venerdì 21 dicembre 2018

Questione pratica


La vita ha un senso oppure le attribuiamo un senso che è solo illusione? Sembra questa una di quelle domande “alla Marzullo”, ma in definitiva non così banale poiché ognuno se la pone seriamente, magari anche con una certa frequenza. Chi invece è costretto a concentrarsi nella lotta quotidiana per la propria esistenza, in senso stretto, non ha molto tempo per porsi questa domanda, invece tipica di chi è sazio, di chi non trova altra risposta alla propria esistenza che nella considerazione di sé e del proprio orticello privato.

Stabilire se il senso che vogliamo dare alla nostra pur effimera esistenza corrisponda a realtà o a mera illusione, non è solo questione “filosofica”, ma anzitutto pratica. In tal senso (è il caso di dirlo), ci viene in soccorso una citazione (non ricordo di chi, mi pare di Charles Bukowski): “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo”.

mercoledì 19 dicembre 2018

Paradossi del nostro tempo


Ieri mattina ascoltavo a Radio tre l’intervista alla giornalista Concita De Gregorio, la quale raccontava dei suoi tre figli adulti che vivono ancora in casa poiché non hanno una stabile situazione lavorativa ed economica. Lamentava la giornalista come causa di tale situazione la mancanza di lavoro. Premetto che ho stima per Concita, sia come persona che come giornalista, per quanto ella si collochi oggettivamente e soggettivamente dalla parte della borghesia, sia pure della frazione più illuminata e progressista.

È vero che lavoro non ce n’è a sufficienza per tutti, e ce ne sarà sempre meno! Questo è dovuto all’enorme aumento della produttività del lavoro ottenuta grazie al perfezionamento delle tecniche e allo sviluppo tecnologico. Dunque il punto è proprio questo, ineludibile. La grande industria e la sussunzione della scienza a essa, hanno creato una situazione nella quale la quantità di lavoro erogato nella produzione non è più la fonte principale per la creazione di ricchezza della società. La quantità di prodotti disponibili non è determinata dalla quantità del lavoro erogato, ma dalla sua stessa forza produttiva. E tuttavia la premessa della produzione basata sul valore è e rimane la quantità di tempo di lavoro immediato, la quantità di lavoro impiegato, come fattore decisivo della produzione della ricchezza.


martedì 18 dicembre 2018

Una risata ci seppellirà



Il superamento della Fornero, sarebbe dunque quota cento? Se già oggi le pensioni medie sono attorno ai mille euro, andare in pensione cinque anni prima, per i maschi, o quattro anni prima, per le donne, significa rimetterci migliaia di euro l’anno. Non serve saper fare di calcolo, intendersi di coefficienti di trasformazione, basta la logica per capire che per moltissimi sarà solo una fregatura. E sicuramente tra le pieghe del provvedimento di altre fregature ce ne saranno per ogni gusto.

Per quanto riguarda il cosiddetto reddito di cittadinanza, come si fa a credere che verranno elargiti 780 euro (ma anche fossero meno) a chi è disoccupato (magari da sempre), in attesa che un’occupazione gli piova dal cielo? Ma chi volete che s’alzi il mattino per andare a “faticare” quando si può campare di sussidio e di lavoretti e traffici in nero? È un’evidente presa in giro, in un paese come il nostro (a Roma sono stati finora "scoperti" 225.000 evasori dell'imposta sui rifiuti, pari a 150.000 utenze). Qui non si tratta semplicemente di “coperture”, ma di buon senso.

Eppure, ad oggi, 18 dicembre, trascorsi 200 giorni di “governo del cambiamento”, in assenza di una sola riga scritta a riguardo, giornali e cazzeggio televisivo continuano a non dire l’unica cosa seria che ci sarebbe da dire:  ma non avete ancora capito con chi abbiamo a che fare?

Ma quale Dante, quali Petrarca e Manzoni e Gadda, agli esami di terza media e di maturità dev’essere tassativo un solo nome: Collodi Carlo.

domenica 16 dicembre 2018

I nuovi apostoli del “popolo”


Le nostre abitudini alimentari, soprattutto fino a ieri, hanno avuto molto a che vedere con la religione, segnatamente con le prescrizioni imposte dalla Chiesa. Le feste erano scandite da precisi rituali alimentari che prevedevano piatti di grasso o di magro, ossia di carne oppure di pesce.

I cosiddetti “precetti” stabilivano con molto cinismo che ci si dovesse astenere dal consumo della carne e da tutti quei prodotti alimentari di derivazione animale nelle giornate di mercoledì, venerdì, sabato e in tutte le vigilie delle altre feste infrasettimanali di particolare rilievo liturgico e religioso. L’astinenza dalle carni era inoltre e rigorosamente prevista durante i quaranta giorni della “quadragesima”, ossia in quello che conosciamo come periodo quaresimale.

Dicevo che tali precetti erano stabiliti con molto cinismo e rispettati con molta ipocrisia poiché la quaresima per i poveri durava tutto l'anno. Il contadino povero non mangiava quasi mai carne e non poteva permettersi di comprare pesce, mentre per i ricchi tali tabù alimentari rendevano la loro dieta più varia e salutare. Infatti, il pesce, soprattutto quello di acqua dolce, potevano permetterselo solo i ricchi e, appunto, i preti. Nei conventi e nelle grandi dimore si allevavano carpe, lucci, tinche, anguille. Sulle loro tavole era servita per esempio lampreda e carpa in gelatina, il tutto innaffiato con quantità incredibili – a leggere le cronache del tempo – di vino.

La carne, anche solo certi tipi di carne, è in ogni credenza religiosa oggetto di proibizioni e limitazioni per i più svariati motivi. Ciò riguarda molto meno o per nulla il pesce. Il cristianesimo si rifà ai vangeli, laddove il pesce ha un posto di tutto privilegio, se non altro perché l'apostolo Pietro, un pescatore professionista sul lago Genézareth, e un suo amico panettiere, fornirono al mitico protagonista di quei racconti il pesce e il pane del famoso miracolo della moltiplicazione.

Ciò dovrebbe farci riflettere su quanta incidenza nella vita di ognuno possono avere le più incredibili balle, come quelle che verranno tra poco approvate in Parlamento dai nuovi apostoli del “popolo”.

domenica 9 dicembre 2018

Basta un nulla


Tra il 2000 e il 2017 in Italia il salario medio annuo è aumentato del'1,4 per cento in termini reali. La differenza è pari a poco più di 400 euro annui, 32 euro se considerati su 13 mensilità. Nello stesso periodo in Germania l’incremento è stato del 13,6 per cento, quasi 5.000 euro annui in più, e in Francia di oltre 6.000 euro, cioè 20,4 punti percentuali in più. 52° Rapporto del Censis sulla situazione del paese.

Ingrati questi francesi, vero? E pensare che molti italiani sarebbero disposti a baciare il culo a chiunque garantisse loro 780 miseri euro il mese a vita.

Anche perché un disoccupato, specie se di lungo corso o considerato  "anziano", deve scontare che si vedrà costretto ad accettare lavori a bassa retribuzione e con un minor valore dei contributi versati. In definitiva ciò produce un effetto al ribasso sulla media delle retribuzioni.

A volte basta un nulla perché tutto cambi nella nostra vita, ma basta ugualmente un nulla perché tutto finisca anche peggio.