venerdì 20 settembre 2013

Stelle e sbarre


Ieri ho visto La 25ª ora, un film del 2002 diretto da Spike Lee e tratto dal romanzo omonimo scritto da David Benioff. È la storia di uno spacciatore di droga, bianco e bellino, istruito e intelligente, che grazie a una spiata viene arrestato con un chilo di roba. Gli viene chiesto di collaborare per incastrare il capo della gang, ma lui non ci sta e perciò subisce una condanna più severa: sette anni. Il film narra il suo ultimo giorno di libertà prima di partire, accompagnato dal padre, per il carcere. Il finale ovviamente non lo racconto. La cosa più interessante del film – a mio avviso – è l’idea che il regista offre allo spettatore della realtà carceraria, la sua abilità è di farlo senza mostrare un solo fotogramma delle prigioni, risultando comunque molto persuasivo. Tanto che i critici del film non contestano la sua ricostruzione.

Gli Stati Uniti hanno meno del 5 per cento della popolazione mondiale e un quarto dei detenuti di tutto il mondo. Al 31 dicembre 2011 i dati dell’US Bureau of Justice Statistics indicano in più di 2,3 milioni i detenuti tra prigioni locali (circa 735mila) e prigioni statali o federali (1.598.780). Poco meno di un detenuto ogni 100 abitanti (in Italia siamo a un detenuto ogni 1.000).




La popolazione ristretta nelle carceri locali è aumentata del 1,2 per cento, da 735.601 a metà anno 2011 a 744.524 a metà anno 2012. Nel complesso, i maschi rappresentavano l’87 per cento dei detenuti a metà anno 2012, tra questi i bianchi il 46 per cento, mentre i neri sono stati il 37 per cento e gli ispanici il 15 per cento. In totale nelle prigioni locali sono state ristrette circa 11,6 milioni persone nei 12 mesi terminanti a metà 2012. Nel 2008 erano stati complessivamente 13,6 milioni. Sono i dati ufficiali. Da segnalare che solo circa 4 arrestati su 10 sono stati poi condannati perché ritenuti colpevoli o trattenuti perché in attesa di giudizio.

A fine 2010 (questo il dato disponibile), “circa 7,1 milioni di persone, ovvero 1 adulto su 33, erano sotto il controllo delle autorità carcerarie per adulti negli Stati Uniti”. Testuale.

Nel 2010 (ultimi dati disponibili) il 53 per cento dei carcerati nelle prigioni federali scontavano la pena per reati di violenza, il 18 per cento per le violazioni della proprietà, il 17 per cento per reati di droga e 10 per cento per reati di ordine pubblico.

I dati ufficiali sugli stupri sono impressionanti, tenuto conto che le vittime intervistate sono ancora detenute in carcere e quindi hanno molte ragioni per essere reticenti: “Si stima che circa 60.500 detenuti (il 4,5% di tutti i detenuti nelle carceri statali e federali) ha dichiarato di aver subito uno o più episodi di violenza sessuale per opera di altri detenuti o personale carcerario”.


A fine 2011, nelle prigioni federali di 35 Stati e i detenuti in attesa di esecuzione erano 3.082, ossia 57 in meno che nel 2010. Contrariamente a quanto si può credere, il 55% erano bianchi e il 42% neri,  il 14% (387 detenuti) ispanici. Nel 2012 in 9 Stati sono stati giustiziati 43 detenuti, lo stesso numero del 2011.

* * *

In ogni società il sistema penale non è qualcosa d’isolato, soggetto meramente alle sue leggi specifiche, ma è parte integrale dell’intero sistema sociale e partecipa delle sue aspirazioni come dei suoi limiti, ed è il riflesso sputato degli interessi che vi dominano. Pertanto è pacifico che la grande massa dei reati tende ad aumentare con l’aumentare delle difficoltà economiche, anche perché i ricchi, controllando la legislazione e il governo, si sono dotati di altri sistemi – prevalentemente “puliti” e legali – per rubare e usare violenza. Se la società non si trova nella condizione di poter garantire ai suoi membri un certo livello di sicurezza economica e un tenore di vita soddisfacente, la questione della criminalità diventa un problema irresolubile con la sola repressione e leggi penali più severe.

Non insisterò mai abbastanza su una questione per altri versi trattata in precedenti post, ossia che la conseguenza inevitabile di tale situazione è l’affermarsi di quelle dottrine pessimistiche, d’impronta naturalistica, secondo le quali l’agire umano dipenderebbe in modo determinate dal dato biologico e la sua natura corrotta potrà essere controllata e domata con misure che vanno dal lettino dello psicoanalista alla branda del carcere.


Pertanto, l’argomento secondo il quale l’aumento della criminalità sarebbe l’effetto di un’eccessiva indulgenza e che, viceversa, tale aumento potrebbe essere contenuto intensificando la severità delle pene, è smentito dalla situazione degli Stati Uniti d’America, laddove la repressione è molto forte e le pene severissime. Una pedagogia sociale di questo tipo è destinata al fallimento se non è accompagnata da soluzioni che vadano alla radice del problema, ma una simile soluzione si scontra con gli interessi della dittatura economica vigente, quindi di un establishment politico che non trovo azzardato definire d'impronta fascistoide.

Inoltre, negli Usa non esistono, almeno ufficialmente e fatto salvo il fenomeno terroristico, detenuti per motivi politici. Ciò induce molti a ritenere (la forza dei miti!) che sia dovuto al fatto che ci troviamo in presenza di un regime democratico e dove la libertà di pensiero è garantita. Manco per il cazzo, i detenuti per motivi politici negli Usa non esistono perché qualsiasi movimento politico antagonista – anche solo potenzialmente antagonista – è stato messo in condizioni di non nuocere o eliminato con altri sistemi.

9 commenti:

  1. Irrazionalità di un sistema basato sul profitto

    Se ai dati dei disoccupati aggiungiamo questi dati sui carcerati, i numeri sono notevoli.
    Se poi facciamo il conto di quanti in america sono impiegati nell'esercito, nella polizia, nel numero stratosferico dei servizi segreti e di sicurezza, negli addetti alle carceri e tribunali di vario grado, nella polizia privata, in vari settori totalmente parassitari quali la finanza, le assicurazioni, nella vasta gamma di personale sovrabbondante e strapagato della politica e della diplomazia, a quanto arriviamo?
    E mancano ancora i numerosi esponenti dei settori rentier, i clericali vari, pubblicitari e media trash.

    Insomma, ma in america - luce e faro di una società che viene spacciato come modello da invidiare - quanti cazzi di americani lavorano producendo veramente? E quanti di questi producono cose con un reale valore d'uso e non solo merda che distrugge esseri umani, cervelli e il pianeta?

    E poichè, nonostante tutto questo, in usa non mancano certamente i beni necessari alla vita, e anzi il consumismo li inflaziona, è evidente che ci troviamo di fronte ad un livello di sviluppo in cui i mezzi di produzione sono così sviluppati, da produrre tantissimo, con pochissimo lavoro effettivo.

    E' così chiaro che una semplice organizzazione sociale diffferente, che sposti l'asservimento della produzione dal profitto all'interesse collettivo, permetterebbe un altissimo benessere con pochissimo lavoro!

    E quando, per proteggere se stesso da certe evidenze, un sistema deve ipertrofizzare gli apparati di controllo e tutte le ramificazioni di "gestione" e alleanze spartitorie del sistema, solitamente significa che il suo tempo sta per finire.

    Mi piacerebbe molto vederlo finire prima che scada anche il mio tempo! g

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    1. non fa una grinza, ma vallo a spiegare

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    2. Tu lo spieghi sempre molto bene.
      Perchè lo capiscano, invece, sembra bisognerà aspettare che il culo traballi ai più, visto che le ideologie sono legate al portafoglio e fanno anche sbagliare i conti:

      http://www.lastampa.it/2013/09/20/esteri/ufficiale-la-politica-fa-male-al-cervello-pBSyZMnCVC2nPhRh9HyxTN/pagina.html

      ciao,g

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    3. Carissimi Olympe e g, senza un organizzazione politica squisitamente di classe, staremo sempre a..."pipparci" (fare le pippe), tra di noi, a raccontarci
      che "bisognerà aspettare che il culo traballi ai più", ve ne rendete conto vero?

      Un saluto ad entrambi

      XXX

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    4. Che l'informazione e la rappresentanza politica siano ai minimi, soprattuttto rispetto al precipitare quotidiano della situazione, è la disperante realtà.

      Però dare la croce addosso a chi cerca di fare almeno informazione e analisi fa fare passi avanti?

      E, per inciso, se parli con la gente, anche se vai davanti alle fabbriche, o parli con tanti giovani disoccupati, puoi riportare anche la sgradevole sensazione che forse non basterà nemmeno un'organizzazione di classe e che il culo traballi ai più.

      Se pensi a Grecia, Portogallo e Spagna che conseguenze ne devi tirare?

      Spero che tu ed altri abbiate riscontri diversi, sarebbero incoraggianti.

      E comunque...non sono dalla parte di chi pensa che tanto vale demordere...ma non ho nessuna bacchetta magica...purtroppo. ciao g

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    5. Visto che parli di onanismo e ti firmi XXX, potevi allegare anche una foto squisitamente porno per aggiungere un vero tocco di classe; sarebbe diventato ancora più profondamente illuminante: di luci rosse,naturalmente, non quelle del sol dell'avvenir. :)

      senza rancore ma te la sei cercata. Un saluto Paolo

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    6. X Paolo

      Il suo commento, non mi ha fatto nè caldo nè freddo. Di accoliti "comunisti" che difendono il loro..."guru" di riferimento senza se e senza ma, ne ho gli zebedei pieni, pertanto mi sono indifferenti, senza rancore comunque eh!

      X g

      La ringrazio del suo commento signor g. Si immagini se invece di questo pur valente blog, avremmo un'avanguardia di lavoratori organizzati ed emancipatisi dall'ideologia capitalistica, capace questa avanguardia di propagarsi tra l'enorme proletariato e tutti i subalterni di questa società in generale (e secondo la concezione luxemburghiana e non già leniniana), ebbene, sarebbe la....rivoluzione.
      Il problemma caro g, è che i comunisti grazie ai moderni mezzi di comunicazione, sono impegnati, (quando non si trastullano semplicemente) a fare i...soloni.

      La saluto e un grazie al padrone del blog che mi permette di postare.

      XXX

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    7. in casi come il suo è sufficiente firmarsi con una X sola

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  2. Negli Stati Uniti è presente un forte spirito religioso. I valori religiosi sono una parte importantissima della vita degli statunitensi.Nel 2007, la maggiore fede religiosa praticata negli Stati Uniti è quella cristiana (78,4%), andando a comprendere protestanti (51,3%), cattolici (23,9%). Con l'1,7% troviamo i mormoni. Le fedi non cristiane sono rappresentate dall'Ebraismo (1,7%), il Buddismo (0,7%), l'Islam (0,6%), l'Induismo (0,4%) e Universalismo unitario (0,3%). In aumento rispetto al 1990 gli agnostici, nel 2007 al 16,1% , i quali non amano identificarsi in alcun credo religioso.

    Purtuttavia la vita umana non vale granchè,ciò che conta sono soldi e potere,da cui il detto: si scrive god ma si pronuncia Gold.
    Ps:i detenuti non sono calcolati nelle statistiche riguardanti la disoccupazione.

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