giovedì 27 febbraio 2020

«Scusate, abbiamo esagerato»



Cioè?



Chi ha sbagliato, dove, quanti falsi positivi?



Il decreto legge sull'emergenza coronavirus approvato alla Camera dice il contrario riguardo i musei.


Dio me l'ha dato, guai a chi lo tocca.

mercoledì 26 febbraio 2020

Più pericolosi del coronavirus


Dopo aver scatenato il panico, ora vorrebbero fermarlo, e ciò più per ragioni economiche e di gestione dei flussi ansiogeni che per altro. C’è quasi da sospettare che siano davvero degli stupidi. A sentirli chiacchierare in televisione il sospetto diventa certezza. De Gasperi e Togliatti non parlavano quasi mai a braccio, sapevano bene quale peso avessero le parole dette in pubblico. Oggi chi ha responsabilità politiche o di governo si sente autorizzato a rendere pubblica qualsiasi cosa gli passi per la testa, salvo far seguire smentite e precisazioni che non smentiscono e non precisano.

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lunedì 24 febbraio 2020

Dopo l'assalto ai forni, diamoci una calmata


Premesso che, come molti, non ho alcuna competenza specifica per quanto riguarda il virus che sta tanto allarmando, tuttavia cerco di capire, per quanto possibile e sulla base dei dati disponibili, cosa stia effettivamente accadendo a livello generale, anche perché gli assalti ai supermercati mi paiono dovuti a una psicosi che le autorità centrali e locali avrebbero potuto contenere con una più corretta informazione sui reali rischi di una eventuale remota quarantena generale.

L'epidemia di coronavirus è grave, ma per ora non è assolutamente paragonabile nei suoi effetti per esempio alla pandemia del 1918-‘19. Le stime dell'OMS sulla mortalità si basano sulla divisione del numero di vittime del coronavirus per il numero d’infetti confermati. Un metodo, forse per ora l’unico possibile, che presenta molte incertezze, poiché, per esempio, in molti casi le vittime sono persone anziane già affette da serie o gravi patologie e che avrebbero potuto soccombere anche con una normale influenza.

Sui dati di ieri è confermato che un totale di 78.993 persone sono state infettate dal coronavirus a livello globale, vale a dire lo 0,005 della popolazione cinese e lo 0,0001 di quella mondiale. In Italia, ad oggi, 233 infettati accertati, pari allo 0,00038 per cento della popolazione. Pertanto, senza sottovalutare il rischio, esistente, è il caso di darsi una calmata.

domenica 23 febbraio 2020

Un’autentica follia


Quella del 1957 non me la ricordo ma dicono che me la beccai, mentre l’influenza del 1968 me la ricordo benissimo e però la scansai. E non feci nulla per scansarla, anzi già allora frequentavo luoghi non proprio asettici, come i cinema d’infima visione, o la libreria antiquaria di Giorgio Rigattieri, giusto dove s’incontrano calle della Mandola e quella de la Cortesia, ossia a metà strada tra i campi Manin e Sant’Anzelo.

Il vecchio era basso di statura e tarchiato, col toscano sempre indeciso tra acceso e spento, una tosse perenne e catarro bronchiale. Non gl’importava chi fosse presente, scatarrava direttamente sul pavimento eroso presso la sua scrivania. Vi trascorrevo delle buone mezzore e però non mi degnava d’attenzione, ma poi di buon cuore arrotondava sul prezzo dei libri che sceglievo, ossia i classici romanzi e biografie che si leggono nell’adolescenza, usati e di poco prezzo, che scovavo sugli scaffali seminascosti nel piccolo antro prospiciente il cesso. 

Quell’influenza del 1968-’69 mise a letto più della metà degli italiani, provocò nel mondo tra i 750.000 e 2 milioni di morti, circa 33.000 dei quali negli Usa e moltissimi anche in Italia. Non vi furono code sovietiche davanti ai supermercati, quarantene e mascherine, maratone televisive e simili. Nel caso ci si metteva a letto e si aspettava che passasse. A quelli malmessi di salute poteva andar peggio e amen.

Quella del 1968-’69 è considerata un’epidemia di media gravità. Quella attuale, il coronavirus, ha contagiato a oggi 79.000 persone, ma con ogni probabilità molte di più, con circa 2.470 decessi stando alle cifre ufficiali, vale a dire il 3,12 per cento degli infetti. Un dato abbastanza fisiologico, e però ci hanno proibito di festeggiare il carnevale per scatenare in sua vece un’autentica follia.

Nous allons tout devenir fous, c’est sûr


Nella maggior gravità del morbo non si vide che un caso in cui i sentimenti umani furono più forti della paura d’una morte straziante. E non furono due amanti, come ci si poteva aspettare, gettati dall’amore l’uno verso l’altro, al di sopra nella sofferenza: si trattava soltanto del vecchio dott. Castel e di sua moglie, sposati da molti anni. La signora Castel, pochi giorni prima dell’epidemia, si era recata in una città vicina. Nemmeno era una di quelle famiglie che offrono alla gente un modello di felicità esemplare, e il narratore è in grado di dire che, secondo ogni probabilità, quei coniugi, sino ad allora, non erano ben sicuri di essere soddisfatti della loro unione. Ma la separazione brutale e prolungata li aveva condotti ad accertarsi che non potevano vivere lontani l’uno dall’altro, e che, in confronto di questa verità venuta in luce all’improvviso, la peste era poca cosa.

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Cottard raccontava che un grosso bottegaio del suo quartiere aveva fatto una scorta di prodotti alimentari per venderli ad alto prezzo, e che si trovarono scatole di conserva sotto il suo letto quando erano andati a prenderlo per portarlo all’ospedale. “E vi è morto. La peste, quella non paga”. Cottard era pieno di tali storie, vere o false, sull’epidemia. Si diceva, a esempio, che al centro, una mattina, un uomo, coi segni della peste, nel delirio della malattia si è precipitato fuori per gettarsi sulla prima donna incontrata e abbracciarla gridando di avere la peste.

“Bene”, notava Cottard con tono leggero, in contrasto con la sua affermazione, “diventeremo tutti pazzi, è certo”.