giovedì 16 febbraio 2017

"O parlo turco?"



Ieri sera ho registrato, per vedermelo stamani, un programma televisivo (La gabbia open) perché volevo sentire cosa avrebbe detto il filosofo Massimo Cacciari. Il professore veneziano invita a fare sempre “discorsi di verità”, e la cosa m’intriga. Alla domanda riguardante la straripante disoccupazione di massa indotta dalle nuove tecnologie, il filosofo ha risposto che “la liberazione dal lavoro è un bene, che è ora di finirla con l’etica del lavoro di stampo antico”. Come non essere d’accordo? Se avesse precisato che è ora di finirla con l’etica del lavoro salariato, sarebbe stato meglio, tuttavia accontentiamoci.

E però, ha precisato Cacciari, tale liberazione dal lavoro non deve creare masse di “disperati”. E anche in tal caso, come non essere d’accordo? Sennonché, per ovviare a questa non lieve contraddizione generata dal sistema, Cacciari propone la solita ricetta: “distribuire a tutti la ricchezza sociale prodotta” di modo che chi resta escluso dall’attività lavorativa “necessaria” non abbia a patire e possa dedicarsi alla lettura, alla pesca sportiva, ecc.. Insomma, se non vuoi fare il filosofo almeno prova a prendere qualche pesce all’amo.

“O parlo turco?” è sbottato a dire Cacciari al conduttore della trasmissione che per contratto doveva menare il can per l’aia.



Cacciari ha citato, incidentalmente, anche il nome di Marx, attribuendogli un’affermazione che il vecchio ubriacone non ha mai sostenuto, né nei termini riferiti e nemmeno nel senso che gli ha dato il filosofo del sestiere di Castello. Il mero consumo, caro Cacciari, e con esso anche il lavoro improduttivo, favorisce senz’altro la produzione in generale, e tuttavia solo quando il denaro, in quanto capitale, acquista forza-lavoro, esso si valorizza (e crea “ricchezza”). Transeat.

Mi capita abbastanza spesso di incrociare il professor Cacciari quando, con la consueta fretta e il borsone a tracolla, si lancia su per la scalinata della stazione di Santa Lucia dirigendosi verso il binario del treno per il West. Mi viene la tentazione (ma solo quella, non si preoccupi) di fermarlo un momento per sussurrargli: “Cacciari, perché spara puttanate smerciandole per discorsi di verità? Se lo fa per denaro, allora posso anche capire, però non dica in giro che è spinto da vocazione alla verità”.

Sarebbe bello che i filantropi globali, i quali lucrano da mane a sera nella cyber-economia, devolvessero gran parte delle loro ricchezze a chi arranca davvero la vita. E se poi tutti pagassero le tasse in proporzione ai loro redditi. Sono in molti a sostenere che in tal modo i problemi sociali che affliggono il pianeta sarebbero risolti, trasformando ipso facto questo mondo in una specie di bengodi. Avremmo finalmente un capitalismo dal volto umano, il cui scopo sarà sempre il profitto (secondo le leggi del modo di produzione capitalistico) ma per distribuirlo a coloro che la sorte o la pigrizia lascerà senza lavoro, in primis i filosofi e altri sognatori di grandi ... pescate.


Peccato che la disuguaglianza e il bisogno siano il fondamento stesso delle società di classe. La tendenza verso la proletarizzazione indica una polarizzazione della società tra un piccolo pugno di capitalisti ed i loro rappresentanti (compresi i filosofi) e l’enorme massa di popolazione, subalterna al rapporto capitale/lavoro salariato. Per il capitale, fuori del rapporto di scambio e di sfruttamento, ogni costo diventa improduttivo, irrazionale e, dunque, assolutamente privo d’interesse. Sono le stesse teorie economiche borghesi ad assolvere il compito di formalizzare che per il capitale il profitto è l’unica misura della razionalità. O parlo turco?

14 commenti:

  1. Bisognerebbe ricordare al celebre filosofo che prima di distribuire, magari bisogna incassare.
    Parrebbe che la sola Sicilia ha prodotto un mancato incasso di imposte a vario titolo (i soliti noti)di 52 miliardi di euro negli ultimi 10 anni.
    A consolazione (sic!)ben 22 non sono ancora andati in prescrizione e quindi (teoricamente) ancora intascabili.

    Si potrebbe a mio avviso prescrivere un certo numero di reati intellettuali e vedere se ricominciano da capo (cosa che temo )

    caino

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    1. la recidiva è uno sport nazionale

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    2. Del resto ringraziamo gli inglesi che hanno spedito l'eroe dei due mondi per annetterli; i migliori sono risaliti, parte sono seduti in parlamento e altri selezionati si sono assestati al confino nel Lombardo Veneto. Di natura eravamo già predisposti,l'entusiasmo levantino di importazione ha fatto il resto. La migliore espressione del senso civico la esprimono i felici 'prelevati' in busta paga, nei restanti non leggo molto particolare affetto per la cassa comune nè tantomeno per le Fiamme Gialle.
      Ritorniamo alla ripresa dei valori.

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    3. ho avuto dei dubbi se pubblicare questo commento
      ricordiamoci che c'è il peggio e il meglio ovunque

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    4. Ca va san dir :))
      Sono rientrato ora a casa dopo aver distribuito gratuitamente (con altri ovviamente) generi alimentari a 1700 persone.
      Confermo, c'è il peggio e il meglio ovunque.


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  2. Per salvare il capitalismo, la soluzione è prendere parte del salario dei proletari che lavorano per darlo ai proletari che non lavorano.
    Un po' troppo comodo per chi dà spazio a Cacciari di fare le sue supercazzole filosofiche, cioè la classe borghese responsabile del problema visto che è lei alla guida.
    Quindi a salvare il capitalismo dovrebbero essere i proletari, cioè quelli che hanno il compito storico di abbatterlo.
    Assurdo.
    Viene da chiedersi se Cacciari sia ignorante, stupido o in malafede. :)

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    1. assicuro che non è né ignorante e tantomeno stupido.

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    2. Per salvare il capitalismo, la soluzione è prendere parte del salario dei proletari che lavorano per darlo ai proletari che non lavorano.
      infatti l' ho già detto altre volte, la "sintesi" della dialettica capitale-lavoro sara' " capitalismo' per i padroni e socialismo per i lavoratori "...
      E per spiegare questo ai lavoratori servono tutti i tipi di "intellettuali", a cominciare dai "figosofi" alla cacciari.
      ws

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  3. Una domanda per i miei amici Marxisti: quando il Capitale non avrà più bisogno dell'Uomo, né per la produzione delle merci e neppure per il loro consumo, quando i cicli di accumulazione verranno garantiti dalle sole macchine, come definirete il capitalismo?

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    1. Pietro Secchia una volta, di fronte a una certa domanda, disse:
      "qualsiasi imbecille è in grado di fare una domanda alla quale nemmeno uno scienziato saprebbe rispondere". Non è il suo caso solo per questo: alla sua domanda si può rispondere, ma non vale la pena di perderci tempo.

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    2. @ Anonimo
      non se la prenda, le domande a cui ci si rifiuta di rispondere (pur potendolo) sono di solito ottime domande.

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    3. la mia risposta alla sua domanda è molto semplice : quando il ciclo di accumulazione capitalista saturasse( tasso di profitto zero ) si ritornerebbe al feudalismo cioe' a prelevare la "rendita" non più dal lavoro ma dalla sopravvivenza delle masse servili
      Il fattore umano è ineliminabile.
      ws

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    4. ferme restando tutte le altre condizioni istituzionali e politiche avremmo un capitalismo senza proletariato. Il ciclo di accumulazione potrebbe tranquillamente continuare appropriandosi il capitale via via dei frutti dello sviluppo scientifico e tecnologico. D'altronde la presenza costante dell'accumulazione non è strettamente necessaria all'esistenza del capitalismo, per definire il quale basta che ci siano degli interessi privati in grado di esercitare una soggezione materiale (pur in presenza di una libertà formale) strutturale verso la maggioranza delle persone.

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  4. Sarà il capitalismo a fabbricare la corda con cui lo impiccheremo: Lenin.

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