giovedì 3 novembre 2016

La Grande Arte




“Far entrare la superficie della tela in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali”


Virginia Raggi non si rende conto di quante opere d'arte
presenti nelle vie di Roma potrebbero essere vendute a Sotheby


L'acqua nelle vaschette dell'istallazione in primo piano
viene rabboccata ogni due anni dall'Artista stesso


Giunti dagli Usa per fotografare il capolavoro
qui sotto



«Gli artisti moderni? Beh, devo dire che con il tempo sono rimasta sempre più delusa delle opere contemporanee. Per molto tempo ho cercato di tenermi aggiornata comprando nuovi lavori, ma poi mi sono resa conto, dopo aver tenuto i quadri per un certo tempo, che non erano assolutamente all’altezza. Io penso che noi ci addentriamo sempre di più in un’epoca di anti-arte. Può darsi che io appartenga a un’altra epoca e che non m’interessa più quello che accade oggi; ma non posso impedirmi di pensare che l’epoca alla quale appartenevo era infinitamente superiore nel campo della pittura e della scultura rispetto all’epoca in cui viviamo oggi. […] All’inizio è stato difficile fermarmi […] poi mi sono abituata a non comprare più nulla e adesso non ci voglio più pensare. […] Io credo che l’era della pittura è terminata. Forse l’arte si trasformerà in qualcosa d’altro.»
Peggy Guggenheim

10 commenti:

  1. Variazioni tardo hegeliane sulla morte dell'arte, vien da dire. D'altronde Giorgio Federico Guglielmo sentenziò, acutamente, che "l'arte appartiene al passato". Già la parcellizzazione stilistica seguita al barocco sembra anticipare la provocazione sopraddetta. Già il coevo Friedrich Schlegel sottolinea che l'irruzione dell'interessante, del brutto, del'ermafrodito e così via,sono un tragitto verso l'abisso dal quale risalire. Vestigia e relitti di un ordine infranto. Però, però la negatività sarà recuperata dall'ironia, dallo specchio concavo del caos e dell'informe, dal teatro delle marionette di Kleist. E G.F.W. lascia cadere, in margine, che forse l'arte sarà più arte, tanto per maltrattare il canone. Un residuo di zdanovismo riaffiora in tutti noi, il conservatorismo, in arte, è il più difficile da contrastare.
    Mordecaj

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    1. zdanovismo e conservatorismo non possono essere contrastati da qualcosa che appartiene in effetti al passato. Zdanovismo, conservatorismo, misoneismo, filisteismo e altre premure definiscono magnificamente il territorio dell'anti-arte, territorio sterminato in Italia.
      Le opere della gnam nulla possono fare per contrastare la direzione del museo, che è nazionale.

      Si chiedeva la Guggenheim "forse appartengo ad un'altra epoca". Esatto.

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  2. l'artista che rabbocca le vaschette ogni 2 anni è morto nel 1968.

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  3. A giudizio di José Antonio Maravall, il Barocco - come stile e come cultura: una fuga dal reale attraverso un'iperrealistica rappresentazione delle passioni, una feconda contraddizione in termini - fu consciamente coltivato dal potere politico ed economico proprio perché costituiva un'innocua valvola di sfogo per gli intellettuali e chi aveva un po' di istruzione (gente potenzialmente pericolosa per il sistema) mentre la società entrava nel tritacarne della monarchia assoluta. Che l'arte sia anche una funzione del potere è innegabile e lo sappiamo. Certo, nel Barocco, come in tutte le epoche che precedono la nostra, la valenza strumentale dell'arte non ne cancellava lo straordinario valore estetico.

    Oggi che l'uomo è un tubo digerente nato per lavorare da schiavo, mangiare, bere, pisciare quello che ha lavorato e pagato per pisciare e poi crepare, pare molto giusto che un vertice dell'arte - di cui andare così fieri da metterlo in mostra in un museo - possa anche essere l'esposizione di un pisciatoio.

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    1. Finalmente! La formula dell'equazione!
      "Oggi che l'uomo è un tubo digerente nato per lavorare da schiavo, mangiare, bere, pisciare quello che ha lavorato e pagato per pisciare e poi crepare ..."

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  4. Per me ,non vi è alcun dubbio : Vespasiano fu il più grande degli imperatori romani CHE LI TASSO',PER VIA DELL'AMMONIACA,IVI PRODOTTA.
    Io mi ricordo di artistici orinatoi pubblici di un tempo ,in graniglia cemento..di cui non mi ricordo più la scritta che vi si leggeva, del produttore.
    Chi se la ricorda ?
    E' una questione di ricordi artistici che durante le minzioni vengono sollecitati.

    caino

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  5. I turisti made in USA sono a loro modo un'opera d'arte.
    AG

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  6. io parto dall'assunto che l'arte non solo sugella, come ha sempre fatto (e come potrebbe essere altrimenti), il potere dominante ma ha anche il potere peculiare di mostrare le più sottili e a volte sotterranee possibilità ontologiche. a vedere queste opere sembrerebbe che siamo agli sgoccioli, riaprire la storia darebbe certo vigore anche alla fantasia. ma in fondo riconosco che giustamente l'arte moderna ci fa notare le possibilità ontologiche dell oggetto (la merce capitalistica) e non dell'uomo -che è, come è, assente dalla scena.

    non ci perdo il sonno per la crisi delle arti ma so che c'è un rapporto tra rivoluzione e poesia

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  7. Caro "lo zittito"

    credo di essere sostanzialmente in accordo con la tua analisi sull'arte, solo che se c'è crisi dell'arte, ancora non si intravvede una nuova arte, che si accompagni ad una possibile rivoluzione !
    Sarà anche vero però,che la mia sensibilità artistica oltreché poco stimolata nell'infanzia, è piuttosto povera di stimoli anche oggi.

    caino

    Ps-per il sonno sei in buona compagnia !

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  8. Non ho capito l'inciso di apertura.
    Sarebbe opportuno che Mrs. Guggenheim, da grande esperta qual'è, si esprimesse con esattezza riguardo l'arte moderna piuttosto che contemporanea.
    Manet(l'iniziatore) piuttosto che Kandinskj o Klee
    non sono Merz, Kounellis e altri,p.e.contemporanei.

    Un tentativo, non so se riuscito, di rivelazione delle qualità ontologiche dell'oggetto e le sue eventuali implicazioni 'capitalistiche', l'avrebbero fatto gli artisti della PopArt.
    Giudizi di merito ai posteri.

    Anche per Stalin e Adolf i cubisti erano degenerati,
    che non significa riabilitare Duchamp.

    Con probabilità non c'è più nulla da dire o da scoprire, pertanto l'arte concetttuale - perchè di questo si tratta - è un grande 'manifesto' che consente ogni tipo di alibi.

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