giovedì 1 agosto 2013

Cosa dice la legge n. 235 del 31-12-2012


Art. 1


Incandidabilità alle elezioni della Camera dei deputati e del Senato
della Repubblica

1. Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire lacarica di deputato e di senatore:
    a)  coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori a due  anni  di  reclusione  per  i  delitti,  consumati  o tentati, previsti dall'articolo  51,  commi  3-bis  e  3-quater,  del codice di procedura penale;
    b)  coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori a due  anni  di  reclusione  per  i  delitti,  consumati  o tentati, previsti nel libro II, titolo II, capo I, del codice penale;
    c)  coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori  a  due  anni  di  reclusione,  per  delitti  non  colposi, consumati  o  tentati,  per  i  quali  sia  prevista  la  pena  della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni,  determinata  ai sensi dell'articolo 278 del codice di procedura penale.

Art. 3


Incandidabilità  sopravvenuta  nel  corso   del   mandato   elettivo parlamentare


1. Qualora una causa di incandidabilità  di  cui  all'articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato  elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi  dell'articolo  66  della Costituzione. A tal fine le sentenze definitive di  condanna  di  cui all'articolo 1, emesse  nei  confronti  di  deputati  o  senatori  in carica, sono immediatamente comunicate, a cura del pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di  procedura penale, alla Camera di rispettiva appartenenza.

2. Se l'accertamento della  causa  di  incandidabilita'  interviene nella fase di convalida degli eletti, la  Camera  interessata,  anche nelle more della conclusione di  tale  fase,  procede  immediatamente alla deliberazione sulla mancata convalida.

mercoledì 31 luglio 2013

Comunque


Se non ricordo male, fu Victor Hugo a scrivere che i criminali non hanno solo le mani sporche di sangue ma anche macchiate d’inchiostro, e aggiungeva che è molto più curioso andare a frugare nelle casseforti che nei bassifondi. E non è un caso – soggiungo a mia volta – che quando si va a mettere il naso nelle casseforti e negli affari dei potenti, immancabilmente ci s’imbatte in ogni genere di lordura posta in atto da questi maestri di realismo e di cinismo. Del resto, è nella destrezza della democrazia di una società di classe far credere che la legge sia uguale per tutti. Sarebbe illusorio pensare il contrario, e tuttavia vi sono dei limiti di decenza che non dovrebbero essere valicati in uno Stato di diritto un po' meno che meramente formale.

I fatti di questi anni, per quanto ci riguarda direttamente da vicino, dimostrano il drammatico smarrimento nel quale siamo piombati, il trasformarsi del costume e della cultura come in un tempo non troppo remoto non s’immaginava possibile. E ciò non è dipeso solo da un uomo, per quanto egli sia riuscito a incarnare una filosofia – chiamiamola così – che è riuscita a penetrare nelle coscienze e a eroderle, ma da un’intera classe dirigente nazionale che – senza grandi ostacoli e catturando il consenso della maggioranza – si mostra fattivamente corrotta, distaccata dalla vita concreta e intimamente marcia perché non crede più in niente se non al potere fine a se stesso.

E però tutto questo non sarebbe potuto accadere, non almeno nelle forme macroscopiche esibite con disinvoltura, se anche e specialmente da parte delle generazioni più adulte non si fosse spesso smarrito il senso di responsabilità, di quella verso se stessi e di quella verso gli altri. È bastato poco, in definitiva, per corromperci, e a poco è servito un coro di ammonitori impotenti. Ed è perciò che due anni e mezzo fa scrivevo in questo blog:

martedì 30 luglio 2013

Gli stravaganti lapsus del dottor Freud


Mettendo a posto delle vecchie carte m’è capitata in mano una lettera che troppo vecchia non è, anche se appartiene al secolo passato. La scrissi all’autore di un libro, La rivoluzione dimenticata, nel quale è trattato il rapporto tra il pensiero scientifico greco e la scienza moderna. Segnatamente il libro dà conto delle grandi scoperte e intuizioni dell’antichità che poi l’umanità ha sepolto sotto le rovine delle antiche civiltà e solo dopo molti secoli riscoperto (in parte).

Scrive l’autore del libro che «La moderna teoria psicoanalitica dei sogni è nata quindi, secondo l’autorevole testimonianza di Freud, partendo dagli elementi “vicini alla realtà” riferiti da Artemidoro».

Che cosa abbia che vedere la teoria psicoanalitica dei sogni (edita nel 1900) con Artemidoro è cosa tutta da dimostrare, ma soprattutto è cosa tutta da dimostrare che cosa abbia a che vedere la teoria psicoanalitica con la scienza. Ma di questo dirò poi.

lunedì 29 luglio 2013

[...]


All’aperto, ieri sera, ho visto il film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza. C’era folla, afa soffocante e le solite zanzare. Di seguito provo a raccontare non la trama del film, bensì le mie impressioni.

Il regista vuole raccontare Roma nella sua bellezza e nel suo orrido attraverso la vicenda di uno scrittore viveur e della mondanità che frequenta. Si tratta di un tema sociale ed estetico che promette bene e che invece poi il film delude, salvo nello spettatore che si accontenta del mero “divertente”.

Il lato buono del film offre squarci della Roma monumentale e artistica sotto la luce distratta dell’alba o di tramonti dai colori eccessivi. Per il lato meno nobile, non ho elementi di riscontro diretto per dire se il soggetto attorno al quale si sviluppa il racconto – le ammucchiate festaiole dei quiriti d’alto bordo ­– configuri uno spaccato realistico oppure se prevalga la finzione.

Il punto però è un altro, ossia l’assenza – tra la mondanità godereccia descritta – di figure tipiche dell’intreccio tra politica e affari, favori e intrighi, spartizioni e tangentine, dissimulazioni disoneste e orgogliosi asservimenti, bassezze trasversali e ipocrisie di regime fatte passare per sussulti di dignità morale. Insomma non credo proprio che la mondanità capitolina autentica possa ridursi al caravanserraglio mostrato dal regista, costituito di nostalgie postmoderne di vecchie mummie con sintomi d’incontinenza, di funerali solenni e consumati cliché.

Nulla è stato fatto e nulla faranno


Sul Sole 24ore di ieri, si poteva leggere, in prima pagina e poi a seguire a pagina 14, un articolo di Simon Johnson, docente alla Sloan School of Management del Mit. L’articolo ha per titolo eloquente il tema trattato, ovvero La finanza senza regole è la zavorra sulla ripresa. Con il suo blasone, può pensare il lettore, chissà quali verità avrà da svelarci il professore americano e soprattutto quali rimedi da proporci. Sorvolando sul fatto che la finanza non è l'unica causa della crisi, di verità il docente ne ha una sola da comunicarci, fattuale e incontrovertibile:

La Volcker Rule (la limitazione dell'attività di compravendita titoli in proprio da parte delle banche) ancora non c'è, le regole per i derivati restano in via di elaborazione e non è stato fatto nessun intervento sui fondi monetari.
Ma c'è di peggio: le nostre banche più grandi sono diventate ancora più grandi e nulla sembra indicare che abbiano abbandonato quel tipo di struttura di incentivi che incoraggia eccessive assunzioni di rischio. E le grandi distorsioni provocate dalle banche "troppo grandi per fallire" incombono minacciose su molte economie.