giovedì 27 ottobre 2016

Cronache bizantine



Credo valga la pena leggere questo articolo scritto due giorni prima delle ultime forti scosse di terremoto. È il ritratto fedele e peraltro scontato di un paese dove le regole non valgono per tutti e dove si attende l’ennesima sanatoria e condono per le tasse non pagate, gli abusi di ogni tipo e le multe per quando si passa col semaforo rosso o si guida ubriachi. Il paese dei 21 arresti di ieri per la leggendari autostrada Salerno Reggio e per il Tav Milano-Genova. E se vai a vedere i nomi, trovi quelli dei figli di personaggi eccellenti, dell’ex ragioniere generale dello Stato e dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Nel merito dell’articolo, basta leggere cose come queste:

È proprio Amatrice, all’alba della metà di ottobre 2016 e in compagnia della metà dei paesi laziali, non ha ancora il piano di microzonazione validato dalla Regione Lazio. Peggio: il piano è stato secretato dalla magistratura e gli uomini di Nicola Zingaretti l’hanno negato persino al presidente dell’ordine regionale dei geologi.

martedì 25 ottobre 2016

Il clima sta cambiando, ma non abbastanza


Il movimento della materia è tutto, avevano ben compreso Marx ed Engels, e la conoscenza delle diverse forme di movimento della materia è il più alto prodotto del pensiero umano, il riflesso delle cose reali nel nostro cervello (*). Possiamo ricavare le leggi generali di questo movimento, tanto del mondo esterno, quanto del pensiero umano. Una serie di leggi identiche nella sostanza, differenti però nell’espressione, poiché il pensiero umano le può applicare in modo consapevole, mentre nella natura e sinora per molti aspetti anche nella storia umana esse giungono a farsi valere in modo incosciente (vedi p. es. nell’economia), nella forma della necessità esteriore, in mezzo a una serie infinita di apparenti casualità (**). Scrive Engels:

«Le forze socialmente attive agiscono in modo assolutamente uguale alle forze naturali: in maniera cieca, violenta, distruttiva, sino a quando non le riconosciamo e non facciamo i conti con esse. Ma una volta che le abbiamo riconosciute, che ne abbiamo compreso il modo di agire, la direzione e gli effetti, dipende solo da noi il sottometterle sempre più al nostro volere e per mezzo di esse raggiungere i nostri fini. E questo vale in modo tutto particolare per le odierne potenti forze produttive. Fino a quando ostinatamente ci rifiuteremo di intenderne la natura e il carattere, e a questa intelligenza si oppongono il modo di produzione capitalistico e i suoi sostenitori, queste forze agiranno malgrado noi e contro di noi, e ci domineranno».

Economisti e politici, al contrario, ogni giorno cercano di ingabbiare la realtà secondo un loro arbitrario disegno, tutto ideologico e pregno d’interessi particolari. Gli utopisti borghesi, quelli che hanno proclamato la fine della storia, non vogliono vedere nella crisi generale del modo di produzione capitalistico che ci sta sotto gli occhi (la ripresa! tra cinque anni, tra sette, tra venti, stagnazione secolare, causa la deflazione e altri deliri …), come abbia guadagnato in ampiezza e in profondità la contraddizione e il contrasto tra rapporti di produzione e le forze produttive, il conflitto in atto fra lo sviluppo materiale della produzione e la sua forma sociale. La contraddizione si è sviluppata sino a diventare il controsenso per cui il modo di produzione si ribella contro la forma dello scambio.

lunedì 24 ottobre 2016

Teppisti di Stato


Oggi è il 24 ottobre e la legge di bilancio non è ancora stata presentata al Parlamento per l’approvazione. Il ritardo è dovuto proprio a coloro che hanno messo in scena lo stravolgimento della Costituzione soprattutto a causa, sostengono, delle lentezze del “bicameralismo perfetto”.


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Oggi ricorre il 99° anniversario di Caporetto. Sarebbe quanto mai opportuno istituire una giornata di memoria e riflessione sui motivi, sempre attuali, che condussero a quella tragedia.

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È sufficiente leggere questo breve estratto da un articolo di Alberto Negri per farsi un’idea assai precisa sulle responsabilità della guerra in Siria. Tra tutti gli imperialismi, quello degli Stati Uniti d’America è il più pericoloso e minaccioso. Barack Obama e Hillary Rodham sono tra i maggiori responsabili della carneficina siriana, sono dei criminali di Stato, colpevoli di centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Quei profughi che bussano alle porte d’Europa (*). E tuttavia Matteo Renzi e il suo caravanserraglio hanno trovato modo di andare a cena da quel teppista internazionale di Barack Obama, tra lazzi e pacche sulle spalle.


(*) Si pensi poi all’esproprio dei terreni agricoli africani da parte delle multinazionali (ne ho già parlato qui) e allo sfruttamento delle materie prime, per esempio il petrolio nel delta del Niger o in Monzambico.

domenica 23 ottobre 2016

Attori



Non esistono più gli operai e i padroni. Non nel senso che non ci sono più gli operai e i padroni di un tempo, ma nel senso delle parole del presidente della Confindustria, riprese dal Sole 24ore, il quale li chiama: “attori di fabbrica”. A voler dire: siamo tutti nella stessa barca, anche se a remare sono sempre i soliti, solo che ora questi schiavi non li chiamano neppure più operai – termine che potrebbe rievocare un passato conflittuale – ma “attori”.

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Da qualche domenica, su Radiotre, verso le 9, Massimo Cacciari intrattiene gli ascoltatori, per un’oretta, con “lezioni” sul tema: “Il destino d’Europa”. Ho avuto modo di ascoltare la prima puntata e quella di oggi. Nella lezione odierna, Cacciari ha posto in rilievo il “suicidio” cui è andata incontro l’Europa nel Novecento, a causa, sostiene, delle rivalità tra le potenze europee, ognuna di esse tesa ad affermare la propria egemonia sulle altre. Partendo dalle guerre napoleoniche, per arrivare fino all’oggi, il professore non ha mai usato espressioni quali: “classi sociali” e “lotta di classe”, che forse un po’ c’entravano con l’argomento. Cacciari ha inoltre evitato di pronunciare termini come “borghesia” e “proletariato”, che pure un ruolo nelle vicende europee l’hanno pur avuto e non solo nel secolo scorso. Soprattutto ha posto cura nel non menzionare mai il “capitalismo”.