martedì 14 giugno 2022

Lead From Behind


Ciò che vale per Obama, vale per qualunque presidente.

«L’eccellenza suprema consiste nel rompere la resistenza del nemico senza combattere» (Sun Tzu).

Il risultato è un misto di rivoluzioni colorate, guerre non convenzionali e interventi mercenari che evitano l’uso diretto delle truppe da combattimento statunitensi mentre Washington fa molto affidamento sul coinvolgimento degli alleati regionali.

Anche la guerra per procura contro la Russia è il risultato di una decennale strategia per portare i territori dell’ex Unione Sovietica sotto il diretto controllo dell’estremo occidente, vale a dire degli Stati Uniti, e rappresenta una tappa qualitativamente nuova nella lotta tra le grandi potenze per la ridistribuzione delle risorse del globo.

Come rilevavo in un post recente, disinnescare la Russia e porre sotto controllo le sue risorse minerarie, sono obiettivi economici e strategici che per Washington rappresentano un trampolino di lancio fondamentale negli sforzi per imporre un “nuovo secolo americano” attraverso la subordinazione della Cina e dell’Eurasia, dunque per permettere agli USA di riconquistare la propria legittimità come perno del sistema creato dopo il secondo conflitto mondiale.

Se la guerra contro la Russia è un obiettivo strategico per la guerra contro la Cina, il controllo sul Mar Nero è visto come la premessa per indebolire la Russia sul fronte sud, quanto mai vitale per Mosca. Infatti, basta un’occhiata alla carta geografica per comprendere come la regione del Mar Nero costituisca un nesso d’importanza strategica straordinaria tra l’Europa orientale e sudorientale, la Russia, il Caucaso e il Medio Oriente.

Ubriaca di trionfalismo, l’oligarchia statunitense nel 1991 ebbe a proclamare il “momento unipolare”. Nel 1992, un documento strategico del Pentagono stabiliva che la strategia statunitense “[doveva] concentrarsi nuovamente sull’impedire l’emergere di qualsiasi potenziale futuro concorrente globale”. Poi dicono che gli imperialisti sono gli altri.

Quel momento unipolare, scaturito fra le certezze della guerra fredda e le incertezze di un mondo nel quale la storia ha ripreso il cammino sprigionando tutta la sua forza, è stato assai breve. Dopo di che Washington ha dovuto prendere atto della nuova realtà e agire conseguentemente per i suoi interessi.

Il piano eurasiatico di destabilizzazione strategica deve la sua genesi a Zbigniew Brzezinski e al suo concetto di “Balcani eurasiatici”. Brzezinski è stato uno dei più influenti consiglieri di politica estera di Washington nell’ultimo mezzo secolo. Nel suo libro La grande scacchiera, il mondo e la politica nell’era della supremazia americana (1997), ha messo a fuoco proprio il significato di ciò che chiamiamo “Eurasia”, vale a dire la massa continentale dell’Europa e dell’Asia che egli considera centrale nella strategia degli Stati Uniti per preservare la loro egemonia globale.

Nell’Eurasia, Brzezinski ha identificato quelli che, come detto, ha chiamato i “Balcani eurasiatici”, ossia la regione in cui si sarebbero svolti i maggiori conflitti per il controllo di tutta l’Eurasia. Questa regione, scrisse Brzezinski, si estende dalla Crimea direttamente verso est lungo le nuove frontiere meridionali della Russia, fino alla provincia cinese dello Xinjiang, quindi fino all’Oceano Indiano e poi verso ovest fino al Mar Rosso, da qui verso nord nel Mar Mediterraneo orientale e di nuovo in Crimea.


Quasi tutti i 25 stati di questa regione, sono etnicamente e religiosamente eterogenei e praticamente nessuno di loro è politicamente stabile. Si tratta di una vasta regione lacerata da odi e rivalità storiche, circondata da potenti vicini in competizione, dunque un potenziale campo di battaglia sia per le guerre tra stati-nazione che per la violenza etnica e religiosa.

In effetti, la regione che Brzezinski ha definito come i Balcani eurasiatici è stata sconvolta negli ultimi decenni da un sistemico focolaio di guerre civili e conflitti etnici con una serie d’interventi militari statunitensi diretti e indiretti.

Per esempio, negli anni 1990, gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e l’Italia hanno avuto interesse ad alimentare i conflitti etnici nell’ex Jugoslavia, culminati nell’indiscriminato bombardamento NATO della Serbia nel 1999. Divide et impera, un motto sempre valido.

Più di recente, la provincia cinese dello Xinjiang, strategicamente critica, che confina con Russia e Kazakistan, è diventata oggetto delle provocazioni statunitensi contro la Cina e dei tentativi di destabilizzare e disgregare il Paese, naturalmente in nome dei “diritti umani” (che sono sempre lesi dagli altri).

Per quanto riguarda la regione del Mar Nero, la situazione è cambiata completamente dopo il 1991. Oggi, dopo tre decenni di espansione verso est della NATO, tutti gli Stati che si affacciano sul Mar Nero, ad eccezione della stessa Russia, sono membri della Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (Turchia, Romania, Bulgaria) o sono stati ampiamente integrati nell’alleanza in tutto tranne che nel nome, a seguito della intromissione statunitense nella loro politica (Ucraina, Georgia).

Non è certo casuale che nel 2008 la Georgia, con il sostegno di Washington, abbia provocato una guerra con la Russia nelle due regioni separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, sulla sponda orientale del Mar Nero.

Queste operazioni sono culminate nel colpo di stato del 2014 a Kiev, largamente sostenuto da Germania e Stati Uniti e condotto da milizie di estrema destra e da una fazione dell’oligarchia ucraina guidata dal magnate del cioccolato Petro Poroenko.

Non serve dire che queste mosse per circondare la Russia hanno suscitato nel Cremlino il timore che il Mar Nero sia trasformato in un lago della NATO, ciò che in realtà è un obiettivo di Washington e di Londra, in particolare. Non c’è un solo russo che non abbia almeno una vaga consapevolezza del fatto che il Mar Nero è il centro di gravità strategico della Russia, la sua porta sud, la porta del Medio Oriente e dell’Asia, dunque sulle conseguenze militari ed economiche che il controllo della NATO sul Mar Nero comporterebbe per la Russia (che direbbe un americano qualsiasi se la Russia controllasse il Golfo del Messico?).

Se ora si avverte un certo “rilassamento” nei rapporti tra Washington e Kiev, ciò dipende dal fatto che gli Stati Uniti sono flessibili nel mettere in pratica la loro strategia. Quando incontrano un vicolo cieco, ossia se una guerra incontra un ostacolo e non può essere portata in lungo, come è successo in Iraq, Siria e ora in Ucraina, e forse presto nel Mar Cinese Meridionale, la strategia si evolve nel massimizzare il caos creato alle porte delle potenze eurasiatiche, nel creare una situazione di assoluto disordine in cui Mosca, Pechino e Teheran sono costrette a impegnarsi in un pantano che li dissangua e li destabilizza sulla porta di casa, sull’esempio della guerra sovietico-afghana che Brzezinski ha cospirato quarant’anni fa sponsorizzando i mujahedin.

Alla luce di questi fatti, il flusso continuo di chiacchiere sulla guerra in Ucraina ha solo valore d’intrattenimento tra uno spot pubblicitario l’altro, essendo divenuti i proventi derivanti dalla réclame uno dei principali scopi della comunicazione televisiva e giornalistica. Il primo scopo è politico, ossia quello di mantenere il pubblico in un costante stato d’ignoranza e d’instupidimento. 

6 commenti:

  1. "gli ignoranti saranno sempre ignoranti, perchè la forza è nelle mani di chi ha interesseche la gente non capisca"
    Cesare Pavese

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  2. https://www.officinadeisaperi.it/eventi/i-fallimenti-della-diplomazia-e-il-riarmo-nucleare-da-il-manifesto/

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  3. Quindi, sembra il destino della Russia e dopo della Cina, siano segnati?

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  4. * Sono e non siano

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    1. grazie, ma oltre a questo non trova niente da dire nel merito?

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    2. Ecco la mia argomentazione:

      QUALSIASI COSA SUCCEDA NON INVESTITE NEANCHE UN CENTESIMO IN EURO NÉ TANTOMENO IN DOLLARI!

      in memoria di Giulietto Chiesa

      Ebbene sì è colpa dei comunisti russi di Zyuganov!
      Possiamo ben dirlo: l'iniziativa di riconoscere le due repubbliche separatiste del Donbass è partita da loro con la presentazione di un ordine del giorno alla Duma!
      In realtà, dopo 8 anni di massacri che hanno causato più di tredicimila morti, i russi volevano solo difendere la popolazione del Donbass o, comunque i russofoni a cui è impedito, dal 2014 di parlare la loro lingua.L'attacco verso sud dalla Bielorussia era solo un diversivo...poi, se la NATO continua a mandare miliardi in armi, Putin stesso ha detto che attaccherà la capitale. Le ragioni profonde dell'accerchiamento della Russia da parte della NATO sono di carattere finanziario. Dal 1971/72 (era Nixon per intenderci) gli USA stampano dollari senza controvalore (come l'euro, del resto, da quando è nato...) Tutte le monete, senza controvalore in beni materiali non deperiribili, nel corso della storia, senza eccezioni, sono tornate a valore 0...Gli USA sono sulla soglia di una catastrofe finanziaria senza precedenti e, noi europei con loro. I "padroni universali" (come li chiamava Giulietto Chiesa) devono velocemente vendere il loro denaro ed investirlo prima che succeda. La cosa che sta facendo la Cina che, possedendo un terzo del debito pubblico USA, se ne sta disfando in cambio di beni sempre più velocemente.
      La Russia ha oro a volontà, petrolio, gas, terre rare e tutto ciò che servirà nei prossimi 100 anni e il rublo è garantito da un controvalore in oro. Gli USA (che difendono gli interessi delle 300 famiglie che posseggono 85% della ricchezza mondiale) stanno cercando la guerra per appropriarsi, in qualsiasi modo, della Russia e poi della Cina. Questo è solo l'inizio della Terza Guerra Mondiale che farà miliardi di morti. Cercate su YouTube:
      Giulietto Chiesa "la terza guerra mondiale partirà dall'Ucraina" lo aveva già capito 8 anni fa.
      https://youtu.be/ZU4KwamQdr8

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