lunedì 1 giugno 2020

Lo zar sul divano



Il 1905 fu davvero un anno cruciale per le sorti della Russia e della dinastia dei Romanov. Lo zar dovette accettare la pace con il Giappone, cosa che dal punto di vista politico e del suo prestigio lo indebolì ancora di più. L’anno prima, il suo ministro degli interni, Vjačeslav Konstantinovič Plehve, l’uomo più odiato di Russia, era stato assassinato (*). Questi nel 1902 era succeduto a Dmitrij Sipjagin, anch’egli assassinato. Per tutto il 1905 si susseguirono in Russia imponenti manifestazioni popolari, le città furono teatro di sanguinosi combattimenti per le strade. Si era riusciti a stento a stroncare a Mosca un’insurrezione che non era più una rivolta, ma aveva assunto il carattere di una vera e propria rivoluzione. Questo il quadro della situazione.

Quando un paese, per troppo tempo, non riesce a realizzare le riforme necessarie per adeguarsi alle mutevoli esigenze economico-sociali, è inevitabile che alla prima occasione opportuna venga a generarsi un rivolgimento sociale cruento, incontrollabile e dagli esiti imprevedibili. È esattamente ciò che è successo molte volte in passato e che ancora ci aspetta in tempi prossimi a venire.

Per distrarre l’opinione pubblica russa dagli esiti della guerra e dallo scontro sociale, la polizia zarista fece riversare l’eccitazione delle masse sugli ebrei, oggetto di orrende stragi, senza peraltro procurare all’autocrazia più che un sollievo momentaneo.

Come ricordato nel precedente post su questo tema, dopo la “domenica di sangue” del novembre 1905, a Pietroburgo fu proclamata la dittatura militare a capo della quale fu posto il generale Dmitrij Fëdorovič Trepov. Era la sua una tipica figura russa. Suo padre era un trovatello, abbandonato sulle scale di casa di un ricco commerciante tedesco a Wassily-Ostrov (isola della Pietroburgo settentrionale), che gli diede il nome di Trepoff (Trepov), in tedesco Trepoauf (“sulle scale”).

Questa fu una storiella molto in voga sulle origini familiari di Dmitrij Fëdorovič. In realtà, egli era il figlio del sindaco di San Pietroburgo, generale Fedor Fëdorovič Trepov (1803-1899). Questi, nel 1875, subì un attentato da parte di Vera Zasulič; fu l’atto che segnò l’inizio del moderno movimento rivoluzionario in Russia proveniente dal basso (**).

Fino allora, la Russia non aveva conosciuto che rivoluzioni di palazzo e congiure di nobili. Basti pensare al movimento decabrista del 1825, o alle successioni al trono nel corso del Settecento: Aleksej Petrovič Romanov, figlio di Pietro il Grande e destinato a succedergli, fu fatto torturare e suppliziare dal padre fino a morte; lo zar Paolo I fu strangolato dei suoi aiutanti di campo col consenso della consorte e di suo figlio. Invece con il movimento rivoluzionario russo della seconda metà nel XIX secolo, le cose cambiarono radicalmente, tanto che qualcuno ebbe ad osservare che “Prima, era permesso soltanto ai gran signori di ammazzare lo zar, ma ora ci trova gusto anche la povera gente”.

Dmitrij Fëdorovič Trepov entrò nel corpo dei cadetti e nell’esercito giunse fino al grado di colonnello e come tale, sotto lo zar Alessandro II, divenne prefetto di polizia di Pietroburgo. Il 2 gennaio 1905 c’era stato un tentativo di assassinare Trepov, quando un allievo di 19 anni di una scuola commerciale Poltoratsky, gli aveva sparato bucandogli solo il cappotto. Nel maggio del 1905, con le dimissioni da governatore generale di Pietroburgo, fu nominato vice ministro dell’interno, capo della polizia e comandante di un corpo separato di gendarmi. Successivamente, tutta la politica del governo fu in gran parte guidata da Trepov.

Pertanto, se cerchiamo qualche responsabile diretto di quella carica di cavalleria descritta ne Il dottor Živago e celebrata nell’omonimo film, non dobbiamo andare molto lontani dal nome di Trepov. Il 1° luglio 1906, nel giardino di Peterhof, un certo Vasiliev, credendo di sparare a Trepov, uccise il maggiore generale Sergey Vladimirovich Kozlov.

Il 2 settembre 1906 Trepov morì improvvisamente per infarto. Non possiamo sapere se e quanto influì lo stato di tensione procurato dai continui tentativi di giustiziarlo.

I rivoluzionari non giocavano, nessuna concessione zarista “avrebbe portato alla pace tra lo zar e il popolo”, e anzi avrebbero liquidato completamente il vecchio ordine per creare nuove forme di governo: “Non abbiamo bisogno di uno zar, bensì di una repubblica democratica”.

*

Il granduca Sergej Aleksandrovič Romanov, cognato dello zar Nicola II, fu assassinato a Mosca nel febbraio del 1905, ossia nel momento in cui il principe Federico Leopoldo di Prussia si trovava presso la corte russa. Il principe narrò che quando al palazzo di Peterhof, residenza dello zar, arrivò la notizia dell’omicidio, egli fece chiedere se quella sera il pranzo in suo onore avrebbe avuto luogo, o se lo zar, colpito da una simile sciagura, preferiva essere solo. Fu risposto al principe che venisse pure a pranzo, ove puntuale comparve lo zar e l’altro suo cognato, il granduca Aleksandr Michajlovič. Entrambi erano di ottimo umore, dell’assassinio del granduca Sergej non si parlò affatto. Dopo tavola lo zar e suo cognato si divertirono, sotto gli occhi dell’ospite tedesco trasecolato, a cercare di gettarsi reciprocamente giù da un lungo e stretto divano. In quello stesso momento, la vedova del granduca Sergej entrava nella cella dove l’assassino di suo marito era in attesa dell’esecuzione capitale, fissata per l’indomani. Ma questa è un’altra storia.

(*) Nel 1887, cinque studenti dell’università di Pietroburgo vennero impiccati per aver predisposto degli ordigni per attentare alla vita dello zar Alessandro III. Al processo il loro capo, Aleksandr Il'ič Uljanov, giustificò il terrorismo come unico metodo possibile di lotta in uno stato poliziesco. Rifiutò di presentare domanda di grazia e fu impiccato. Egli aveva tre fratelli e tre sorelle, tutti rivoluzionari: il fratello minore, Vladimir Il'ič, giurò vendetta e, come già Annibale, restò fedele al giuramento.

(**) Nel luglio del 1877, il governatore di Pietrogrado, generale Trepov (senior), fece frustare in carcere fino a farlo impazzire un detenuto politico, Aleksej Petrovič Bogoljubov, colpevole di non essersi tolto il berretto innanzi a lui. La fustigazione era vietata per legge dal 1863. Per vendicarlo, il 24 gennaio 1878, Vera Zasulič si presentò nell’ufficio di Trepov e gli sparò a bruciapelo, ferendolo gravemente. Processata da un tribunale civile in presenza di un’enorme folla solidale, il 31 marzo 1878 fu assolta. Celebre la sua corrispondenza con Marx in merito agli sviluppi della cosiddetta obščina.

Fino agli anni Novanta del XIX secolo non esisteva una distinzione netta tra marxisti russi e populisti. La corrente populista di opposizione (quella liberale evolve verso la collaborazione con il governo zarista) si ramifica in due gruppi, uno di tendenze blanquiste, che teorizza la conquista del potere da una parte di una minoranza rivoluzionaria; l’altro raggruppa donne e uomini devoti alla causa fino al sacrificio estremo, che ritengono il problema politico della caduta dello zarismo strettamente legato alla pratica terroristica.

Un altro notevole personaggio di quel periodo, che vorrei segnalare ai tre lettori interessati a queste cose, risponde al nome di Vera Nikolaevna Figner (1852-1942), forse poco nota in Italia. Le sue memorie sono state tradotte in varie lingue, purtroppo non in italiano, e rappresentano una testimonianza davvero significativa della sua epoca.

7 commenti:

  1. Quando un paese, per troppo tempo, non riesce a realizzare le riforme necessarie per adeguarsi alle mutevoli esigenze economico-sociali, è inevitabile che alla prima occasione opportuna venga a generarsi un rivolgimento sociale cruento, incontrollabile e dagli esiti imprevedibili. È esattamente ciò che è successo molte volte in passato e che ancora ci aspetta in tempi prossimi a venire.
    Gran veritá e non cè nessuna "America first" che tenga

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  2. Credo che siamo ben più di tre, perbacco!
    Pietro

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  3. ...io pure :-)
    maurix

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  4. ...le chiedo un parere, volendo approfondire, quale di questi volumi mi consiglia?
    La storia dei Romanov di Jean Des Cars
    I Romanov: 1613 - 1918 di Simon Sebag Montefiore
    oppure qualche altro titolo, anche da recuperare nei meandri del web...
    e grazie
    Maurix

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    1. il primo non lo conosco, di sicuro il secondo
      grazie a te, buona lettura

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