giovedì 11 luglio 2024

La grande offensiva

 

I bouffeurs d’escargots non hanno dato la maggioranza assoluta né al Raggruppamento Nazionale, né al Nuovo Fronte Popolare, né all’Ensemble. Tuttavia, anche se il risultato del RN è stato insufficiente per ottenere la maggioranza, i fascisti restano un problema. La loro demagogia, il loro populismo non spiegano tutto. Perché tanti francesi e italiani e tedeschi sono passati con i fascisti? La sinistra non è realmente interessa alla domanda e teme la risposta. Si rifugia nella sua zona di comfort, quella dei diritti civili (pur sacrosanti).

Importa nulla anche del gioco tra fascismo e antifascismo (ci vuole altro per mettere fuorigioco i fascisti). Chi vota per i fascisti lo fa per rabbia e disperazione, per ciò che è diventata la sua vita, per ciò che è diventato il suo Paese e l’Europa. Non dico di essere d’accordo con tutto quello che dice quella gente, il modo in cui lo dice, col fatto che si lascia ingannare dalle parole della destra, ma ciò che dicono quelle decine di milioni di persone viene semplicemente ignorato.

Anche nell’odio per la cultura di sinistra o radical-chic, che dir si voglia, non c’è alcuna fatalità, nessuna legge di degenerazione, ma è il risultato di un piano metodicamente elaborato e messo in atto. Da chi? Da nessuno in particolare e però da tutto l’insieme di quel potere che la sinistra difende. Un potere che mistifica la realtà, che racconta la più grande menzogna, ossia che gli antagonismi individuali finiscono per creare l’equilibrio.

Il mondo borghese offre alle anime comuni (agli sdentati, come li chiamava quel deficiente di Hollande) povertà crescente, schiacciamento, precarietà e sottoccupazione, un futuro carico di angoscia economica e morale e minacce di guerra.

La consapevolezza di questa realtà può avere un valore esplosivo: può portare al desiderio di trasformarla. La borghesia lo sa. Siamo in un momento storico in cui la cultura e la conoscenza hanno più che mai un significato direttamente rivoluzionario. La lotta ideologica diventa un elemento fondamentale della lotta di classe, contro l’avanzare della barbarie.

La borghesia può garantire il suo potere solo raccontando bugie e ingannando la gente. Il significato profondo del fascismo, vecchio e nuovo, ultima carta della borghesia, sta nell’enorme inganno che comporta. Questa borghesia non può limitarsi a diffondere le sue menzogne: ha bisogno che la gente ci creda e sia disposta ad accettarle; ha bisogno di uomini e donne che non sono più capaci di comprendere la realtà in cui vivono e soffrono.

L’élite dominante deve abbassare il livello della cultura e della coscienza del popolo che domina. Ha due mezzi per farlo. Aumentare la propaganda, una grande pubblicità sociale e politica: televisione, cinema, radio, giornali, editoria, ai quali è attribuita la funzione di ripetere la menzogna con sufficiente insistenza perché i loro slogan s’impongano nella credenza pubblica.

Quindi ridurre la resistenza critica colpendo coloro che sanno distinguere le bugie quando si presentano e non si lasciano accecare dalla loro ripetizione. La borghesia ha intrapreso una vasta operazione contro chi ha la funzione di diffondere la conoscenza, di fornire cultura, di risvegliare in ogni persona la capacità critica, di far vedere il mondo così com’è e non come ci viene raccontato. È in corso un’enorme offensiva contro i nemici della menzogna.

mercoledì 10 luglio 2024

Ultimi barbarorum

 

Pensare è dire di no. No a cosa?

I due principali laboratori sociali sono la scuola e il lavoro, perché sono i luoghi in cui apprendiamo ruoli sociali molto diversi, che vanno dall’obbedienza allo sfruttamento (anche brutale), alla creatività, alla solidarietà o alla rivolta. Tutti questi ruoli possono essere giocati dallo stesso individuo.

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In Francia, il Raggruppamento Nazionale al ballottaggio non ha ottenuto quanto si era atteso. Tuttavia, il 30 giugno ha raccolto, assieme ai suoi alleati, 10,6 milioni di voti. È primo tra i lavoratori (57% dei voti) e in buona parte degli impiegati (44%), anche se è ultimo tra i dirigenti, di cui ha ottenuto il 21% dei voti, dietro l’ex maggioranza presidenziale (26%) e la sinistra (34%).

Indubbiamente il RN è oggi il partito dei lavoratori.

Vale per la Francia, per l’Italia e ovunque: se invece di lamentarsi di questi proletari che votano fascista o si astengono, la sinistra si prendesse davvero le sue responsabilità? Ma quale cazzo di sinistra?

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La direttiva UE del Parlamento europeo sui tappi non rimovibili. Capite di cosa si occupano (prevalentemente)? Il polietilene tereftalato delle bottiglie ha un tasso di riciclo del 55% all’interno dell’Unione Europea, ma i tappi sono in polipropilene, che non può essere riciclato. E intanto rovescio l’acqua e bestemmio.

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L’aeroporto della Malpensa intitolato a Berlusconi? Ci è andata bene. Avevano proposto un altro nome (non quello di Mussolini). Poi il contrordine: non è ancora il momento.

Nulla va contro il mondo che ci viene imposto.

martedì 9 luglio 2024

La strage continua

 

Secondo un peer-reviewed della rivista medica The Lancet, che riporta dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, fino al 19 giugno scorso le persone uccise nella Striscia di Gaza dall’invasione israeliana dell’ottobre 2023 sono state 37.396. Le cifre sono state fornite dal Ministero della Salute di Gaza, e sebbene siano contestate dal governo israeliano, sono accettate come accurate dai servizi segreti israeliani e dall’OMS.

Al 10 maggio 2024, il 30% dei 35.091 decessi non erano identificati, ma per il governo israeliano si tratta in ogni caso di terroristi, anche nel caso di bambini. Tuttavia, il numero di decessi segnalati è probabilmente sottostimato, scrivono gli autori dell’articolo (*). Inoltre, l’ONU stima che fino al 29 febbraio scorso siano stati distrutti il 35% degli edifici nella Striscia di Gaza, e quindi il numero dei corpi ancora sepolti tra le macerie è probabilmente considerevole: si stima siano più di 10.000.

Anche se il conflitto terminasse subito, nei prossimi mesi e anni continuerebbero a verificarsi molte morti indirette per cause quali malattie riproduttive, trasmissibili e non trasmissibili. Si prevede che il numero totale di morti sarà elevato, data l’intensità di questo conflitto, la distruzione delle infrastrutture sanitarie, la grave carenza di cibo, acqua e riparo.

Nei conflitti recenti – si legge ancora –, tali morti indirette vanno da tre a 15 volte il numero di morti dirette. Applicando una stima prudente di quattro morti indirette per ogni morte diretta (37.396 decessi segnalati), non è improbabile stimare che fino a 186.000 o anche più decessi potrebbero essere attribuibili all’attuale conflitto a Gaza.

Documentare la vera portata delle stragi è fondamentale per garantire la responsabilità storica e riconoscere l’intero costo umano e materiale dell’invasione e della guerra israeliana. È anche un requisito legale. Le misure provvisorie stabilite dalla Corte internazionale di giustizia nel gennaio 2024, richiedono a Israele di “adottare misure efficaci per prevenire la distruzione e garantire la conservazione delle prove relative alle accuse di atti nell’ambito della Convenzione sul genocidio”.

(*) Uno dei tre autori dell’articolo è Martino McKee, del Dipartimento di Salute Pubblica e Politica, London School of Hygiene & Tropical Medicine; McKee è anche membro del comitato editoriale dell’Israel Journal of Health Policy Research e dell’International Advisory Committee dell’Israel National Institute for Health Policy Research. MM è stato co-presidente della 6th International Jerusalem Conference on Health Policy dell’istituto nel 2016.

lunedì 8 luglio 2024

La ghiaia sotto le scarpe

 

Lo zar Nicola II, prima di essere liquidato dai bolscevichi, lesse per la prima volta Guerra e pace. Sapeva che sarebbe stato giustiziato? No. Ma deve aver sentito che le cose si stavano mettendo molto male. Non so se ha avuto il tempo di finire il romanzo di Tolstoj. Se non l’ha capito, dov’era con la mente quando gli hanno piantato una pallottola in testa?

Che c’entra con quanto sta accadendo? Se non riuscite a capirlo, quel je ne sais quoi che è dentro di noi, vuol dire che con i sentimenti state altrove. In attesa che si faccia strada una privatizzazione della sanità e dell’istruzione che convenga a tutti. Eccetera.

A leggere certi commenti, in Francia hanno perso (o non hanno vinto) i “putiniani”. Deduco da questa stupidaggine che in Italia, nel 2022 e nel giugno scorso, hanno vinto (primo partito) i sostenitori della Nato. Che però denotano un atteggiamento ambiguo (eufemismo) con l’UE (leggere Sergio Fabbrini ieri). E soprattutto non si dichiarano antifascisti. Perché sono fascisti, ovvio. Vestiti alla moda, ma pur sempre fascisti. Nel cuore e nel buco del culo.

Ma in Italia e in Francia Meloni e Le Pen non rappresentano solo i fascisti. Raccolgono il consenso elettorale (e non solo) di chi non ne può più. Quel popolo che comunque verrà poi tradito dopo il voto, perché il gioco sociale tra chi vince e chi perde è già deciso. Ma non importa, quel popolo vota la destra e i fascisti. Convintamente la scelta tra un bicchiere di acqua naturale e un bicchiere di acqua frizzante. In Francia, quel popolo, ritiene che presto o tardi verrà introdotta la poligamia e una sharia moderata.

Nel ballottaggio, a fronte del pericolo proveniente dall’estrema destra, ingigantito dai media, la sinistra ha realizzato qualcosa di profondamente innaturale: l’unità. Che durerà come quel famoso gatto in tangenziale. Del resto Macron non ha scelto a caso i temi della sua campagna elettorale. Laicità, immigrazione e il suo favorito: l’energia nucleare. Otto nuovi EPR in programma e un colpo basso al Fronte Popolare.

Il presidente sa bene che a sinistra il nucleare è quantomai divisivo. Nel momento in cui il Partito Comunista (PCF), la France Insoumise (LFI), gli Ambientalisti (EELV) e il Partito Socialista (PS) dovranno concordare un programma comune, faranno la fine della Nupes (Nouvelle Union populaire écologique et sociale).

L’ordine del giorno di allora: “Abbandonare i progetti EPR, pianificare lo smantellamento, il ripristino e la riconversione dei siti nucleari e della loro intera area vitale”, sintetizzava il programma Nupes. Due anni dopo, i buoni propositi si sono infranti col disegno di legge per il rilancio dell’energia nucleare adottato dall’Assemblea il 16 maggio 2023. E il voto delle forze del nuovo Fronte Popolare quel giorno riassume bene il divario tra i partiti sull’energia atomica. Gli ecologisti e i “ribelli” hanno votato contro il rilancio, il PCF (come il resto della Assemblea) a favore, mentre i socialisti si sono astenuti (codardi).

È solo un esempio delle discordie, confermato dalle dichiarazioni di Raphaël Glucksmann: “È un’energia di transizione che non è completamente pulita. Un’energia del futuro, che dipende da dove collochiamo il futuro». Il solito bla-bla. I giochi sono fatti, il futuro è già deciso.

La sinistra francese è divisa su quasi tutto, incapace di convergenza programmatica. E anche quando in campagna elettorale dice ai salariati che lotterà contro le discriminazioni e le disuguaglianze economiche e sociali, non è credibile e sa essere ingenua e negatrice sulle questioni dell’immigrazione e della sicurezza, eccetera.

Quale governo sortirà dalla nuova Assemblea? Jean-Luc Mélenchon, ex apparatchik socialista e dittatore in pectore, non potrà essere la soluzione. Perciò siamo sicuri che a perdere il ballottaggio è stata la destra? Marine Le Pen è poca cosa, si sa, ma del resto che cos’è Meloni di là degli incensamenti dei media? A logorarsi sarà ora la sinistra, o sedicente tale, mentre la partita vera si giocherà fra tre anni.

Le Pen già sente la ghiaia che scricchiola sotto le sue scarpe nel cortile dell’Eliseo.


domenica 7 luglio 2024

Lo studente/cliente anche come risposta al calo demografico

 

Il Sole 24 ore di oggi dedica un articolo alla città di Gent. Pur non aspirando a diventare ministro della cultura, ammetto che sul principio non avevo capito di che città si trattasse. Poi, leggendo, scopro che si tratta della città belga che nel XV secolo era seconda per popolazione solo a Parigi, e soprattutto dando un’occhiata alle foto che corredano l’articolo, capisco si tratti della città di Gand, la città che diede i natali a Carlo V. Scarsa elasticità mentale la mia e a nulla vale il fatto che in ogni manuale e libro di storia che mi è capitato tra le mani il nome della città è sempre con la grafia francese: Gand.

Anche per Wikipedia il nome è Gand, salvo poi, di quando in quando, trascrivere il nome in fiammingo, Gent per l’appunto (non per Treccani). Non si finisce mai d’imparare, soprattutto di domenica.

Ad ogni modo il punto è un altro: «Di notte, al chiaro di luna, la città rivela l’ennesimo volto segreto, grazie a una sofisticata illuminazione frutto del lavoro di talentuosi light designer. Il migliore? L’italiano Alberto Garutti, che ha realizzato in pieno centro un sistema di lampioni collegato ai reparti maternità della città. Quando nasce un bambino, la mamma schiaccia un bottone e una nuova luce si accende tra le strade di Gent».

Se nelle città italiane, specie alcune, si adottasse la geniale idea di Garutti per l’illuminazione pubblica, ci sarebbe presto il rischio di rimanere al buio. Non per insufficiente alimentazione elettrica, ma a causa del crollo demografico. Come ci ricorda lo stesso quotidiano di Confindustria, in 20 anni l’Italia ha perso 3 milioni di 18-34enni. Non solo, il 35% degli under 30 è pronto a lasciare l’Italia per avere salari più alti (sondaggio Ipsos).

Sui motivi di questo stato di cose ci sono in campo diverse opinioni, alcune sostenute anche da studi e statistiche. Sostanzialmente in quasi tutti i casi si tratta di bugie (specie a riguardo dei bassi salari). Degli esempi? Gian Carlo Blangiar, prof. emerito di demografia e già presidente dell’Istat: «[...] nel 2008 sono nati 577mila bambini e bambine, che tra un paio d’anni dovranno decidere il percorso di studi universitari, lo scorso anno ne sono nati 379mila [...]».

Di là dei numeri, che non sono contestabili, Blangiar, con un curriculum di dieci pagine, vive in un mondo poco frequentato dai comuni mortali. Non di meno, Carlo Marroni, che scrive l’articolo e riporta le parole di Blangiar, scrive: «Il tema demografico oggi va a sbattere con un sistema scolastico disegnato da Giovanni Gentile e di fatto in 100 anni poco o nulla è cambiato».

Mi pare evidente che questi esperti non siano mai entrati in una famiglia normale, cioè in una famiglia media italiana. Sentire Francesco Billari, rettore dell’università Bocconi (privata) e prof. di demografia: «Data la penuria di capitale umano non possiamo più permetterci di lasciare, come succede oggi, metà degli studenti essenzialmente indietro, con cicatrici di basse competenze che si porteranno dietro per sempre».

La penuria di “capitale umano”. Sempre lì vanno a parare, l’idea fissa che tutto e tutti siano “capitale”. E dunque l’obiettivo sarà quello di migliorare la scuola pubblica, con più investimenti e una migliore selezione (questa sì) del corpo docente (meglio formato e retribuito)?

Non proprio: l’obiettivo della scuola, chiosa l’articolista citando l’illustre rettore, «da tempo non è più la selezione ma l’inclusione». Puntano a una scuola elitaria, una cultura ricca e varia immediatamente spendibile a scopo produttivo, che favorisca gli studenti più “meritevoli” nella loro personale scalata sociale, magari con corsi privati di auto- motivazione su come imparare a sgomitare nella competizione con il prossimo.

Insomma una scuola strettamente premiale e fortemente individualistica, d’impronta “americana”, “cinese”, “giapponese”, magari una scuola dove lo studente è un cliente. Non certo una scuola come bene comune, che considera quest’ultimo come lo stato di equilibrio dinamico automaticamente risultante dalla corretta competizione tra gli individui.

Questa gente invece ci racconta la solita storia di una società vista da vincenti, e importa nulla se nel mondo non possono esserci, evidentemente, milioni di storie come la loro.