sabato 4 aprile 2020

Cronaca di una pandemia



Il South China Morning Post, con sede a Hong Kong, riferiva il mese scorso che un uomo di 55 anni potrebbe aver contratto l’infezione da coronavirus il 17 novembre 2019. Questo potrebbe essere stato il primo caso di COVID-19, ma le autorità sanitarie ritengono che non fosse il paziente zero. Il primo caso ufficiale confermato è apparso l’1 dicembre 2019 ma non aveva collegamenti con il mercato all’ingrosso di frutti di mare di Huanan, situato a Wuhan. Un’emittente televisiva statale cinese riferiva il 9 gennaio 2020 che l’epidemia era stata rilevata per la prima volta a Wuhan il 12 dicembre. Negli ospedali locali sono comparsi casi insoliti di una malattia simile alla polmonite.

Fluidi polmonari prelevati da questi pazienti ricoverati in terapia intensiva furono analizzati presso l’Istituto di virologia di Wuhan. Sei dei sette pazienti in terapia intensiva erano venditori o fattorini che lavoravano al mercato. Il 21 dicembre, il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie pubblicava il suo rapporto su un gruppo di pazienti con una “polmonite la cui causa è sconosciuta”.

venerdì 3 aprile 2020

Non basterà dire: state in casa



Il professor Romano Prodi sostiene a ragione che con il senno di poi siamo tutti bravi. Tuttavia va preso atto che per quanto riguarda l’emergenza epidemiologica in corso non si possono negare deficienze, a volte gravi, sul fronte delle predisposizioni organizzative, nonché sul piano della comunicazione pubblica, della cooperazione istituzionale e delle attribuzioni decisionali.

Proprio per questo, se potessi rivolgere una domanda al prof. Prodi nella sua qualità di ex presidente del consiglio gli chiederei: ha avuto notizia della predisposizione di un piano operativo nazionale per far fronte a emergenze di carattere biologico, chimico e anche nucleare?

Per quanto riguarda la Protezione civile mi chiedo se essa sia preparata ad affrontare con efficacia situazioni di carattere diverso da quello sismico e alluvionale, posto che sono evidenti le difficoltà di ogni tipo incontrate a riguardo sia di quelle emergenze e ancor più dell’epidemia in atto.

Per andare ai fatti estremi e fare un po’ di storia, ricordo che un’evenienza di carattere nucleare, invero meno remota di adesso, fu nel novero delle possibilità in caso di un conflitto tra la Nato e il Patto di Varsavia. Nei piani operativi della Nato, quindi in subordine delle forze armate italiane, era previsto già di prima specie, in caso di attacco nemico e di ripiegamento oltre la linea del Tagliamento, l’impiego di armi nucleari nell’area occupata dall’avanzata nemica.

Naturalmente la popolazione interessata rimase allora in gran parte all’oscuro di simili determinazioni operative (tacitamente consapevole?), e comunque non vi fu cura di attivarla per far fronte con comportamenti adeguati a una simile evenienza. Né oggi c’è informazione su come comportarsi convenientemente e al meglio in caso di emergenze di natura chimica, biologica e anche nucleare, per quanto quest’ultimo caso possa apparire più improbabile.

Eventi e incidenti di questa natura, prodotti anche su vasta scala, non sono solo un’ipotesi di scuola, posto che, ad esempio, gruppi terroristici sul piano delle potenzialità effettuali non troverebbero soverchi ostacoli alla realizzazione di un simile attacco. Allora non basterà dire: state in casa e mettete le mascherine (se le avete).

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Aggiornamento del 17 aprile 2020. Si viene a sapere che un piano per le pandemie, anche di SARS, era stato predisposto nel 2018 (oltre 70 pagine più allegati). Da ciò che si è potuto capire di quelle misure di predisposizione nulla è stato concretamente realizzato nel frattempo, e nemmeno dopo la dichiarazione di calamità nazionale del 30 gennaio e fino al 21 febbraio 2020.

giovedì 2 aprile 2020

Per loro il pater noster no?



Il tumore del polmone rappresenta una delle prime cause di morte nei Paesi industrializzati, Italia compresa. In particolare, nel nostro Paese, questa neoplasia è la prima causa di morte per tumore negli uomini e la terza nelle donne.

Stando ai dati riportati nel volume “I numeri del cancro in Italia”, redatto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e dall’Associazione Italiana Registro Tumori (Airtum), sono all’incirca 41.000 le nuove diagnosi annue di tumore del polmone. Sono quasi 34.000 i pazienti che perdono la vita ogni anno per questa malattia.

Nell’Unione Europea (UE) sono previsti circa 3.370.000 casi di polmonite ogni anno. In media, nella sola Italia, ogni anno quasi 200.000 persone vengono ricoverate per polmonite, mediamente circa 550 il giorno, ma nelle stagioni più fredde sono molti di più. Oltre 10.000 non sopravvivono.



I virus dell’influenza colpiscono fino al 20% della popolazione mondiale ogni anno. Più del 90% dei decessi associati all’influenza avviene nelle fasce di età più avanzate.

Nessun pater noster televisivo per questi defunti, nessuna maratona mediatica perché troppo presi dalle ciance di Salvini, Renzi e Di Maio?
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L’inizio di un decennio turbolento



Quando ieri l’altro Wall Street ha chiuso con il Dow in calo di oltre 400 punti, è stata la fine del peggior trimestre per i titoli azionari dopo la crisi finanziaria del 2008. Il mercato è sceso del 20 per cento dall’inizio dell’anno.

Ieri il Dow ha perso il 3,9 per cento, Francoforte quasi il 4, idem Londra e Milano il 3. La caduta delle Borse non si è fermata e non si arresterà se non per brevi sussulti.

L’inizio dell’anno era stato caratterizzato da un’impennata del mercato, spinto a nuovi massimi fino al 12 febbraio. C’era fiducia che la Fed avrebbe continuato a fornire denaro quasi gratis per finanziare la speculazione. Allo stesso tempo le tensioni commerciali con la Cina si erano in qualche modo allentate con la firma di un primo accordo il 15 gennaio.

Ciò che più rileva della caduta non è la dimensione ma la velocità con la quale è avvenuta. Ci sono voluti solo 16 giorni perché le azioni dal loro massimo record precipitassero del 20%, rispetto al record precedente di una simile caduta stabilito, guarda caso, nel 1929.

mercoledì 1 aprile 2020

Poveri ricchi



Prendiamoli in parola. Non la carità micragnosa. Propongo tutto ciò che va oltre il milione di euro. Pensate che non vi basti per tirare avanti? Ok, facciamo che vi restino due milioni di patrimonio più i vostri normali milionari "emolumenti".

Questa qui sotto la prima trentina di "chi ha di più", cui possono far seguito altre migliaia di nomi noti e di prevalentemente sconosciuti (soprattutto al fisco). A tale proposito, basterebbe non avere residenze fiscali all'estero. Ipocriti.

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Questa è la pronta risposta dell'Inps per i famosi 600 euro. Bastava scaglionare le domande in ordine alfabetico in tre o quattro giorni.


Pasquale, sparati!

ed infine ...

Anche questo era facile prevederlo.
Qualunque sistema informatico preso d'assalto nello stesso momento da milioni di utenti fa crash.


Farebbero ancora a tempo nel disporre
lo scaglionamento per ordine alfabetico,
dunque accesso alle domande in tre-quattro giorni,
ma perché ammettere errori e sottovalutazioni?