In quello che nominalmente era il primo giorno di negoziati, la lampante omissione nell’accordo firmato due giorni prima a Versailles è diventata dolorosamente evidente: i terroristi con la kippāh e quelli di Hezbollah non fanno parte del trattato. Infatti, quattro terroristi israeliani sono stati uccisi negli scontri con Hezbollah e la risposta dei sionisti nella provincia di Nabatiyah ha causato almeno 18 vittime. Il ministro delle Finanze, il terrorista Bezalel Smotrich, ha invocato “l’apertura delle porte dell’inferno”, mentre il solito criminale Itamar Ben-Gvir ha chiesto che “Tutto il Libano deve bruciare!”.
Il memorandum d’intesa in 14 punti firmato mercoledì a Versailles congela temporaneamente la guerra iniziata a febbraio, senza però porvi fine. Le questioni più complesse, comprese quelle relative all’uranio arricchito iraniano, sono rinviate a un accordo successivo da negoziare entro 60 giorni. Non ci sarà nessun accordo.
Le milizie sioniste hanno pubblicato una mappa aggiornata delle proprie posizioni nel Libano meridionale. La cosiddetta Linea di Difesa Avanzata si estende in territorio libanese fino a raggiungere la periferia di Nabatiyah, a nord del fiume Litani (fonte idrica). Inizialmente designata come “zona cuscinetto” in aprile, l’area è stata da allora gradualmente ampliata. Netanyahu ha dichiarato che la striscia di sicurezza deve rimanere in vigore “finché le esigenze di sicurezza di Israele lo richiederanno”. Ossia per sempre.
Questo rivela la falla fondamentale dell’accordo: Israele detiene il fulcro dell’intera intesa. Washington aveva i mezzi per costringere i sionisti ad aderire all’accordo, ma ha scelto di non usarli. Al vertice del G7 a Évian, Trump si è lamentato del fatto che fosse “inutile” (non criminale!) bombardare interi palazzi per colpire singoli combattenti di Hezbollah. Tuttavia, non ci sono state conseguenze: gli aiuti militari non sono stati sospesi né le spedizioni di armi ritardate.
Nel frattempo, la situazione nello Stretto di Hormuz dimostra la portata delle concessioni statunitensi: sebbene il Consiglio di sicurezza iraniano abbia rinunciato alle tasse di transito per 60 giorni, richiede comunque l’autorizzazione preventiva della propria autorità marittima, come riportato dai media iraniani. Teheran, quindi, non rinuncia al controllo sullo stretto che si era assicurata durante la guerra.
A Washington e in quella che chiamano Tel Aviv stanno solo prendendo tempo.
Prendendo tempo per cosa, e perché se mi è lecito chiedere?
RispondiEliminaIl fattore tempo è una delle componenti fondamentali della strategia. Nel 1813, a Napoleone fu chiesta ed ottenuta una tregua che poi gli si rivelò fatale. Nel caso specifico serve a molte cose, che sarebbe lungo spiegare. In un commento.
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