martedì 14 luglio 2026

Sono in viaggio

 

Vannacci o Trump non sono argomenti così aggrappanti nel caldo afoso di luglio. Invece il termine Laniakea? Deriva dalla lingua hawaiana e significa “cieli incommensurabili”. È il nome assegnato dagli astronomi nel 2014 per identificare il superammasso di galassie che ospita anche la nostra Via Lattea. Si estende per circa 520 milioni di anni luce e contiene all’incirca 100.000 galassie.

Al suo interno c’è il superammasso della Vergine (di cui fa parte la nostra galassia) e altri ammassi minori, tutti uniti e interconnessi da attrazioni gravitazionali comuni. Dio ha creato tutto questo per dare lavoro agli astronomi e al settore industriale che si occupa di telescopi, cannocchiali e lenti d’ingrandimento. 

Quasi nascosto alla nostra vista (da quella del mio terrazzo, per esempio), c’è il Grande Attrattore. Infatti si trova quasi esattamente dietro al centro della Via Lattea, nascosto da un sacco di polvere cosmica. Viaggiamo comodamente verso di esso a una velocità di circa 600 km/s, ovvero oltre 2 milioni di chilometri all’ora. Questo movimento non è casuale, ma è causato dall’incredibile densità di materia concentrata in quella direzione (una massa stimata in decine di milioni di miliardi di soli). C’entra ancora una volta la gravità, lo strudel di Newton.

Il Grande Attrattore non è un buco nero. Né un quasar. I quasar sono buchi neri supermassicci che attraggono enormi quantità di materia. Questa materia irradia poi enormi quantità di energia. Pertanto, i quasar sono gli oggetti più luminosi dell’universo e costituiscono il nucleo di intere galassie. I primi quasar si sono formati meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang, un tempo relativamente breve su scala cosmica.

Al centro della nostra galassia (noi siamo in periferia) non c’è un quasar, ma un semplice e tranquillo buco nero (con una massa di 4 milioni di volte quella del nostro Sole). Tra circa 4 miliardi di anni, la nostra galassia si scontrerà con un’altra galassia, Andromeda. Il risveglio dei buchi neri potrebbe far brillare il centro galattico come un quasar. Un gigantesco gioco pirotecnico superiore persino a quello di sabato prossimo a Venezia (spiaze per chi se lo perde).

Intanto, però, viaggio a 36.000 kilometri al minuto verso il Grande Attrattore. Che non raggiungerò mai. Non per il paradosso di Achille e la tartaruga, ma per il paradosso di Olbers.

Sono le ore 5.02 GMT+1 e sto sfrecciando troppo veloce nell’universo perché mi venga in mente dell’altro che non siano queste cose che vi ho raccontato.

3 commenti:

  1. Svegliarmi in questa piccola isola del dodecaneso, come ieri ancora strapazzata dal meltemi e leggere alle prime luci del folgorante nostro sole i tuoi pensieri, appaga la mia indolenza e altro che ora non saprei come descrivere ma ti devo almeno due righe di ringraziamento, “a questa velocità”
    Bonste

    RispondiElimina
  2. Però no xe giusto solo per Venessia, e gli altri?

    RispondiElimina