martedì 28 febbraio 2012

Le bugie del governo Monti


Per tutta la giornata di ieri è andato avanti il teatrino mediatico nel quale si fingeva di confondere retribuzioni nette e quelle lorde in riferimento ai dati pubblicati dall’Eurispes (sulla base dei dati forniti dagli istituti di statistica nazionali). L’idiota medio televisivo deve perciò essersi convinto che la differenza enorme tra le retribuzioni italiane e quelle tedesche (il doppio) derivi dal fatto che le retribuzioni nostrane sono gravate da troppe tasse. Si tace quindi sul fatto che il confronto è fatto su quelle lorde e non su quelle nette. La settimana scorsa per un paio di giorni era passata la velina che le risorse recuperate con “la lotta all’evasione” sarebbero state destinate ad abbassare la tassazione sui redditi. La cosa poi è stata smentita ma come ben sanno anche i commessi dei supermercati quello che conta è l’effetto messaggio.


Lo scandalo comunque è stato troppo grande ed ecco quindi entrare in scena l’Istat, un istituto certamente non terzo i cui vertici sono di nomina politica. Leggo sull'Ansa (sul sito del governo non c'è) il comunicato diramato da … palazzo Chigi:

La pubblicazione dell'Eurostat è un Pocketbook dal titolo Labour market statistics. All'interno della pubblicazione - sottolinea l'Istat - fra le tante informazioni sul mercato del lavoro, nella tavola 7.1 intitolata Average gross annual earnings by sex, business economy, 2005 and 2009, le retribuzioni lorde annuali per l'Italia indicate per il 2009 risultano essere pari a 23.406 euro, ponendo il nostro paese nella graduatoria al di sotto della Grecia (29.160 euro) e della Spagna (26.316 euro). In realtà, nella tabella c'è la nota 2 posta sopra il 2009 che segnala, purtroppo in modo poco chiaro, che il dato relativo all'Italia si riferisce al 2006 e non al 2009. Di conseguenza i dati pubblicati non sono comparabili.


Prendiamo per buona e solo per un momento la precisazione del governo che cita l’Istat. Domanda: in tre anni le retribuzioni tedesche, francesi, cirpiote e greche sono rimaste ferme? Stiamo parlando di differenze retributive annue lorde che vanno da un terzo (Francia) al doppio (Germania, Belgio, Olanda) e anche oltre (Danimarca). E tuttavia, anche fosse vero, dovremmo consolarci se le nostre retribuzioni fossero, come sostiene ora l'Istat, pari o leggermente superiori a quelle greche o cipriote così come prospettato dal governo?

Ma le cose, oltretutto, non stanno come le prospetta il governo. Il settimo capitolo della pubblicazione Eurostat riguarda le retribuzioni (Earnings). La tabella 7.1 riporta le retribuzioni lorde del 2005 e del 2009 suddivise per sesso (Average gross annual earnings by sex, business economy, 2005 and 2009). Da notare che i dati di differenziazione per sesso mancano per l’Italia. La nota 1 spiega che si tratta delle retribuzioni relative a imprese con almeno 10 dipendenti. La nota 2 dice effettivamente che per l’Italia si tratta di “full-time units  2006”. Dopo le note, sta scritto: “Source: Eurostat (online data codes: earn_gr_nace; earn_gr_nace2 )”, da cui si arriva alla seguente tabella (clicca per ingrandire):

Interessante notare da tale tabella che i dati riferiti per il 2006 alla Grecia e alla Germania non si discosatano significativamente da quelli del 2009. Per quale motivo poi non siano disponibili i dati aggiornati dell’Italia riferiti al 2009 è una domanda a cui proprio l’Istat dovrebbe rispondere. I dati relativi al nostro paese mancano anche su tutta una serie di altre tabelle e su quella delle retribuzioni (tabella 7.2) minime mensili brilla la sola assenza dell’Italia. Quanto ad opacità non ci batte nessuno. E anche per quanto riguarda la lotta ideologica. Infatti l’Istat sostiene: "Per realizzare un confronto corretto  si può considerare la stessa pubblicazione Eurostat alla sezione Labour costs (tabelle 8.1, 8.2 e 8.3), dove i dati derivano dall'ultima edizione della 'Rilevazione sulla struttura del Costo del lavoro del 2008". Benedetti, ma anche un garzone di macellerie sa che la “struttura del Costo del lavoro” c’entra relativamente con le retribuzioni ed è calcolata seguendo anche altri parametri. Infatti, in premessa l’Euristat precisa:

Labour costs refer to the expenditure incurred by employers in order to employ personnel. They include employee compensation (wages, salaries in cash and in kind, employers’ social security contributions), vocational training costs, other expenditure such as recruitment costs, spending on working clothes and employment taxes regarded as labour costs minus any subsidies received.

Nella nota tecnica diramata dall'Istat "per il presidente del consiglio dei ministri" è allegata una tabella delle retribuzioni europee e del costo del lavoro relativa al 2008, si evince che in soli due anni le retribuzioni lorde italiane passano da 23.406 euro (tabella Eurostat) a ben 29.653 euro, con un balzo di oltre il 20%. Dove sta la realtà a questo punto è difficile dirlo, ma è chiaro che ogni volta che vengono pubblicati dei dati discordanti con la propaganda governativa si va incontro a queste polemiche.

Per quale motivo non sono stati forniti tali dati all’Eurostat, e se sono stati forniti per quale motivo non sono stati inseriti nel lavoro dell'Eurostat? Tuttavia, anche a voler dar retta alla tabella diramata dall'Istat, non è vero che le nostre retribuzioni sono nella media europea, poiché ciò non risulta con l'Europa a 17 (zona euro) e nemmeno con quella a 25 ma solo con la UE a 27 membri, ossia includendo Bulgaria e Romania!

12 commenti:

  1. Ottimo lavoro, evidentemente notturno, di controinformazione. Documentato e tecnico. Da diffondere.
    Conscrit

    RispondiElimina
  2. già, dove sta la realtà e chi la controlla e manipola?

    sul fatto che sia da diffondere ho i miei dubbi che serva a qualche cosa, ci sono state alcune centinaia di incursioni provenienti dal pianeta facebook, non un solo commento qui nel sito, non una critica, nulla. sono le visite che non mi interessano.

    l'hoscritto durante una colichetta notturna, perciò è venuto così così. resta il fatto della manipolazione dei dati a uso e consumo del principe di turno. altri dati sulle retribizioni divise per categorie, cosa che sarebbe assai interessante, non ne ho trovati. i veri segreti e misteri di stato sono questi.

    RispondiElimina
  3. Purtroppo hai ragione Olympe, io nel mio piccolo diffondo sempre i tuoi post ma non so se qualcuno dei miei "amici" abbia mai avuto la volontà di leggerli, ma non demordo e continuo, provare non costa nulla.

    Come sempre ottimo lavoro.

    RispondiElimina
  4. grazie maurizio, come si dice? pochi ma buoni, ottimi direi

    RispondiElimina
  5. Un pensiero per Luca che è stato capace di fare tante cose anche per me.

    Un pensiero per i tanti, che salendo in cima ai
    tralicci, ci indicano che dobbiamo alzarci,
    che obbligandoci a guardare in alto, verso il cielo,
    ci mostrano infinite possibilità di vite migliori,
    e l'assoluta urgenza dell'ora in cui devono essere richiamate,a gran voce, giù su questa nostra terra.

    forza Luca

    gianni

    RispondiElimina
  6. hai ragione, il nostri pensiero per Luca

    RispondiElimina
  7. Una buona informazione è sempre apprezzata, il conoscimento ed il riconoscimento dovrebbero viaggiare di pari passo, risulta evidente che la maggioranza dei popoli preferiscano i titoli piuttosto che i contenuti, nel mio caso e della mia ristretta cerchia non possiamo far altro che condividere e ringraziarti per l'apporto.

    Saluti

    RispondiElimina
  8. Buon giorno a tutti.

    Il reddito delle famiglie con lavoro dipendente (operai, impiegati e dirigenti) secondo Banca d'Italia si aggira intorno a 34.000€: una media ottenuta pesando i dati del reddito e la percentuale delle famiglie interessate. Un passo ulteriore sarebbe quello di togliere tutti i redditi non da lavoro e pesarli come sopra per arrivare all'obiettivo.

    Questo non è necessario fare perché i 34.000€ già da soli ci dicono che è un reddito inferiore ai nostri principali concorrenti (Francia, UK, Germania, Spagna), anche al lordo di redditi non da lavoro!!!

    saluti

    Fonte: tavola A1 e B1 del

    "Supplementi al Bollettino Statistico
    Indicatori monetari e finanziari
    La ricchezza delle famiglie italiane 2009"

    RispondiElimina
  9. La compressione del salario al di sotto del suo valore, è secondo Marx: UNA DELLE CAUSE PIU' IMPORTANTI CHE RALLENTANO LA TENDENZA ALLA CADUTA DEL SAGGIO DI PROFITTO".

    Ma stasera a Ballarò, i soliti noti, ci racconteranno che: nessun allarme, va tutto bene, la situazione è sotto controllo, che si è male interpretato i dati, e bla, bla, bla.

    Saluti da Luigi

    RispondiElimina
  10. Scusate, ma la fonte non era quella.

    La fonte giusta:

    Supplementi al Bollettino Statistico
    Indagini campionarie
    I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2010

    Anno XXII - 25 Gennaio 2012

    RispondiElimina
  11. Scusate, c'è anche la tabella C2 che scinde le varie voci e riporta anche il reddito di solo lavoro dipendente per le varie categorie e anche una media ponderata che risulta essere di 25.000€ ca. al netto delle imposte e contributi (è in linea con la tabella A1 e B1). Aggiungono pure che il reddito da lavoro indipendente risulta essere uguale al 2008. certo, queste sono soltanto stime: differiscono di circa 2-3% dai dati reali.

    Anche al lordo (29-30 mila ca.) sarebbero comunque inferiori agli altri paesi.

    saluti

    RispondiElimina
  12. Il governo dei ragionieri è se possibile, peggiore di quello del clown, semplicemente per il fatto che il primo risponde solo a chi ce l'ha messo e lo paga (vedi ultime 3 aste titoli pubblici dove magicamente riprende vigore la domanda- ma come non eravamo un paese a rischio default? cosa è cambiato? mistero della fede-). Quello circense, sebbene inconpetente e dannoso, un occhio alla plebe votante comunque era costretto a gettarlo. I mezzi di disinformazione di massa sono gli stessi.Per chi ancora crede alla scatola lcd piatta e non al proprio portafoglio certo.

    M.

    RispondiElimina