A leggere certe notizie mi viene in mente quanto raccontava molto tempo fa un bancario descrivendomi la situazione di certi depositi bancari: ci sono persone che non sanno quanto possiedono tra deposito titoli e liquidità. Per saperlo devono consultare le “carte” e a volte nemmeno quel tipo di ricognizione basta per stabilire l’esatto ammontare (a volte nemmeno quello approssimativo) della loro ricchezza depositata e gestita dalle banche. Anche perché, ovviamente, non è gestita da una sola banca. E non solo in banca. Per le anime più comuni, invece, il calcolo è presto fatto: l'accredito dello stipendio o della pensione, sempre se non devi recuperare il "rosso" del mese prima.
I numeri, certi numeri e certi rapporti, ti portano a riflettere. Per esempio: i dieci italiani più ricchi possiedono quanto i tre milioni d’italiani più poveri. Una quantità di persone che corrisponde agli abitanti di tre regioni: Marche, Abruzzo e Molise. Oppure, se si vuole un altro raffronto, agli abitanti della provincia italiana più popolata: Milano. Vorrà pur dire qualcosa questo dato.
Quando queste 10 persone più ricche moriranno, cioè quando diventeranno ricche solo tra i morti e non più tra i vivi, gli eredi dovranno presentare all’ufficio delle entrate il modello 4, quello delle successioni. Lì c’è scritto (quasi) tutto quanto apparteneva al de cuius e di cui si chiede l’eredità. Beni e diritti, immobiliari e mobiliari, compresi titoli e liquidi depositati, partecipazioni. Esclusi dalla dichiarazione e dalla tassazione gli autoveicoli e taluni crediti, ma anche assicurazioni sulla vita, i titoli del debito pubblico (BOT e CCT), gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o equiparati. Non si può fingere, eludere, evadere. Per spartirsi il bottino, gli eredi sono costretti a dichiararlo fino all’ultimo centesimo, altrimenti la banca non svincola le somme e non possono essere trascritti i passaggi di proprietà degli immobili ereditati. Sempre se gran parte del bottino non è stata spartita prima con donazioni e trucchetti vari.
Le tasse di successione dal 2001 al 2006 addirittura erano state soppresse (legge 342/2000). Dal 2006 gli eredi non hanno molti problemi a dichiarare i depositi e gli immobili, poiché da tale data si paga il 4% se si è familiari e il 6% in caso di parenti fino al 4° grado. Una miseria. Un tempo negli Usa si pagava fino all’80%. Ora si tassa una miseria anche lì.
Sull’attivo ereditario va calcolata una franchigia che per il coniuge e i figli è di 1.000.000 di euro. Altro vantaggio: si considerano compresi nell'attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell'asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore. Nel caso di uno ricco come Berlusconi si capisce bene cosa vuol dire.
È difficile individuare i patrimoni, ha detto e ripetuto Mario Monti. Salvo le palanche dei salariati, direttamente alla fonte. Se si applicasse un’aliquota di tassazione anche solo del 20% sull’attivo ereditario e senza franchigia e senza escludere i titoli di Stato, escludendo solo la prima casa, quanti soldini incasserebbe lo Stato, ma soprattutto quale maggioranza approverebbe mai una cosa del genere in Parlamento?