venerdì 18 giugno 2010

Tagli, ritagli e frattaglie



Dall'anno prossimo via un treno su due per i pendolari regionali. In compenso raddoppiano i voli di stato per i ministri (da 28 a 37 milioni).
Sembra (ripeto: sembra), invece, che salti l'aumento della soglia di invalidità dal 74% all'85% sbandierato da Tremonti in lungo e in largo. Si tratta di 260 euro mensili date alle persone disabili che sono spesso disoccupate e hanno un reddito bassissimo (circa 6mila pensioni).
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Sembra che il Vaticano intenda mettere ordine nel proprio patrimonio immobiliare, sugli attici e le case date in uso alle persone meno abbienti, tipo Bertolaso Guido o Vespa Bruno. Quest’ultimo assicura che paga il fitto. Nessun dubbio che abbia le carte a posto, così come non ci sono dubbi della sua onesta obiettività quando parla e scrive del suo proprietario di casa.
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Dopo due mesi la più grande potenza mondiale non è stata in grado di fermare la fuoriuscita di greggio che sta inquinando il mare e le coste di tre o quattro dei suoi stati. Del resto da un paese dove si mangia così male non c’è da aspettarsi nulla di buono.

giovedì 17 giugno 2010

La legge del più forte



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Forse a qualcuno dei frequentatori di questo blog il post di ieri sarà sembrato un tantino “audace”. Ma anche il post del 10 giugno dal titolo Il fascismo non marcia più in orbace, sarà sembrato un poco esagerato. Forse.
Ieri, l’editoriale de il manifesto era a firma di Marco Revelli. Il docente torinese scriveva a proposito del ricatto a base di minacce del dott. Marchionne:
Se fossimo in una condizione di normalità, il dilemma che si trova di fronte oggi la Fiom a Pomigliano sarebbe risolto in partenza. Essa non può sottoscrivere l'accordo proposto da Marchionne per il semplice fatto che vi si chiede la liquidazione di diritti indisponibili. Diritti che nessun sindacato potrebbe «negoziare», per il semplice fatto che non gli appartengono. Diritti che nessuno, neppure i titolari diretti, può alienare, perché costitutivi di una civiltà giuridica che trascende le parti sociali e gli individui.

Già, i diritti. Ma in questo stato di cose i diritti sono una finzione, la fictio juris di cui parla Marx: «Lo schiavo romano era legato al suo proprietario da catene; l’operaio salariato lo è al suo da invisibili fili. L’apparenza della sua autonomia è mantenuta dal continuo mutare dei padroni individuali e dalla fictio juris del contratto (Il Capitale, I, cap. XXI)».

mercoledì 16 giugno 2010

La maschera



Tutti ‘sti difensori della costituzione che ne piangono lo stravolgimento sono francamente patetici. Di quale costituzione parlano?
In generale è una costituzione dove a quasi ogni articolo, laddove al primo comma è stabilito un principio, un diritto, un dovere e quella roba lì, poi segue un secondo comma che nei fatti è una marcia indietro, una rimarchevole limitazione, un rinvio ad altre leggi di fatto revocatorie del diritto stesso.
Che dire di una costituzione che proclama la repubblica fondata sul lavoro,  ma che di fatto tace sulle condizioni in cui tale lavoro si svolge, laddove il lavoro non solo non è un diritto tutelato, ma viene regolato, quando è regolato, da una miriade di contratti fatti a misura del padrone? E quei mille e passa disgraziati che di lavoro, ufficialmente, muoiono ogni anno? Le migliaia di invalidi che non raggiungendo l'85% dell'invalidità (non basta l'amputazione di un braccio!) non hanno diritto a pensione? E del caporalato e del lavoro nero? Forse sono tutelati concretamente dalla costituzione e dalle relative leggi?
Prendiamo l'art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Ebbene, secondo i padroni e i loro funzionari governativi, anche un salario di poche centinaia di euro (quello che viene dato ai cassaintegrati, ai precari, ai parasubordinati, ecc.) è un salario sufficiente per l'operaio (per i manager invece si parla di milioni di euro). Anzi, lamentano che sia ancora troppo elevato, non competitivo con i  salari polacchi o cinesi. E così anche per i redditi da pensione: 500 o 700 euro al mese sono considerati sufficienti ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Libera da cosa? Se non è libera dal bisogno non è realmente libera e tantomeno dignitosa.
Prosegue l'art. 36: La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Che cazzo significa, se non che i vari Marchionne possono fare quello che vogliono? Ci voleva tanto a stabilire che non può superare in ogni caso le otto ore?

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività (art. 53) ma ciò non toglie che le società di capitali dichiarano un cazzo e la borghesia evade alla grande. La Marcegaglia queste cose le sa, perciò gli vien da ridere quando una sprovveduta padroncina fa la proposta di abolire l'art. 75 (divieto di referendum in materia fiscale).

Insomma, si tratta di una costituzione che tratta in modo indipendente le questioni relative alla distribuzione  della ricchezza da un lato e il modo di produrla dall'altro, quando è di palmare evidenza che tali questioni fanno parte di uno stesso rapporto.
L’articolo 11, invece, dice che l’Italia ripudia la guerra. Ed infatti mandiamo migliaia di giovani (altrimenti disoccupati) a cinquemila chilometri da casa, dove è in corso un conflitto non dichiarato ma bensì combattuto da nove anni e laddove questi giovani trovano la morte dilaniati dalle bombe. Tanto non sono figli della borghesia: per evitarlo hanno sospeso, cioè abolito, il servizio di leva.
E l’articolo 21? Ti consente di scrivere che Berlusconi è un fesso dove nessuno ti caga, ma in televisione e sui giornali puoi dire e scrivere solo quello che dice Berlusconi, la Confindustria e i partiti, compresi quelli che fingono di fare l’opposizione a Berlusconi ma poi votano le sue leggi oppure disertano il parlamento per farle passare.
Nonostante la costituzione, abbiamo avuto decenni di stragi con coinvolgimento degli apparati dello stato, quindi l’impunità, gli omissis, l’apposizione del segreto di stato e tante altre cose che sappiamo.
E non parliamo poi dell’articolo 7, quindi del finanziamento alle scuole clericali, del diritto allo studio, ecc..
Con o senza la costituzione i padroni e i partiti fanno comunque quello che vogliono, semmai in suo nome si fanno la guerra tra di loro. E se per caso, per via referendaria, si riesce ad abrogare qualche legge (finanziamento partiti, nucleare), trovano subito il cetriolo giusto per mettercelo in culo. A noi non resta che lavorare e pagare, senza amnistie e scudi fiscali.


martedì 15 giugno 2010

L'attesa



Paul Krugman sul Sole 24ore:
È chiaro che la cosa giusta da fare è aspettare: l'economia dev'essere forte abbastanza da consentire alle banche centrali di usare la politica monetaria per compensare le contrazioni dell'attività economica innescate dall'austerità di bilancio. Ma no: i falchi del deficit esigono tagli in un momento in cui il tasso di disoccupazione nella zona euro rimane su livelli preoccupantemente alti e in molte nazioni i tassi d'interesse sono prossimi allo zero.
La crisi fiscale degli Stati non consente politiche economiche espansive, anzi, impone tagli di bilancio per ridurre il deficit; ma dall’altro lato queste politiche di riduzione e di tagli deprimono ulteriormente l’economia. Si tratta di una spirale dalla quale non si sa come uscire. Il processo di accumulazione subisce un ulteriore freno e si tenta di contenere la caduta del saggio del profitto aumentando il supersfruttamento (esemplare quanto sta succedendo a Pomigliano, ma non solo), nella “esternalizzazione”, nella manodopera a basso costo, si abbandona la produzione per la speculazione, ma i problemi restano e la deindustrializzazione e la disoccupazione non potranno che aumentare.
È finita un’epoca e le ristrutturazioni, le operazioni di cosmesi, non bastano a rimettere in moto il ciclo di accumulazione a livelli decenti. Non potranno che aumentare le tensioni internazionali, la lotta per il controllo delle risorse e dei mercati, così come le tensioni interne, sociali, finora contenute con un largo ricorso alla spesa pubblica.
Negli anni Trenta se ne uscì nel modo che conosciamo.

lunedì 14 giugno 2010

La sai l'ultima?



(Adnkronos/Aki) - Gli americani hanno scoperto in Afghanistan un vero e proprio tesoro di giacimenti minerari che potrebbe risollevare dalle ceneri la dissestata economia del paese e addirittura cambiare le sorti della guerra in corso. E' quanto rivelano autorevoli fonti governative Usa, citate dal quotidiano americano 'New York Times'.
Il Sole 24ore – Le ricchezze minerarie per un valore stimato mille miliardi di dollari scoperte nel sottosuolo dell'Afghanistan potrebbero determinare profondi cambiamenti negli equilibri geopolitici afghani e influire direttamente sull'andamento del conflitto. Lo sfruttamento dei giacimenti di litio e di altri minerali preziosi richiederà massicci investimenti nelle attività estrattive ma anche nelle infrastrutture (soprattutto strade) che determinerebbero un rapido sviluppo dell'Afghanistan, possibile però solo in condizioni di pace.
Non sanno più cosa inventarsi per giustificare una guerra che dura da un decennio e che non possono vincere. Ed infatti il giornale della Confindustria così prosegue:
Lo scenario più ottimistico potrebbe vedere accelerato il processo di negoziato tra il governo afghano e gli insorti sulla base della necessità e dell'interesse comune a sfruttare le risorse del sottosuolo. Il coinvolgimento dei Paesi vicini e soprattutto di India e Pakistan, che garantirebbe lo sbocco al mare dei minerali estratti in Afghanistan, offrirebbe l'opportunità di coagulare interessi diversi accomunati dal profitti garantiti dai giacimenti.

Scusate, ma ci avete rotto il cazzo per nove anni con Osama bin-Laden e adesso per un po’ di litio siete pronti a sotterrare l’ascia di guerra, della “guerra perpetua”? E i Richard Holbrooke e Robert Gates (Iran-Contra) che fanno parte del gabinetto Obama, li sostituiranno con dei minatori? O con dei manager della BP!