lunedì 17 febbraio 2020

Puttanieri



Il mondo è caduto in un’imbecillità quanto mai dannosa nel momento in cui nel suo insieme sta acquisendo i mezzi che sembrano renderlo più intelligente. E come ben sappiamo questo non è l’unico paradosso dell’epoca presente.

Coloro che si sentono inguaribilmente attratti delle diuturne e snervanti “polemiche” televisive che costituiscono la principale attività degli eunuchi del potere, vale a dire di quei puttanieri che campano di simili spettacoli, provano una volta di più di non avere alcun potere sulla propria vita e di non aver imparato nulla riguardo la natura del potere e dei suoi mercenari, i quali si esibiscono temerari perché sanno bene di non avere motivo di paura. Il coraggio e la viltà producono per qualche istante effetti simili.

Non aspettano che l’occasione per vestirsi in gran fretta della toga dei giudici del bene e del male, ricaricati come un vecchio orologio a cucù per scandirci sempre le stesse banalità, con la stessa tronfia e affettata convinzione dei sacerdoti in una chiesa. Cariatidi che sostengono il tempio consacrato, estremisti del consenso e fanatici della legalità, rispettati mistificatori di tutte le menzogne e gli abusi correnti, critici laterali e compiaciuti di un sistema da cui ricevono lauti compensi.

Diceva Georg Christoph Lichtenberg di non conoscere un uomo al mondo che essendosi trasformato in canaglia per 1000 talleri, avrebbe preferito restare un onest’uomo per metà della somma.

venerdì 14 febbraio 2020

A me sembra poco




Il sindaco ha respinto la mozione con la motivazione che “l'unico modo per debellare l’ideologia sbagliata del fascismo è dimostrare con i fatti che la nostra idea di Stato, liberale e democratico, è quella giusta, è una mozione strumentale e anacronistica”.

Il sindaco ha ragione sull’anacronismo, ma non credo che la vera motivazione del respingimento della mozione sia stata questa. Nel dopoguerra sarebbe bastato un codicillo di poche righe perché della toponomastica, dei simboli e degli “onori” tributati a gerarchi e collaborazionisti fosse fatta piazza pulita (non lo face l’arti 4 della l. Scelba, circoscritto poi dalla decisione della corte cost. nel 1956). Neanche questo è stato fatto. Nella "barbara" Germania ti sbattono dentro, punto. Togliatti, ministro della Giustizia, ebbe solo fretta di amnistiare e reintegrare, oltre che avallare l’art. 7 della Costituzione (dunque entro i principi fondamentali di essa!) come piaceva alla DC e ai cattolici nell’ombra del suo stesso partito.

Debellare l’ideologia sbagliata del fascismo! Solo sbagliata? Fanculo. Quello che rattrista di più è vedere la gente che cerca, da una parte o dall’altra, le proprie idee entro il mercato, che offre molto spettacolo e nessuna vera nuova idea. Da un’alienazione all’altra, non sanno più in quale vuoto lanciarsi.

“E quando la sorte fa che il popolo non abbi fede in alcuno, come qualche volta occorre, sendo stato ingannato per lo addietro o dalle cose o dagli uomini, si viene alla rovina di necessità (Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio).

L’ideologia del fascismo fu ritenuta giustissima da buona parte degli italiani, e oggi in molti la rimpiangono, apertamente o sottotraccia, per le “cose buone” fatte dal regime: “Ah, quando c’era Lui, cara signora, allora sì che le cose funzionavano e i delinquenti finivano e restavano in galera!”. E il loro capo a palazzo Venezia. È la fatalità, non tutta italica per la verità, di vestirsi da reazionari con nonchalance. Chi vuoi che se lo ricordi o che gl’interessi che cos’è stato veramente il fascismo.

È vasto il corollario di luoghi comuni sul regime anteguerra, come dimostra il libro di Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone. Sottotitolo: Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo. Una delle bufale che mi ha divertito di più, che non conoscevo, è quella su “Mussolini impose uguali diritti per uomini e animali”(p. 122). Vero, soprattutto a riguardo di certi sottouomini. Non solo oppositori ed ebrei, ma penso anche agli etiopi e ai libici. Carne umana anche quella, o no?

Stanchi della malavita elettoralmente imposta, gli italiani nel tempo si sono dati a questo e a quello, anche a Berlusconi. Ve lo ricordate? Suvvia, almeno una volta l’avrete votato. E ancor prima il voto ad Almirante. Ricordate il ”voto di protesta”, come fu chiamato nel 1972? Tre anni durò quel “dibattito”. Il buon cittadino, che impreca e dubita, vota sempre, attratto come un pesse bauco dalle acciughe o come le mosche dai meloni.

Volete dopo un secolo togliere l’”onore” a Mussolini per offrirlo poi a chi? Ad Almirante, rispose Verona. Almirante che fu capo di gabinetto al ministero della Cultura Popolare proprio in quella vicina Salò, e poi fondatore del partito neofascista in età repubblicana. A lui vogliono titolare una via. A me pare poco, sarebbe meglio un piazzale.

giovedì 13 febbraio 2020

Disobbediente


Disobbedisco, di Giordano Guerri sull’avventura fiumana di D’Annunzio, è un libro sincero e seducente quanto può esserlo un romanzo ricco di personaggi e fatterelli curiosi raccontati con una scrittura leggera e scorrevole (*). Chi lo legga può farsi l’idea, se già non l’aveva, di un uomo divorato dal proprio mito, un “orchestratore di suggestioni” che per sfuggire la noia si mise a capo di tutti gli spostati e adepti della vita pericolosa.

Gli va riconosciuta l’intuizione che quella effimera capitale della perturbazione poteva essere il labirinto migliore per trattenere quel genere di viaggiatori che in quelle poche strade avrebbero scoperto il punto culminante del tempo.

Se D’Annunzio fosse stato davvero disobbediente avrebbe dovuto ammettere che non potevano più esserci né poesia né arte e che si stava tentando di trovare di meglio. Non fu così illuso, neanche per un solo istante, di credere che la cosiddetta Reggenza del Carnaro potesse durare, perciò decise per il carnevale, di dar sfogo ad ogni mascherata e fondo a tutti i coriandoli, di riservare a sé e di recitare fino all’ultimo la parte dell’incantatore di serpenti.

(*) Anche troppo leggera e a volte involontariamente esilarante, come quando scrive: “Partì in treno, anticipando pure in questo i capi sovversivi Lenin e Mussolini” (p. 19). L’accostamento mi sembra perfetto: l’arrivo di Vladimir Il'ič alla stazione Finlandia con quello di D’Annunzio a Quarto. Quanto alle note si va per il solito modo in questo genere di letteratura. Cercavo, solo per fare un esempio, qualche riferimento circa il narrato mancato incontro tra Gramsci e D’Annunzio. Nulla.


mercoledì 12 febbraio 2020

L’amante del Premier




Quando Wilson fece piangere Vittorio Emanuale Orlando


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Frances Louise Stevenson (7 ottobre 1888 - 5 dicembre 1972) a scuola aveva fatto amicizia con Mair, la figlia di David Lloyd George. Nel luglio del 1911, Lloyd George, allora Cancelliere dello Scacchiere, assunse Frances come governante per la figlia minore Megan. La ventenne Frances e il quasi cinquantenne David divennero amanti. Frances accettò di diventare la segretaria personale di Lloyd George alle sue condizioni, inclusa una relazione sessuale.

Questa relazione è rimasta uno dei segreti meglio custoditi della House of Commons (quindi ignoto al grande pubblico). Secondo lo storico Dan Snow, Lloyd George “era il tipo di uomo che s’innamorava tre volte al giorno”. Un biografo ha scritto un libro sulle donne di Lloyd George.

Nel 1918 Frances fu creata comandante dell’Ordine dell'Impero Britannico e accompagnò Lloyd George, allora premier, alla Conferenza di pace di Parigi del 1919. La loro abitazione era vicino a quella parigina del presidente Wilson.

Nel 1943, due anni prima di morire e a due anni dalla morte della prima moglie, l’ottantenne Lloyd George sposò Frances, nonostante la forte opposizione dei figli di primo letto. In tal modo Frances divenne contessa Lloyd-George di Dwyfor.

Nel 1929, Frances Stevenson, dopo due aborti (secondo quanto dichiarato alla BBC da sua nipote), ebbe una figlia, Jennifer Mary († 2012). Frances aveva avuto una relazione con il colonnello Thomas F. Tweed, romanziere e funzionario del Partito liberale che lavorava nell’ufficio di Lloyd George. Secondo fonte citata da Wikipedia, Stevenson incoraggiò [encouraged] Lloyd George a credere che la bambina fosse sua, ma è più probabile che suo padre fosse Tweed.

martedì 11 febbraio 2020

Il muratore di Dovia


Sulla Domenica del Sole 24ore, si può leggere un articolo dal titolo: L’avventuriero di tutte le strade, a firma dello storico Emilio Gentile, che presenta un suo libro, in uscita il 13 febbraio, dal titolo Quando Mussolini non era il duce. L’articolo non dice nulla, e temo che anche il libro in questione finirà per dire la stessa cosa.


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Benito Mussolini fu fermato o arrestato dalla polizia elvetica in almeno tre occasioni dal 1902 al 1904. Esistono negli archivi svizzeri due schede antropometriche con foto istruite dalla polizia in occasione di tali arresti. A fianco dell’articolo di Gentile, compare la scheda antropometrica di quando fu arrestato dalla polizia ginevrina nell’aprile del 1904.

Penso sia interessante conoscere la storia di queste due schede antropometriche, e ciò mi offre l’occasione per dire dell’altro, specie a riguardo del socialismo e dei socialisti di quel tempo, quindi delle condizioni che portarono un personaggio di modesto livello come Mussolini a diventare un esponente di spicco del Partito socialista italiano, tanto da vedersi affidare la direzione del quotidiano del partito, l’Avanti!.

La fortuna, se così vogliamo chiamarla, lo accompagnò dal Congresso di Reggio-Emilia (1912). Divenne ancora più larga quando salì al potere, laddove all’infuori dell’estrema sinistra repubblicana, socialista e comunista, nessun partito o gruppo parlamentare gli rifiutò la collaborazione, salvo diventare tutti antifascisti della prima ora dopo il 25 luglio 1943.

Quanto esporrò è tratto prevalentemente dal primo volume della biografia mussoliniana scritta da Renzo De Felice. Tra parentesi riporto il numero di pagina.

De Felice si basò principalmente sull’autobiografia scritta dallo stesso Mussolini nel 1911-12, oppure su biografie che lo stesso storico definì apologetiche e auliche, valga per tutte citare quelle del De Begnac e del Ludwig (autore quest’ultimo di diverse biografia, compresa quella romanzata di Napoleone).

Si avvalse anche di due fonti dirette, quella della sorella Edvige, la quale ricorda, tra l'altro, come il fratello si appropriasse del denaro del suo salvadanaio (p. 15), e quella contenuta nella corrispondenza tra Mussolini e Santo Bedeschi, ossia a dire di quell’”amico” cui Emilio Gentile accenna nel suo articolo senza però farne il nome.

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