mercoledì 11 settembre 2013

L'impero del dollaro



Un tempo si diceva – ed era vero – che la moneta fosse segno del valore, ossia segno del denaro, in altri termini dell’oro, una merce che per le sue particolari caratteristiche è stata assunta come equivalente universale (a essa sono commisurate tutte le merci). In altri termini la moneta, sia essa un biglietto a corso forzoso o un saldo creditore in banca, risultava sempre dall’acquisto da parte dell’emittente di un attivo di uguale valore (nei bilanci delle banche centrali, l’attivo monetizzato figurava nell’attivo, mentre figurava al passivo la moneta che lo rappresentava).

Da molto tempo la moneta non è più convertibile in oro o con un attivo di uguale valore e perciò essa non è più segno del valore, ma semplicemente della carta colorata accettata convenzionalmente e senza garanzia reale. In tal modo la condizione di eguaglianza permanente di valore negli scambi non dipende più dall’equilibrio del bilancio della banca emittente, ossia dalla possibilità della banca stessa di riassorbire le disponibilità messe in circolazione.

Spesso i discorsi forbiti e zeppi di terminologie gergali pronunciate fluentemente che si fanno intorno alla moneta, servono solo per mistificare le conseguenze di questa semplice realtà di fatto.



Nel 1944, a Bretton Woods, fu deciso che il dollaro assumesse il ruolo di moneta regolatrice del saldo degli scambi internazionali, e quindi anche come moneta di riserva. In pratica il dollaro si sostituiva all’oro, veniva a rappresentarlo a livello internazionale. Naturalmente il paese che scambia le proprie merci in cambio di dollari deve vedere garantita la convertibilità di tale divisa, ossia deve poter chiedere al paese emittente la conversione in oro di quella moneta per mezzo della quale è avvenuto il saldo. In altri termini si tratta della conversione in oro dei simboli cartacei che rappresentano il metallo giallo nella circolazione.

Perché non svolgere le transazioni direttamente in oro? Per molti motivi: per praticità, così come usiamo il bancomat senza doverci portare appresso i contanti, oppure usiamo un assegno senza dover trasportare un’ingente somma in una valigetta, con i pericoli del caso. Inoltre, il ritorno alla convertibilità generalizzata delle diverse divise avrebbe imposto, da un lato, un fortissimo aumento del prezzo dell’oro rimettendolo al suo posto nella gerarchia dei prezzi delle merci, e, dall’altro, avrebbe costretto le banche a un sistema più rigido di convertibilità e di credito.

Sennonché nel 1971, gli Stati Uniti decidono che il dollaro, ossia la divisa che serve a regolare gli scambi e come moneta di riserva, non sia più convertibile in oro. Per quali scopi?

Il prezzo dell’oro fino all’agosto 1971 era fissato per legge e chi aveva dollari poteva trasformarli in oro fisico: lingotti. Il sistema si chiamava Gold Standard ed era una sicurezza: non si poteva stampare moneta a go-go e la finanza creativa doveva battere il passo. Da quella data, diventando inconvertibili in oro i biglietti verdi, muore il Gold Standard e il prezzo dell’oro viene liberamente contrattato sui mercati. Svincolando l’oro dalla moneta, e viceversa, di quest’ultima il paese economicamente e militarmente più forte del pianeta ne poteva stampare quanta voleva.

Altro effetto: svincolando la moneta dall’oro si produce un’enorme duplicazione nella concessione di credito (e un rialzo anormale nelle quotazioni di Borsa). In tal modo è posta la base per creare masse di debitori, individuali e anche istituzionali, cioè di sognatori che spendono più delle proprie capacità reddituali. Perciò Reagan poteva scrivere nelle sue memorie: «Il grandioso successo dinamico del capitalismo ci ha fornito una potente arma nella battaglia contro il comunismo: il denaro. I russi non potrebbero mai vincere la corsa agli armamenti, mentre noi possiamo sperperare all’infinito»

Fatto rimarchevole: in tal modo il deficit enorme della bilancia dei pagamenti degli Usa non porta quasi nessun pagamento effettivo verso l’estero, poiché il tutto si svolge sul piano monetario, come se il deficit con l’estero non esistesse. In tal modo il paese che può imporre il corso forzoso sul mercato internazionale della propria moneta – inconvertibile in oro – può godere del meraviglioso segreto del deficit indolore che permette di dare senza prendere, di prestare senza prendere in prestito e di acquistare senza pagare.

Dopo il 1971, i paesi produttori di petrolio, la merce più scambiata del pianeta, si ritrovarono con le proprie casseforti ricolme di dollari (i famosi petrodollari) i quali avevano perso la convertibilità in oro. La loro circolazione sul mercato internazionale era garantita dal potenziale economico e dalla ricchezza degli Stati Uniti, ossia dalla “fiducia” che ad emetterli erano gli Stati Uniti. Fu questo il motivo fondamentale che scatenò in breve tempo la decuplicazione del prezzo dell’oro e del petrolio. La crisi conseguente fu pagata soprattutto dall’Europa e dal Giappone.

A seguito della crisi economica e finanziaria del 2008, attualmente, ogni mese, il Tesoro Usa immette in circolazione 80mld di dollari. Ovviamente il loro prezzo non è coperto dal valore dell’oro, ossia la loro circolazione è forzosa e al loro prezzo facciale non corrisponde alcun valore effettivo. Chiaro che a questo punto chi ha capitali in dollari tenderà a disfarsene e acquisterà monete più solide, se non dal punto di vista della convertibilità, almeno dal punto di vista della sostenibilità finanziaria dell’emittente.

Ecco che però arriva la grande speculazione ben diretta dagli Usa contro l’altra moneta di riserva, ossia l’euro. La crisi partita dagli Usa si scarica in Europa, con i giochetti del rating e simili. E soprattutto con il sostegno di coloro che sparano ad alzo zero contro l’euro (anche con dei buoni argomenti circa il suo uso politico) e i molti fans che gli vanno dietro.

Il sistema regge su un gigantesco castello di carta. Finché per una casualità qualsiasi non crollerà tutto e le leggi della necessità s’imporranno con la più cruda realtà. Allora tutto ciò che è stato detto e scritto per tanto tempo su queste questioni si rivelerà per ciò che è sempre stato: fantaeconomia.


12 commenti:

  1. Grazie!!! Finalmente un breve articolo che spiega in maniera chiara, senza supercazzore con triplo scappellamento destro (mai casuali), come funzioni il sistema valutario... in giro sulla rete è praticamente impossibile trovare informazioni così chiare e coerenti. Poco ci si può aspettare da certi "economisti" non troppo intellettualmente onesti, che fanno spesso un uso della matematica a dir poco fantasioso... mi ricordano certi fisici sostenitori della ormai defunta teoria delle stringhe (RIP)! E se telo dice un fisico... Saluti, Marco

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    1. leggi attentamente questo, parla di un uomo ancora più pericoloso di gheddafi e di saddam:

      http://www.strategic-culture.org/news/2011/05/24/strauss-kahn-and-rambunctious-final-of-washington-consensus.html

      ciao

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    2. Letto! Dà molto da pensare, mi rimane un dubbio. Quanto un potente va contro altri potenti (in questo casoo ben più potenti di lui) mi chiedo sempre perchè lo faccia.. e soprattutto chi lo appoggi. Perchè senza appoggio sei morto. Non volendo immaginarmi Strauss-Kahn come un novello San Francesco, chi stava dietro a questo tentativo? La finanza europea (cioè, in sostanza, la BCE)? E se sì, si sentivano abbastanza forti per attaccare così pesantemente l'economia statunitense? Che ne pensi?

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    3. mi chiedi cose che non so. è un gioco troppo grande per noi anime comuni.

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    4. Concordo, è una spiegazione così chiara e completa - in poche decine di righe - quale è impossibile trovare altrove in rete.

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  2. Mi unisco ai grazie per la tua formidabile lezione di storia economica.

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  3. Quando anche i compagni urlano al complotto...

    "ossia la loro circolazione è forzosa e al loro prezzo facciale non corrisponde alcun valore effettivo"

    Come se non si sapesse che tutta la ricchezza prodotta parte dal lavoro, e come se non si sapesse che tutta la ricchezza viene tradotta in prezzi, e come se non si sapesse che chi stampa moneta lo fa a fronte di un acquisto, ossia acquisto delle ore di lavoro.

    Tradotto: significa che si acquistano ore di lavoro a debito, da ripagarsi con altrettante ore di lavoro in futuro.

    Allora a che cosa sarebbero convertibili le banconote? Ma, è ovvio, in ore di lavoro, ossia al valore aggiunto.

    Facciamo un passo in più.
    Il saldo viene pagato in dollari, sì, ma se hai la bilancia commerciale in attivo (o almeno in pareggio) non si riscontrano problemi di alcun tipo. Anzi, la valuta del paese è ben accetta in tutto il mondo, anche non convertendola in dollari. Vedi le corone norvegesi e simili, che non necessitano di esser riconvertite in dollari per eventuali saldi.

    In definitiva: il gold standard è una cosa talmente stupida ed antieconomica, che grazie alle necessità non potrà tornar indietro. I motivi sono ovvi (almeno per me): essendo i detentori dell'oro i soliti (ig)noti, almeno così han perso una parte del loro strapotere. E se l'oro ad un certo punto non estraesse più a fronte della popolazione crescente?

    Voi non potete neanche immaginarvi gli effetti di una deflazione di portata planetaria.

    Almeno legando la moneta al valore aggiunto l'idea sembra molto più democratica.

    Nota: l'obbligo di accettazione della moneta corrente non è convenzionale, ma sussiste un obbligo per legge.

    hasta la vista

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  4. Ho la netta sensazione che, tutto questo ha a che fare con la caduta tendenziale del saggio del profitto marxiano, sbaglio?

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  5. Keynes era contario al ruolo internazionale del dollaro e al suo posto aveva proposto una valuta che esprimesse la media dei valori di un paniere composto dalle più importanti monete internazionali.

    L'imposizione usa è l'ulteriore dimostrazione che il capitalismo scatena sempre le forze più irrazionali e nocive, e che il libero mercato, e le varie idee di riformare il sistema, sono trappole per le allodole e una mangiatoia per pennivendoli, sindacalisti, politici, cattedratici e presunti intellettuali. Ahimè... gianni

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  6. Olympe scusami, ma che ne pensi di simili affermazioni?

    (ANSA) - NEW YORK, 15 SET - ''Nonostante i progressi fatti dopo la crisi gli americani della classe media e i piu' poveri non ne hanno beneficiato come l'1% del Paese, i piu' ricchi'': lo ha detto Barack Obama in una intervista alla Abc rilasciata nell'anniversario del crack di Lehman Brothers.

    Non so se devo interpretarle queste affermazioni, come...dopo il danno la beffa!

    Saluti da F.G. che sempre ti segue.

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    1. sanno ogni cosa ma ogni cosa sta bene com'è. ciao

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