martedì 12 marzo 2024

Ciò che Oppenheimer non vide

 

Ho già espresso, a caldo, la mia impressione sul film Oppenheimer di Christopher Nolan, vincitore in questi giorni di sette Oscar agli Academy Awards. Racconta la vita e la carriera del celebre fisico e teorico, noto come il “padre della bomba atomica” per aver diretto il programma per la realizzazione delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki.

Gli insopportabili schizzinosi come me criticano la narrativa dominante che dipinge la creazione delle bombe come un progetto moralmente impegnativo ma necessario: un’invenzione straordinaria da parte di menti eccezionali, un progetto che rappresentava una questione di vita o di morte per un paese impantanato in un conflitto globale. E che usare le bombe è stata una decisione drammatica in un momento difficile, ma importante è ricordare che sono state soprattutto le bombe a salvare la democrazia.

Pertanto, il mio giudizio sulla “narrativa” di Oppenheimer non cambia: resta un prodotto hollywoodiano e gli Academy Awards sono un barometro notoriamente inaffidabile sia dell’eccellenza artistica che delle visioni del pubblico, fortemente influenzate dai media. Un film che in buona sostanza celebra il ruolo della scienza nella potenza militare statunitense.

Tuttavia il grande pubblico ha colto anche un altro senso del film, e ciò riflette i cambiamenti nel pensiero e nei sentimenti in risposta al momento storico che stiamo vivendo. Non si tratta di sentimenti e preoccupazioni politicamente articolati tra la popolazione in generale, ma senza dubbio il successo del film parla di un’ansia diffusa e di un forte malcontento a causa di decenni di guerre, di decadimento sociale e indebolimento della democrazia, ma soprattutto del pericolo di conflitti più ampi e catastrofici, inclusa la conflagrazione nucleare.

Inoltre, questo dramma ha il merito di aver posto, proprio in un momento storico come il nostro, in cui l’establishment occidentale si sta lanciando sconsideratamente in uno scontro geopolitico che implica la pianificazione e i preparativi per una catastrofica guerra nucleare, il tema che a decidere di una questione così cruciale come l’impiego delle armi nucleari siano davvero in pochi: militari e politici a Washington, a Mosca, a Pechino.

Nonostante questi meriti, parlo ancora di occasione mancata perché il film evita ciò che realmente accadde dopo che le bombe furono fatte esplodere. Soprattutto il pubblico più giovane non ha in genere ben chiaro che cosa avvenne alla popolazione di Hiroshima e Nagasaki (nel film non vi sono immagini). Il film descrive gli effetti delle bombe esclusivamente nel contesto degli Stati Uniti in guerra contro il loro nemico, il Giappone.

La stessa cosa di quando sono stati bombardati la Serbia, l’Iran, l’Afghanistan, la Libia, la Siria e altri luoghi: quasi mai vi sono immagini degli effetti sulla popolazione di tali attacchi. Tutt’al più si vedono bersagli in bianco e nero che vengono colpiti e tutto si confonde in una nuvola di fumo e detriti. Ed è ciò che è avvenuto per lUcraina dal 2014 ad oggi, salvo eccezioni.

Dagli anni ’50 agli anni ’80, molti film di Hollywood hanno esplorato la paura di un’apocalisse nucleare. Mi viene in mente il famoso The Day After, ma praticamente nessuno di quei film mostrava sopravvissuti che assomigliassero a dei veri sopravvissuti. Gli statunitensi si preparavano ed erano ovviamente nel panico per la bomba lanciata su di loro, ma le immagini mostravano semplicemente funghi atomici e vedute delle bombe dall’alto o di lontano.

Rivelo in Oppenheimer, malgrado un naturale disagio personale nel protagonista per ciò che avviene con lo sgancio delle bombe, una disconnessione tra i creatori delle bombe e la distruzione da loro provocata. Rendiamoci conto che con sole due bombe morirono più di 200.000 persone e le vite perse includevano non solo civili giapponesi ma anche coreani (il 10%) che erano in Giappone come lavoratori forzati o coscritti militari.

Inoltre, circa 3.000-4.000 delle persone colpite dalle bombe erano americani di origine giapponese. La maggior parte di loro erano bambini che vivevano con le loro famiglie o studenti che si erano iscritti alle scuole in Giappone prima della guerra perché le scuole statunitensi erano diventate sempre più discriminatorie nei confronti degli studenti nippo- americani.

Dopo di che non si pone in evidenza che quelle bombe sono ormai dalle armi antidiluviane. Ho cercato di chiarirlo in un recente post, ma non mi faccio illusioni che la gravità del pericolo a cui andiamo incontro venga colta nella sua effettiva dimensione. Del resto, sarebbe stato troppo chiedere a questo film, e non perché Christopher Nolan ignori il potere distruttivo degli ordigni attuali: c’è un cenno quando raffigura Oppenheimer che immagina un olocausto nucleare mentre tiene un discorso celebrativo ai suoi colleghi dopo che la bomba è stata sganciata su Hiroshima, ma ciò che Oppenheimer vede in questa allucinazione è il volto di una giovane donna bianca e non quello dei giapponesi, dei coreani e degli asiatici americani che hanno effettivamente vissuto l’esperienza delle bombe.

1 commento:

  1. E vedere da vicino l'effetto che fa. Si è fatto di tutto per camuffare quella che fu una scelta organizzata e voluta(dall'addestramento iniziato nel 1944 alla scelta delle città). Serviva verificare la potenza della Bomba, anzi, pochi lo sanno, delle 2 Bombe(una all'uranio, l'altra al plutonio), in vista della guerra fredda.

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