e nella quale non si sa nulla d’importante. Gli imperi di oggi non si tengono più con la spada ma con il ricatto. Almeno così credevamo. L’Egitto ci dice che non è più così.


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Come ci si può sbagliare su parecchie cose. Si può sentire un grido per diverse sere provenire dall’altra sponda del Nilo, un grido lungo e ossessionante che pare avere un’origine antica. Mentre ti offrono una sigaretta che rifiuti e bevi un tè alla menta, pensi che forse quel grido ripetuto è un inno al sole che tramonta. Poi, avutane l’occasione, chiedi alla gente del posto di che cosa si tratti e ti senti rispondere che sono le grida di un uomo che chiede di salire sul traghetto.


sabato 17 agosto 2013

Lincoln


Il senso comune, ossia il mito che lo circonda, vuole Abramo Lincoln favorevole all’abolizione della schiavitù. Come ho fatto notare incidentalmente altre volte in questo blog, Lincoln non fu un abolizionista assoluto e, anzi, egli fu fondamentalmente un razzista. Ciò che per esempio si legge su Wikipedia, ossia che la sua personale posizione sulla questione della schiavitù sarebbe assai controversa, e che tuttavia la frequenza e la chiarezza con cui sostenne anche prima della sua elezione come presidente la posizione a riguardo della liberazione dalla schiavitù, è un falso deliberato.