martedì 15 agosto 2017

È sempre colpa dei piemontesi

Ogni fenomeno sociale ha una sua spiegazione, ma certi fenomeni italiani fanno eccezione. Com'è possibile che nel Veneto, in Trentino, Friuli non ci sia una sola abitazione costruita abusivamente, ossia senza valida concessione edilizia, e invece a Casal di Principe, per citare un esempio, ve ne siano seimila? Retoricamente mi chiedo: per quale motivo gli amministratori che si sono succeduti nei decenni sono a piede libero? Che cos'è la mafia (e simili) se non anzitutto questa roba qua? Ma di quale cazzo di diritto alla casa stanno vaneggiando?

lunedì 14 agosto 2017

Di ogni necessità un fascio

Dopo l' evasione fiscale per necessità, il furto con destrezza di banche e tariffe, sempre invocando necessità, ecco che anche l'abuso edilizio può finalmente godere del medesimo status. Sopratutto in certe regioni e a pochi passi dal litorale.

*
Sono partiti i tedeschi e gli austriaci. Sono arrivati gli Unni e i Longobardi, con i loro figlioli. Risentire gli stessi strilli ogni anno dà sollievo.

giovedì 10 agosto 2017

[...]

Gli unici avamposti dove ancora, di tanto in tanto, garriscono delle bandiere rosse, sono le spiagge. Sarà dunque il proletariato balneare il soggetto attivo della rivoluzione, tra castelli di sabbia e carcasse di meduse. E con i vu' cumprà come falange.

mercoledì 9 agosto 2017

Nè mele, né pere

Era  una delle consuete lattiginose giornate  di mezzo autunno. Alla prof venne una delle sue, ossia l'idea di appiopparci un tema breve (un’ora per svolgerlo), uno di quei titoli stravaganti per i quali era celebrata in tutto il distretto scolastico: descrivi una mela. Il sarcasmo più triviale ebbe la stura, se dai banchi dei maschi la banana fu la più citata, non mancarono però riferimenti colti tra i più comuni prodotti dell'orticoltura.

Avrei potuto prenderla larga, ob ovo, da Adamo ed Eva, poi setacciare la mitologia classica, e finire in gloria con l’etichetta discografica dei Beatles (Macintosh era ancora lontana). La prof, in tal caso, avrebbe così motivato il proprio giudizio: ti ho chiesto di descrivere una mela, non  di raccontare una delle tue fiabe.

Avrei potuto, dicevo, ma il destino scoccò un'altra freccia. Per un misterioso cortocircuito mentale mi accinsi, con convinta determinazione, a descrivere non una mela ma una pera! Sempre di un pomo si tratta. Citai alcune specie del frutto, un po' diverse per forma, colore, grana della polpa e di gusto. Allungai sul modo di prepararle cotte al forno, caramellate con un po' di zucchero e un pizzico di cannella.

La prof non la prese bene, non credette nemmeno in via d’ipotesi alle mie giustificazioni, e la grave insufficienza che iscrisse sul registro né fu la logica conseguenza.

Anni dopo incontrai la prof su un mezzo pubblico. Dopo i saluti e i convenevoli di rito, chiesi alla prof se ricordasse l’episodio non proprio commendevole dello scambio della mela con la pera. Sorrise. Lessi nei suoi occhi l'immutata incredulità e perciò evitati d’insistere sulla mia buona fede. 

Da quasi mezzo secolo ogni tanto mi chiedo come possa essermi accaduto un fatto del genere. Vero è che vivo in un paese dove è normale spacciare una cosa per un'altra, e tuttavia quell’episodio rimane per me inspiegabile, e non credo basti rilevare che le mele cotte non mi piacciono. Già sento tra me e me la valida obiezione che avrebbe opposto la buonanima della prof: non ti ho chiesto di descrivere una mela cotta, né tantomeno uno strudel.

Lessi in seguito, su un quotidiano locale, della tragica morte della prof. Viaggiava con un’amica a bordo di una cinquecento, quando, ad un incrocio sul limite tra Mestre e Favaro Veneto, furono travolte e uccise da un camion che non aveva rispettato lo stop. Il camion finì la sua corsa nel fosso, il suo carico rovesciò sull’asfalto e tutt’intorno presentando un'insolita scena ai soccorritori. Tranquilli, non trasportava mele e nemmeno pere, bensì delle angurie.

martedì 8 agosto 2017

Quelli ch’usurpa in terra ...


Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio, il luogo mio, che vaca
nella presenza del Figliuol di Dio,
fatt’ha del cimitero mio cloaca
del sangue e della puzza; onde’l perverso
che cadde di qua su, là più si placa.
(Paradiso, c. XXVII, vv. 22-27).


Non dev’essere casuale che fra i 126 papi del secondo millennio solamente cinque siano stati proclamati santi: Leone IX (1049-1054), Gregorio VII (1073-1085), Celestino V (1294), Pio V (1566-1572) e Pio X (1903-1914). Per settecento anni, eccetto Pio V, non sono stati canonizzati papi. La lunga pausa è stata interrotta recentemente con Pio X, il papa analfabeta (cit.).

A beati stanno un po’ meglio, sono 8: Vittore III (1086-1087), Urbano II (1088-1099), Eugenio III (1145-1153), Gregorio X (1271-1276), Innocenzo V (1276), Benedetto XI (1303-1304), Urbano V (1362-1370) e Innocenzo XI (1676-1689). Diventati 10 grazie alle due new entries di Pio IX (1846-1878) e Giovanni XXIII (1958-1963). Anche in tal caso da notare che negli ultimi seicento anni, prima del revival wojtyliano, solo uno, Innocenzo XI, era stato beatificato.

Veniamo a quel porco Pio IX che fu proclamato beato nel 2.000 da quel Wojtyla (mischiando la faccenda con la beatificazione di Giovanni XXIII) che nel suo pontificato procedette sempre nel segno della continuità con la tradizione, del rinnovamento solo a parole e nella perfetta coerenza con i misfatti di sempre.

Leggiamo dal Sillabo, dove, come tutti sanno, sono elencati gli errori della civiltà moderna, nel senso che in essi non si combatte semplicemente lo stato moderno, ma la modernità come tale:

X - Errori che si riferiscono all’odierno liberalismo

LXXVII. In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano.
Alloc. Nemo vestrum, 26 luglio 1855.

LXXVIII. Però lodevolmente in alcuni paesi cattolici si è stabilito per legge che a coloro i quali vi si recano, sia lecito avere pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno.
Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

LXXIX. È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.
Alloc. Numquam fore, 15 dicembre 1856.

LXXX. Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà.

Alloc. Iamdudum cernimus, 18 marzo 1861.

lunedì 7 agosto 2017

Povero Antonio, se vedesse ...



Alcune estati or sono, in una giornata di caldo meno torrido dell’attuale, percorrevamo a piedi la via Appia Antica. Oltre alle catacombe di san Callisto e le cave Ardeatine (di poco distanti) e altri siti, visitammo anche il celeberrimo mausoleo di Cecilia Metella, ovvero ciò che ne resta. Quello di Metella è un sito molto frequentato dal turismo, non così per il mausoleo di Valerio Romolo e la villa di Massenzio, a pochi passi, i quali sono praticamente deserti.

Per pranzo prendemmo un tavolo nel giardino di un dignitoso ristorante del posto (Garden Ristò). È lì venimmo a sapere che l’immensa villa di là della strada, proprio di fronte al ristorante e attigua al mausoleo, era (o era stata) di proprietà della sorella di un notissimo esponente politico (ora in sonno), a sua volta nipote di un noto architetto del tempo che fu. Vero o solo verosimile, la cosa non ha molta importanza. Ci dissero che la villa era in vendita e che al suo interno s’erano consumati gravi abusi edilizi che avevano interessato antichi resti.


Ora leggo (clicca l’articolo) delle vicende giudiziarie che hanno riguardato quegli abusi, addirittura camuffati con delle mappe false. Non si sa bene chi li abbia commessi quegli abusi (mica è un bilocale di Pietralata o Centocelle), e la soprintendete del comune di Roma, chiamata come tecnico dal tribunale a dirimere la questione, pare, sostiene l’articolo, che in passato avesse già espresso un parere favorevole per alcuni lavori nella villa e che comunque non sarebbe sconosciuta in quella casa. Vai a sapere come stanno effettivamente le cose. La vicenda nel suo complesso rivela ad ogni modo uno spaccato paradigmatico di come è ridotto questo disgraziatissimo paese in generale e la sua capitale in particolare, dove alla fine prevalgono infiniti e solidi intrecci tra denaro e potere. Povero Antonio Cederna, se vedesse!

domenica 6 agosto 2017

Pigliate 'na pastiglia ...

Scalfari oggi scrive dei suoi Pensieri fuggitivi, pensieri maiuscoli ovviamente. Ai quali premette una poesia (scrive versi, tra l’altro) che fa così: Anch’io son preda / dei miei pensieri fuggitivi / Dove vanno non so / ma non li inseguo.

Purtroppo sappiamo bene dove finiscono i suoi Pensieri fuggitivi: stampati su Repubblica, ogni domenica. E oggi essi ci parlano della Rivoluzione. Di quale rivoluzione? Non poteva mancare il riassuntino storico alla cazzo di cane, e ad ogni modo si tratterà di una rivoluzione che si svilupperà da qui al 2400, conferma Scalfari. Soggetto della Storia e Protagonista della rivoluzione sarà, cito testualmente, “l’Io che è psicologicamente singolo [e che] diventa Noi, cioè rivoluzionario. L’Io che alberga nell’animo nostro e ci rende consapevoli di quanto i risultati stentino ad appagarci”.

“È soltanto l’età – sciorina ancora il Vate – a produrre questo risultato d’insoddisfazione [dei desideri], semplicemente il mancato risultato che ciascuno si propone di raggiungere: chi vuole far soldi e non ci riesce sente crescere il desiderio e così chi vuole il potere, il successo, l’amore, insomma la voglia di vivere con pienezza e non ci riesce, vede crescere quella voglia e cerca di comprenderne le motivazioni.”.

Scalfari, scavando ancor più in profondità, chiarisce meglio quale sia il ruolo storico dell’Io che diventa Noi e si cimenta con la rivoluzione: è costituito da “una minoranza assai numerosa, specie in certi paesi del mondo e la loro povertà li riduce ad avvertire soltanto bisogni a livelli elementari: il cibo, il clima, il desiderio sessuale, il sonno che attenui la fatica del sopravvivere. I poveri di questi livelli tornano a riavvicinarsi al livello animalesco da cui la nostra specie proviene: l’Io è ridotto ai minimi termini e così pure la memoria”.

C’è un che di contraddizione tra l’Io dei poveri, bisognoso di sussistenza, e il Noi rivoluzionario e satollo dei desideranti potere, successo, amore; ma non sottilizziamo, non facciamo di ogni Dio un fascio. L’Io insoddisfatto di Scalfari è un conto, quello delle minoranze povere un altro paio di maniche. Infatti, il veggente ammonisce: “quando le minoranze povere e disperate insorgono, abbattono, distruggono”. I loro bisogni sono elementari, non sentono crescere il desiderio della poesia. Per questo ci vorrà del tempo, alcuni secoli, quando uno Scalfari nero e povero fonderà una nuova … Repubblica, sulle cui bandiere sarà iscritto: “Da ognuno secondo il suo verso, ad ognuno secondo i suoi desideri”.


Rapporti sociali e rapporti di produzione, la degradazione del lavoro, la logica di morte che si accompagna a quella del profitto, la crisi capitalistica, la ricchezza che diserta la produzione, l’esistenza regolata dalle quotazioni di borsa, e altre balle del genere non c’entrano nulla o sono fatti collaterali. Tutto ciò accade invece per effetto dell’insoddisfazione, per il crescere del desiderio, sia esso elementare o senilmente evoluto, e soprattutto perché la badante s’è dimenticata di dargli la pasticca per la pressione.

venerdì 4 agosto 2017

Due più due fa sempre ...



Ieri l’altro il Dow Jones ha superato i 22.000 punti per la prima volta nella sua storia. Possiedo un taccuino da dove rilevo che venerdì 7 settembre 2001 il D.J. era a 9.919 punti, ma il successivo 21 settembre, sempre un venerdì, a 8.835. E dire che il precedente 3 gennaio fu fissato a 10.646. Lo stesso 21 settembre il Nasdaq quotava 1.423, ma solo quattro giorni prima era a 1579 punti, pur perdendo il 6.83% rispetto al giorno prima. Il Mib30, quel 21 settembre, segnava meno 43,51% dal 2 gennaio dello stesso anno. Tokio era sotto la suola delle scarpe.

Questo per dire due cosette: 1) non s’è dovuto attendere il settembre 2008 per capire che nell’ambito finanziario l’uso di sostanze psicotrope è fattore comune; 2) le multinazionali, e gli speculatori, non hanno mai fatto tanto profitti come adesso. Tutto bene? Sì, per loro; fino al prossimo botto.


Proprio nel momento in cui il Dow ha toccato la soglia di 22.000 punti, decine di migliaia di schiavi si sono allineati in attesa per chiedere un posto di lavoro ai padroni di Amazon. Il più grande evento del genere nella storia statunitense. Due più due fa sempre quattro, non solo in matematica.

giovedì 3 agosto 2017

Ci piove in testa


[…] a partire dal 2030 senza una forte presenza in Europa di fabbriche di motori elettrici e relativi componenti, il crollo dell’occupazione sarà elevato – raggiungendo livelli potenzialmente ben al di sotto dei 110.000 posti di lavoro oggi impiegati dagli Oem nell’assemblaggio di motori e trasmissioni. Il Sole 24ore, ago 2017.

Der Ansturm auf das Model 3, den ersten Mittelklassewagen des amerikanischen Elektroautobauers Tesla, lässt nicht nach. Seit am vergangenen Freitag die ersten 30 Exemplare öffentlichkeitswirksam an ihre Besitzer übergeben wurden, verzeichnet Tesla durchschnittlich 1.800 neue Vorbestellungen für das Model 3 – pro Tag. […] Schon vor dem Produktionsstart habe es insgesamt mehr 518.000 Reservierungen gegeben. Die Welt, ago 2017.

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Il modo di produzione capitalistico va per le sue leggi, i media non annunciano il suo superamento ma il superamento di ciò che gli si oppone, e celebrano l’accumularsi di una massa monetaria confinata nei circuiti borsistici e finanziari, vale a dire la fuga dalla produzione di beni utili nel momento stesso in cui decine di milioni di disperati fuggono la miseria più nera.


Mentre tutto questo e altro ancora ci piove in testa, in Italia si discute ancora del taglio del cuneo, delle pensioni, di Fincantieri che cerca di esportare subappalti e lavoro a cottimo nella cantieristica francese, dei vitalizi, delle nevicate eccezionali veramente, della siccità e del razionamento dell’acqua, in attesa di quello dell’elettricità (fra vent’anni andremo tutti con l’auto elettrica), delle casette per i sinistrati, imprevedibili quanto i terremoti, del vino che sa di tutto, tranne che di vino, di Renzi che sa tutto, ma non capisce un cazzo, di Berlusconi che parla ai merli, e fa solo i cazzi propri.