Il taglio di emergenza della Federal Reserve di 0,5 punti era nell’aria come avevo facilmente previsto nel post dello stesso lunedì scorso. Annunciando la decisione, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha detto di credere che l’azione della Fed fornirà “una spinta significativa all’economia”. Non è vero, ma che altro avrebbe dovuto dire?
Sono passate poche ore e già ieri Wall Street era di nuovo in caduta con quasi un meno 3 per cento del Dow Jones dopo aver aperto con un guadagno di 300 punti. A un certo punto l’indice era sceso fino quasi di 1000 punti. Oggi pomeriggio vedremo come aprirà, ma già gli “asiatici” non promettono bene.
L’indice S&P 500 ha chiuso ieri in calo del 2,8 per cento dopo aver registrato lunedì il suo massimo rialzo di un giorno da due anni, e il Nasdaq è diminuito anch’esso di quasi il tre per cento.
C’è da osservare che la decisione della Fed ha un impatto notevole sulle banche, i cui margini di profitto con il taglio si riducono ulteriormente con un tasso d’interesse di riferimento inferiore. Non per nulla le azioni bancarie, insieme all’alta tecnologia, hanno spinto il mercato verso il basso.

