martedì 3 luglio 2018

Cara Signora,



Ripropongo, senza alcuna modifica (salvo il titolo), un post del 14 giugno 2015. Non ricordo che cosa l’avesse ispirato, ad ogni modo è buono per l’oggi e anche, ahimè, per il domani.

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«I negri, gli slavi e i gialli ci creano un sacco di problemi». Vero, Signora, questa situazione è un notevole esempio di ciò che noi non volevamo. Vero altresì che questi alieni ci portano anche ciò che vogliamo: una quota non piccola del prodotto interno, con un tasso di occupazione percentualmente superiore a quello dei lavoratori nostrani. Tacendo poi dei profitti realizzati in nero che credo siano la metà del guadagno.

Cara Signora, se ha fatto caso, al ristorante non ci sono studenti della Bocconi che per pagarsi gli studi servono, sparecchiano e lavano i piatti. Per semplice necessità logica le ricordo che importiamo giocatori stranieri a decine di milioni di euro cadauno e però leviamo alte geremiadi per un materasso e una coperta a qualche migliaio di africani che arrivano per cercare un qualsiasi lavoro.

«Ma non possiamo accoglierli tutti». Ha ragione Signora, tutti non ci starebbero. E tuttavia il loro flusso non dipende né da loro e nemmeno da noi. Ad agire sono le forze profonde dello sviluppo capitalistico alle quali poco o nulla possiamo opporre. Lei, del resto, non può dirsi del tutto innocente poiché di politica economica non si è mai occupata, nemmeno per approssimazione, ha sempre confidato nella professionalità del commercialista e nella scaltrezza del suo broker. La politica estera non interessa abitualmente più di qualche centinaio di persone, non di più.

Tutte queste complicazioni non le interessano, si vive bene senza occuparsi di dove e come viene prodotto ogni bendidìo importato. I poveri vaganti non li vuole tra i piedi se non trasformati in schiavi obbedienti, una selezione del meglio per riempire i posti vuoti. Di ciò che sta succedendo in Africa, delle questioni demografiche e di tutto il resto a lei non importa un fico secco. Lei vuole vivere in pace, tranquilla, e godersi i suoi soldi lisciando il pelo a Dudù, senz’altro obbligo di seguire l’ultima moda. Come darle torto?

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Hanno portato la scabbia. E che cosa dovevano portare dall’Africa dopo un simile viaggio, oro incenso e mirra? Abbiamo esportato decine di milioni di proletari affetti da miseria e pellagra e ora abbiamo di ritorno qualche migliaio di miserabili con qualche caso di scabbia. Le stesse cause che hanno spinto i nostri bisnonni ad emigrare ora spingono questi poveracci a tentare l’approdo qui da noi.

Queste migrazioni, se poste a confronto, hanno comportato, nelle loro traversate, un analogo tasso di mortalità. In questo primo scorcio di secolo i morti tra coloro che per terra e per mare, dal Sahara al Mediterraneo, dai Balcani al Rio Grande, dal Corno d’Africa ai mari dell’Australia, si sono messi in viaggio è stato di circa 10.000 l’anno, cioè tra il 2 e il 4%. Nel 1700 il tasso medio (esclusi gli schiavi) nelle traversate atlantiche raggiungeva il 4% per gli adulti e quasi il doppio per i bambini. Nell’Ottocento questo tasso di mortalità si ridusse di circa la metà. Identità statistica.

Le forze profonde dello sviluppo capitalistico stanno disgregando, come scrivevo qualche settimana addietro, le società contadine africane gettando masse di disperati espulsi dai campi e dalle zone rurali, potenziale forza-lavoro, verso le città. È storia antica. Se vogliamo andare indietro, la stessa cosa è successa in Europa agli albori del capitalismo. Certo, l’analogia si ferma qui, ma ci sta tutta. Del resto le Americhe e l’Australia se sono popolate da bianchi è perché masse di poveri e di veri e propri reietti si sono messi in viaggio affrontando pericoli e incerti di ogni tipo.


Nella fascia tra il Marocco e l’Egitto l’urbanizzazione ha già raggiunto il 58%, la fertilità per donna  è di circa tre figli; nell’Africa sub-sahariana, con più di 900mln l’urbanizzazione è al 40%, la fertilità per donna è quasi di cinque figli. Ennesima dimostrazione che è la miseria a produrre figli, e che questi sono l'unica proprietà di chi non ha niente. In questa regione africana l’urbanizzazione cresce ogni due anni di un punto percentuale. I 340mln di urbani di oggi raddoppieranno nei prossimi 15 anni, superando i 600mln. Le città da 300mila a 1mln di abitanti non esistevano nel 1950, erano 60 nel 2000 e oggi sono 112, ed è previsto saranno 190 solo tra tre lustri. La popolazione delle città fino a 1mln, che oggi è un quarto di quella urbana totale, arriverà a pesare per quasi un terzo. Vi sarà dunque una proliferazione di medie città, come dice il Word Urbanization Prospects: “Le agglomerazioni urbane a più rapida crescita sono le città di medie dimensioni, meno di un milione di abitanti, dell’Asia e dell’Africa”.

Centinaia di città di cui ignoreremo il nome con una popolazione doppia rispetto alle medie città europee. Quanto agli immigrati noi europei possiamo respingerli, alzare tutte le barriere artificiali che vogliamo, ma non possiamo sfuggire le leggi di questo sviluppo, non possiamo evitare che almeno 100.000 africani regolari l’anno vengano a turbare i nostri sonni.


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