venerdì 16 agosto 2013

L'aeroplanino


Quanto sta avvenendo in Egitto dimostra ancora una volta che senza un’organizzazione politica di classe – e relativo programma ­– non si va da nessuna parte, si resta in un vicolo cieco.

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Per quale particolare pregio sarà ricordata la presidenza Obama? Per le molte promesse mancate, sicuramente. Del resto la politica estera americana nelle sue linee fondamentali è già tracciata dagli interessi di potenza e delle corporation, le stesse che finanziano le campagne elettorali.

I presidenti degli Usa sono solo degli uomini di paglia. Da loro non c’è da aspettarsi alcun cambiamento effettivo su nulla, poiché nessun politico americano può permettersi di essere radicale. Bisognerebbe sapere chi sono gli uomini chiave delle convenzioni, i loro legami, per sapere effettivamente perché un tizio viene scelto quale candidato alla presidenza. E quasi sempre si tratta di un rampollo dell’aristocrazia venale americana, quella che non crede in nulla eccetto i dollari. Per oltre un secolo, dopo che la colonia ottenne l’indipendenza, in molti stati la politica fu soprattutto un affare di poche famiglie. Bisognava nascere Livingstone, Clinton, o Schuyler. Oppure imparentarsi con queste famiglie a mezzo matrimonio come fece Alexander Hamilton, o lavorare per esse. La cosiddetta meritocrazia in una società classista è un’assoluta eccezione, e dato l’alto costo della politica e di creare un’immagine solo i ricchissimi o coloro che si alleano con essi possono sperare di conseguire risultati di rilievo.

giovedì 15 agosto 2013

Capra e cavoli


È ben curiosa la vicenda umana e politica di Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica detto re–Giorgio (c’è pure sangue piemontese nelle sue vene). È chiamato a mostrarsi straordinariamente consapevole non solo di se stesso, ma di noi; vi è addirittura segno, più nelle interpretazioni giornalistiche che nelle sue effettive dichiarazioni, che da lui dipenda soprattutto il futuro di una persona. Credo sia proprio di questo che Berlusconi medita in questi giorni, ossia di come sia infine curiosa la vita se il suo destino è legato – almeno così vuol dare ad intendere e magari lusingarsi un po’ – alle decisioni di un vecchio ex comunista.

E tuttavia Berlusconi non riesce – si è ben visto nell’ultima adunata con i suoi clienti – a interpretare con convinzione la parte dell’eroe tragico poiché è nel suo carattere e stile naturale venirgli meglio quella del tragico pagliaccio. Ma noi sappiamo che le leggende sono necessarie, tanto ai media quanto alle plebi, specie in un’epoca di deflazione, e le divinità brillano finche trovano occhi di testimoni che le vedono. E televisioni evangeliche che le mostrano e raccontano.

mercoledì 14 agosto 2013

Agibilità canaglia


Si leggono cose che non si sa più come commentare, anzi non si sa più al loro riguardo cosa pensare. La democrazia è sempre stata un gioco per ricchi e potenti e del resto non potrebbe essere diversamente in una società classista. Tuttavia, prendendo per buono questo gioco, mi chiedo se c’era proprio bisogno che un presidente della repubblica diramasse un comunicato ufficiale nel quale ricordare a un senatore ed ex presidente del consiglio che le sentenze vanno rispettate?

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Ieri osservavo la differenza tra i bambini nostrani e quelli teutonici. Non è solo fisiognomica e di creanza (in tal caso c’entra lo spread?), ma c’è dell’altro. I bambini italiani, alla mia sinistra, hanno scavato una buca profonda e, poi, per uno dei loro infiniti motivi, si sono messi a litigare. Anche i bambini tedeschi, quelli dell’ombrellone alla mia destra, hanno scavato nella sabbia, ma non delle semplici buche, ma una vera e propria trincea.

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L’imperatore Giustiniano fece dell’omosessualità un reato penale con la motivazione che la sodomia era la causa principale dei terremoti!

Qualcuno mi sa dire?

NON SO COME MA IL PROBLEMA ORA SEMBRA RISOLTO. GRAZIE AI LETTORI CHE HANNO OFFERTO CORTESEMENTE I LORO SUGGERIMENTI.

DA QUESTA MATTINA, QUANDO APRO LA PAGINA DEL BLOG, compare una schermata di Chrome che dice:

In questa pagina web sono stati inseriti contenuti di vulvia.ilcannocchiale.it, un noto sito distributore di malware. Se visiti ora questa pagina, il tuo Mac potrebbe essere infettato con malware.

QUESTO AVVIENE SOLO CON CHROME. GOOGLE NON MI HA COMUNICATO NULLA AL RIGUARDO.

Qualcuno mi sa dire, per cortesia, cosa succede e cosa dovrei fare per eliminare l'inconveniente? Grazie.

martedì 13 agosto 2013

Stranezze


Joe Pesci, interpretando Frankie Monaldi nel film C’era una volta in America, se ne esce con questa frase: “La vita è strana, strana come la merda”. Non certamente un esempio di finezza, ma rende bene il concetto. Del resto lo stesso Pesci, chiamato in un primo momento da Leone per interpretare il ruolo di Max Bercovicz, amico di Noodles e co-protagonista della storia, poi si dovette accontentare di recitare la parte di Monaldi, un ruolo molto importante nella sceneggiatura originale, ma limitato nella versione definitiva del film.

Anche la vicenda di un altro personaggio della storia americana, quella autentica, fu ben strana. Nato in una capanna di tronchi a Hodgenville (Kentucky) il 12 febbraio 1809, dunque un acquario, divenne un avvocato delle ferrovie, poi intraprese con determinazione la carriera politica. Un tipo astemio, alto di statura e magrissimo, che non amava il cibo, affetto da una stitichezza molto severa che raramente gli permetteva una seduta al cesso più di una volta a settimana nonostante bevesse litri di un lassativo chiamato Blu Mass. Era tuttavia un uomo di buona tempra e grande forza, non solo fisica.

Fu deputato per una legislatura e poi, nel 1859, fu sconfitto alle elezioni senatoriali dal famoso Stephen A. Douglas. Con un curriculum così le sue chance di carriera politica erano praticamente nulle. Eppure nel 1860 riuscì ad essere rivale del governatore Seward alla convenzione del Partito repubblicano per la candidatura alla presidenza.

Il Partito repubblicano era nato solo sei anni prima e in quell’occasione rischiò di spaccarsi: da una parte gli abolizionisti che volevano la liberazione degli schiavi a ogni costo – rappresentati se non proprio guidati da Seward – e dall’altra i moderati dell’Owest, contrari solo all’espansione dello schiavismo, rappresentati dal nostro uomo sobrio e terribilmente stitico. Contro le previsioni Seward fu sconfitto dal rivale, il quale fu perciò candidato alla presidenza degli Stati Uniti, nonostante fosse astemio.

Ma non aveva speranza di essere eletto presidente, poiché sulla sua strada c’era l’ex rivale, quel famoso Stephen A. Douglas che già l’aveva sconfitto alle senatoriali poco tempo prima. E, come se non bastasse, sulla scena erano presenti due altri candidati di peso, il democratico del Sud John C. Bercknridge e il conservatore John Bell. Solo un miracolo poteva fargli superare questi scogli imponenti, ma i miracoli non esistono.

Però esistono altre “congiunture” che se ben manovrate possono far succedere cose che alle anime comuni sembrano miracolose. L’uomo astemio di Hodgenville riuscì a diventare, con il 40% dei voti, il primo presidente del Partito repubblicano e il 16° presidente degli Stati Uniti.

Washington, pur essendo una città del Sud, è siberiana d’inverno. Il neo eletto presidente arrivò nella squallida stazione all’alba di un giorno di febbraio, poco dopo aver compiuto il 52° compleanno. In incognito, poiché temeva attentati (una costante della storia americana). Ad attenderlo non c’erano guardie federali, ma solo alcuni scagnozzi di un’agenzia privata.

Salì su una carrozza a nolo e si diresse all’albergo, il Willard, all’incrocio tra la Quattordicesima e Pennsylvania Avenue, ad un solo isolato dalla Casa bianca (esiste ancora, sia la Casa che l’hotel). Non era atteso per quell’ora antelucana e la suite numero sei nella quale alloggerà non è ancora disponibile, il signor William Dodge di New York che l’occupa è ancora a letto a quell’ora.

Il neo presidente sedette al tavolo dove lo stava attendendo il governatore Seward, il quale chiamò un cameriere. Il negro disse loro che fino alle otto non si sarebbe servito “niente”. Ecco cosa può succedere quando si dà la libertà ai negri. Ma poi fu servita una colazione molto ricca a base di aringhe del Potomac (evidentemente le sue acque erano più trasparenti di quanto non lo siano oggi).

I proprietari degli Stati del Sud, latifondisti e capitalisti, godevano di manodopera gratuita. Quelli del Nord la dovevano pagare, sicuramente poco, ma comunque retribuire. Una situazione questa che non poteva durare a lungo. Bisognava trovare un nobile motivo per indurre – ovviamente non sarebbero state sufficienti le buone maniere – i latifondisti e capitalisti del Sud a mutare la manodopera gratuita in forza-lavoro salariata, mettendo fine formalmente a quell’anacronismo economico, a quella concorrenza ingiusta sulla pelle dei poveri negri. Ma questa – lo riconosco – potrebbe essere una considerazione viziata da pregiudizio politico.