giovedì 27 agosto 2026

Cosa sta tramando Trump?

 

Nell’attuale clima mentale della Casa Bianca quale significato può avere la visita a Mosca del direttore della CIA? Gli Stati Uniti non si sono nemmeno preoccupati di mantenere segreta la visita: martedì John Ratcliffe è stato accompagnato dall’aeroporto internazionale di Vnukovo al Cremlino in un convoglio di veicoli dell’ambasciata.

La visita, di cui si sa ben poco, è stata la prima di un alto funzionario della CIA a Mosca in quasi cinque anni. Nell’autunno del 2021, il predecessore di Ratcliffe, William Burns, aveva presentato alla leadership russa informazioni provenienti dai servizi segreti esteri statunitensi riguardanti i piani di attacco contro l’Ucraina, segnalando così alla Russia che non poteva più contare sull’elemento sorpresa. Probabilmente in relazione a questo incontro, Mosca aveva poi lanciato un ultimatum negoziale all’Occidente nel dicembre 2021, che, come è noto, era stato respinto. Il resto è noia.

Secondo il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, l’incontro tra Vladimir e Ratcliffe non si è svolto. Il Financial Times ha riportato che, da un punto di vista protocollare, il capo del servizio di intelligence estera russo, l’SVR, Sergei Naryshkin, sarebbe stato l’interlocutore più appropriato. Ieri, Peskov ha confermato questa modalità, definendo la visita uno “sviluppo positivo”.

Nelle quattro ore di colloquio sicuramente si sarà parlato di Iran. Se la questione riguardasse la condivisione di dati satellitari con l’Iran per attacchi contro le infrastrutture statunitensi nel Golfo Persico, la parte russa potrebbe replicare che Washington fa la stessa cosa da anni a sostegno dell’Ucraina. Dunque si è parlato di altro. I media dicono che si stia perseguendo quella che nel gergo dell’intelligence viene definita “gestione dell’escalation”: mantenere i contatti per evitare un’escalation inattesa con conseguenze imprevedibili.

Può essere, ma non va escluso che Trump stia preparando un coup de théâtre in vista delle elezioni di medio termine. In tal caso, le resistenze maggiori verrebbero da Londra e Berlino, che vogliono mantenere aperta la questione ucraina fino a quando non si sentiranno pronti per la guerra. Forse gli Stati Uniti sono più consapevoli dei fascisti europei sui pericoli ai quali si va incontro.

2 commenti:

  1. "Forse gli Stati Uniti sono più consapevoli dei fascisti europei sui pericoli ai quali si va incontro."
    Detto da te, mi si è allargato il respiro.

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