domenica 1 marzo 2020

Il cervello programmato di Edoardo Camurri



Edoardo Camurri si può ascoltare con frequenza su Radiotre, verso le 9, dove fa il verso della persona che sa citare molte cose ed è perciò autorizzata ad esprimersi in modo “culturale”. Non bastandogli, su Il Foglio scrive:

«La paura e la paura della morte sono il campo di battaglia ideale per giocare a questi esperimenti».

Quali? Lo spiega con un esempio:

«Quando Timothy Leary, lo psichiatra di Harvard che divenne il profeta dell’Lsd, parlava di “neuropolitica”, intendeva esattamente questo: grazie alle nuove conoscenze scientifiche e alle nuove pratiche tecnologiche, la politica ha la possibilità di lavorare sempre di più sulla riprogrammazione cerebrale delle persone. Leary aveva in mente le tecniche del lavaggio del cervello tradizionali che si basano sulla regressione della vittima a una fase infantile del suo sviluppo per poi risintonizzarla, grazie a un nuovo imprinting, su princìpi e valori diversi».

La “politica” farebbe di suo e artatamente tutto ciò? Suvvia, non scherziamo.

«Per dirla in un altro modo: il cervello più antico presente in ogni essere umano funziona sulla paura, la paura della morte, e sulle risposte immediate per fuggire il pericolo. Si tratta di un cervello, necessario alla sopravvivenza più elementare, che non presuppone alcuna consapevolezza logica e valoriale».

Succede nel comportamento di qualunque animale, non solo nell’uomo come dice Camurri. La paura è un’emozione primaria, un comportamento che allude al primo sistema di segnalazione, quello pavloviano di stimolo-risposta, in tal caso  lo stimolo di autoconservazione, tipico anche nel topo di biblioteca come in quello di fogna.

Ogni soluzione è già in noi



Come con il coronavirus, che fino a quando è rimasto ristretto al focolaio cinese ci ha visto altezzosi e unanimi scagliarci contro i ritardi comunicativi dei mandarini rossi, anche per ciò che riguarda la situazione finanziaria globale il nostro interesse è marginale e di pochi, almeno fino a quando gli effetti della crisi non avranno un’impennata televisiva.

Allora twitteremo le nostre rette considerazioni sull’arida materia puntando il dito e anzi il pugno contro linfingardaggine della politica. Proprio come con il coronavirus, sospesi tra il raffreddore e la peste nera, sentendoci tutti dottori non mancheremo di proporre rimedi e terapie della felicità, sopravanzando chiunque con una geniale e inedita battuta di spirito. Il segnale deve essere chiaro: dopo il panico, abbiamo bisogno di positività, di rassicurare e di rallegrare, mascherine accoglienti e amuchina gel-aloe come se fosse antani.

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sabato 29 febbraio 2020

Autovirus



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D’accordo, il concetto è chiaro, ma la metafora fa “acqua” su un punto. La quantità d’acqua (infettati) è la stessa nei due casi: il grafico mostra come l’assenza di misure di contenimento (zona rosa) concentri la quantità (tsunami che mette in ginocchio il sistema sanitario); in caso di misure di contenimento, zona azzurra, la stessa quantità d’acqua viene diluita nel tempo (mareggiata), riducendo il picco ma non la quantità. Invece il contenimento oltre a diminuire il picco dovrebbe diminuire anche la quantità (come dimostra l'esperienza nei casi di contagio).

Giorno bisestile, l'errore del calendario



Il giorno bisestile debuttò nell’anno 45 dell’evo classico (e non il 46 come riportano in molti), ossia quando Giulio Cesare, nel tentativo di far coincidere l’anno civile con quello solare, riformò il vigente calendario romano. Nonostante laggiustamento, nel calendario giuliano cera uno scarto di 11 minuti e 14 secondi rispetto allanno solare, che ha determinato nei secoli differenze notevoli.

Regnante papa Gregorio XIII venne accorciato l’anno 1582 di dieci giorni per rimettere le cose a posto: il 5 ottobre fu seguito dal 14 ottobre. 

Il calendario gregoriano ha introdotto la regola secondo la quale gli anni la cui numerazione è multipla di 100 sono bisestili soltanto se essa è anche multipla di 400: vale a dire, sono stati bisestili gli anni 1600, 2000 e lo sarà il 2400, mentre non lo sono stati gli anni 1700, 1800, 1900, e non lo saranno il 2100, 2200, 2300 (infatti si salta dal 2096 al 2104, dal 2196 al 2204, ecc.). Tutti gli altri anni la cui numerazione è multipla di 4 rimangono bisestili.

Questa è l’unica differenza, come spiegavo in questo post, tra il vecchio calendario giuliano e quello attuale. In pratica il calendario attuale omette 3 giorni intercalari ogni 400 anni, in modo da annullare quel precedere l’anno solare di 1 giorno ogni 128 anni, precedere dovuto, nel giuliano, al bisestile con cadenza sempre uguale, cioè sempre quadriennale

Il calendario giuliano, come spiegato nel post segnalato, ebbe il merito di mettere ordine nel vecchio calendario romano che dava luogo a difficoltà di calcolo e grande confusione. Per tale motivo l’anno fu diviso in 12 mesi, di 30 e 31 giorni, febbraio di 28 diventava bisestile ogni tre anni e il giorno aggiuntivo cadeva sei giorni prima delle calende di marzo (Kal. Mart. = 1° marzo), in tal modo il bix sestum raddoppiava precisamente il 24 febbraio. Nel tardo Impero prese il nome l’anno intercalare stesso, annus bissextus. Il 46 fu l’ultimo anno caotico prima dell’entrata in vigore del calendario giuliano. Per poter iniziare il suo nuovo anno riformato, Cesare ha dovuto prolungare l’anno 46 di 90 giorni, ed ecco perché quell’anno con i suoi 445 giorni fu chiamato “annus confusionis ultimus”.

Morto Cesare, venne in luce un errore di calcolo, scoperto dai sacerdoti che, fraintendendo le istruzioni di Sosigene di Alessandria, avevano intercalato l’anno bisestile ogni tre anni invece che ogni quattro (*). 

La lunghezza dei mesi, contrariamente alla teoria sostenuta in epoca medievale dello storico inglese Giovanni Sacrobosco, è oggi la stessa dell’anno 45.

(*) Plinio il Vecchio, Libro XVIII: “Cesare dittatore regolò i singoli anni sul corso del Sole avvalendosi di Sosigene che era specializzato in questa scienza; e quella stessa regola fu in seguito corretta avendovi scoperto un errore, sospendendo l’intercalazione per dodici anni di fila, poiché l’anno stava cominciando a ritardare rispetto alle stelle, che prima precedeva”.

venerdì 28 febbraio 2020

Recidive virali



È sotto gli occhi di tutti il successo del modello economico fondato sul capitale privato e la libera iniziativa, ossia ciò che costituisce il vanto della società borghese che di tale modello è l’espressione storica. Ogni tentativo finora compiuto di superare questo modello dal lato della socializzazione dei mezzi di produzione ha prodotto fallimenti.

Quale potente e inarrestabile dinamica è alla base di questo straordinario risultato del modello capitalistico? La varietà delle risposte in campo di spreca, ma quella che conta è questa: la necessità di valorizzazione del capitale, il processo di accumulazione e la lotta tra i diversi capitali per il profitto, comporta l’incessante rivoluzionamento della produzione, spingendo il capitale a sussumere a sé la scienza per aumentare, con l’impiego di nuove tecnologie e migliori tecniche, la produttività del lavoro e abbattere i costi di produzione.

Rendere i salariati forza crescente di valorizzazione del capitale è stata la più essenziale molla dello sviluppo della scienza e della tecnologia che ha portato la società borghese ai trionfi di oggi. Se non s’intende questo e s’insiste, per contro e quale alternativa al capitalismo, nella mera riproposta della statalizzazione dei mezzi di produzione, significa restare appesi alle ubbie del passato, peraltro in opposizione a Marx.