giovedì 22 giugno 2017

Nella degradazione di tutte le cose esistenti



Mi piacerebbe leggere qualche tema della cosiddetta maturità, quei temi degli alunni che si sono cimentati seguendo la traccia sulle nuove tecnologie e lavoro, robotica e futuro. Per verificare se c’è anche un solo accenno a Marx, il quale sull’argomento mi pare che da qualche parte scrivesse qualcosina. E poi vorrei fare due chiacchiere con i loro insegnanti e chiedere, innanzitutto, il motivo fondamentale per il quale hanno scelto quel mestiere così avaro di soddisfazioni. Immagino già quali poesie di nuovo genere verrebbero recitate secondo i diversi talenti. Dite che ho scarsa considerazione degli insegnanti? Sì, ma ovviamente non nella loro totalità, bensì nella generalità dei casi. La scuola, nella degradazione di tutte le cose esistenti, gioca un ruolo che viene subito dopo lo spappolamento della famiglia. E dico ciò senza alcun personale risentimento, poiché non mi hanno mai “segato”. In alcune materie fu per merito e in un paio per aver raggiunto la sufficienza sul limite non avendo interesse in quelle di migliorarmi davvero. Senza stilare classifiche, resta un fatto che molti di noi sono venuti su da sé e hanno saputo farsi accettare anche senza aderire pedissequamente alle idee più convenzionali apprese a scuola.

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E veniamo a un professore che invece stimo, uno di quegli autori dei quali bisogna leggere tutto, anche per quanto riguarda le sue opinioni su temi e problemi della contemporaneità che non sempre mi trovano concorde. Luciano Canfora è un autore molto prolifico, lavora sulle fonti con acume e in profondità (vien da chiedersi quanto sia nutrita la schiera dei suoi collaboratori) e scrive con uno stile brillante e mai pedantesco. La sua ultima densa fatica si legge, a tratti, quasi come un giallo politico e può essere presa in considerazione anche da chi non è interessato allo specifico storico trattato, ossia quell’Aristofane che quale commediografo si presentava come difensore del popolo agendo, in realtà, per conto di chi intendeva distruggere il potere popolare. Con l’arma del teatro diede man forte alla liquidazione fisica dell’ultimo leader, Cleofonte, della democrazia ateniese.

Leggere come Pericle si vendicava degli alleati, in particolare di Samo, che si erano ribellati ad Atene fa un certo effetto, laddove i prigionieri erano marchiati a fuoco con l’immagine di una nave samia. E del resto i Samii avevano marchiato i prigionieri ateniesi con una civetta. Sia Atene che le città ad essa alleate, erano controllate attraverso i gruppi politici “democratici” (le virgolette non sono le mie) bisognosi – per mantenersi al potere – della forza di Atene. Per contro, la situazione si capovolge quando all’interno delle città alleate a prendere il potere sono i “ricchi”, gli “oligarchi”, i “buoni” filospartani. Insomma è la lotta per il potere non solo di ieri ma di sempre, quella degli interessi contrapposti in una società di classe.


Cleofonte deve morire, Laterza, 46.475 lire.

4 commenti:

  1. Mi sarà impossibile comprare quel libro, giacchè ho solo euro da spendere, o non lire. :)

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  2. Se potessi avere quarantaseimilaquattrocentosettantacinque euro al mese...

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