lunedì 22 giugno 2020

L'erede



L’Eredità che nessuno vuole. 


*

E se anche tu vivessi trecento anni e più,
da questo caravanserraglio dovrai uscire una buona volta.
Che tu fossi un superbo Re o un mendico,
quell’ultimo giorno farà lo stesso.

Supponi che la tua vita sia stata tutta conforme ai tuoi desideri – e poi?
E quando il libro della vita è tutto letto – e poi?
Supponi di viver felice cent’anni …
Mettiamo siano anche stati duecento – e poi?

Queste due quartine del celebre “fabbricante di tende”, le ho cercate invano nelle traduzioni italiane. Eppure sono tra le più belle e significative del poeta astronomo.


13 commenti:

  1. Eppure credo che perfino in quel libro al 50% ci possa essere qualcosa di interessante...per esempio, erano Optanten o Dableiber? Da cui si svilupperebbe un interessante argomento. Forse.
    W.

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  2. “Non l’ho letto e non mi piace”. Non è mia questa frase, ma a me piace moltissimo, perché contiene ironia attiva e passiva. Quella passiva concerne il moto di insofferenza del benpensante che la legge senza capirla. Potrebbe essere benissimo Dietlinde, che, se fosse munita di autoironia, non pretenderebbe i campi lunghi con le gambe accavallate.

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  3. Il Bach-Werke-Verzeichnis è numerato da 1 a 1128. Non voglio neanche pensare a quello che mi manca. La Recherche è in 7 volumi e io sono ancora fermo ai Guermantes. Sono stato ricoverato in ospedale a Padova e mi sono perso la cappella degli Scrovegni. Mi sono laureato in chimica e ho scoperto troppo tardi che preferivo la fisica; sto cercando di recuperare ma non ho tempo. Ho deciso, in tarda età, di imparare il tedesco e sto ancora al primo livello. Vorrei visitare l'Argentina, il Messico, Amsterdam, Copenhagen, Leningrado e fare una traversata in Transiberiana ma non ho tempo. Volevo leggere il saggio di Adorno su "La personalità autoritaria" ma, ora che mi è arrivato, ho scoperto che sono 1300 pagine. Ma come si può immaginare che io abbia tempo e voglia di conoscere la storia della famiglia di Lilli Gruber?

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    1. :D
      Agli Scrovegni ti becchi la sindrome di Stendhal ma ti immunizzati al covid

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  4. Che sia di duecento, trecento o mille anni la tua vita / Da questo vetusto palazzo sarai fatalmente cacciato. // Il sultano e il mendico del bazar: / Tutti e due avranno un valore solo, alla fine.
    edizione Rizzoli 2013
    Pietro l'epicureo

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    1. Molte grazie, ma che brutta traduzione

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    2. Eh lo so! Se riuscissimo a sfilare l'italiano dalle grinfie di quelli della crusca e a lievitarlo con il vernacolo veneziano, fiorentino, napoletano, siciliano che splendidalingua sarebbe la nostra!

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  5. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    1. Mi spiace per il commento ma in questo periodo succedono cose strane con blogspot

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    2. Mah! Grazie lo stesso.

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    3. se può, me lo rimandi, grazie

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    4. O.T.

      A PRENDERLO IN QUEL POSTO SONO SEMPRE LORO: I LAVORATORI/TRICI

      Negli ultimi anni però si sta ingigantendo il dissesto di impresa di «terzo tipo», quello più destabilizzante per l’economia. «Sono società costituite apposta per durare uno-due anni, pianificando il non pagamento di imposte e contributi previdenziali», spiega Roberto Fontana, sostituto procuratore nel dipartimento Crisi d’impresa della procura di Milano. Si tratta in particolare di cooperative o piccole srl, che si aggiudicano a basso costo contratti di appalto o subappalto e che spariscono in poco tempo. È un fenomeno diffuso in alcuni settori produttivi, nelle attività di servizi, ma soprattutto nella logistica. Lo schema è sempre lo stesso: il committente, spesso un soggetto internazionale, affida gran parte della gestione delle merci a società esterne, che a loro volta si affidano a piccole società, a cooperative, spesso con l’interposizione fittizia di un consorzio. Queste società di solito non hanno mezzi propri, perché glieli mette a disposizione il committente. Di fatto, gestiscono solo la manodopera, hanno pochissimo capitale, ma assumono molti dipendenti che operano anche in violazione delle norme sul lavoro. Il loro scopo è quello di portare a casa appalti sottocosto. Come fanno a stare in piedi? Fin dal primo giorno di attività non versano l’Iva e non pagano le ritenute d’acconto e i contributi previdenziali ai dipendenti. Dopo uno-due anni i lavoratori — spesso extracomunitari — vengono licenziati e riassunti da una nuova coop, gestita dagli stessi amministratori (a loro volta, spesso, dei prestanome), che lavora per lo stesso committente. E ricomincia la giostra.

      https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/fallimenti-veri-finti-105-miliardi-dovuti-stato-recupera-l-16percento/f8ae1870-1f29-11ea-92c8-1d56c6e24126-va.shtml?fbclid=IwAR1CIKVwL54GWeG9vTSJyCGfn0PYNBUaJSZD7rE7ctMKycNQ8LifqiinWTs

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